Rovigo - "Vorrei dare la mia testimonianza che, a livello giornalistico, dovrebbe valere quanto quella di Sara". Ci contatta con queste parole vie email il protagonista, che desidera farsi chiamare DaWeed, del racconto odierno sul rave party di Fiesso Umbertiano (Ro) ai confini con Occhiobello, tenutosi il 18 settembre in località Piacentina, e sgombrato dai carabinieri al mattino seguente.
Nel frattempo - per inciso - i carabinieri di Fiesso Umbertiano hanno chiuso l'indagine con la denuncia dei tre organizzatori, due ferraresi e un polesano poco più che ventenni, e 51 persone trovate nel capannone all'alba del 19 settembre contestando loro i reati di danneggiamento, invasione e occupazione di terreni e fabbricati.
"Erano 2 settimane che il volantino girava su internet, "parlava" di 2 sound, artisti bravi, musica bella assicurata". Il tam tam, grazie alla tecnologia della rete, tiene in contatto gli amici abituali, da Torino a Perugia, che aspettano con frenesia quell'appuntamento. La prima destinazione è Ozzano dell’Emilia (Bo) ed è proprio lì che si dirigono Daweed e gli amici, partendo al mattino per essere sul luogo al tramonto e poter vivere la festa fin dall'inizio. Quando si trovano in zona ricevono un sms che dice che la festa è spostata ad Occhiobello. Per Daweed e compagni non è un problema, in fondo si tratta di soli 30 minuti di distanza dal luogo che pensavano. E così cambiano rotta, velocemente perchè "quando si sta per arrivare ad una festa si è sempre piacevolmente agitati, come aspettando la mezza notte di capodanno, o l'arrivo di una persona speciale..." spiega Daweed.
Il gruppetto arriva verso mezzanotte. "La fabbrica era bella, abbastanza isolata, e parecchio grande. Ottima per una festa - spiega Daweed - I due sound già montati: uno più piccolo che dava Goa, e quello più grande techno".
La gente arriva, camper, roulotte, macchine, gente a piedi, piano piano il deposito abbandonato si riempie e davanti alle casse le persone si sistemano, trovando il loro metro quadrato "nel quale sfogare il proprio essere per quella sera". Qualche metro più in là, giocolieri fanno saltare in aria bolas infuocate e bastoni colorati, c'è un ragazzo che gira per la fabbrica sul monociclo, “il tutto è bello - commenta il nostro ragazzo - nell'aria si respira quella bella famigliare atmosfera di free party”.
"Si incontrano tutti gli amici, da chi aveva preso un'altra macchina dalla stessa città, a chi avevi conosciuto anni prima in un'altra fabbrica - spiega Daweed- Assieme si fuma qualche spinello, si beve birra, si parla di come “butta”, di come si ha raggiunto la festa, e si esprimono pareri su essa, tutti sempre positivi, perchè è la positività che muove una festa, il vedere persone contente che ballano assieme contente, che nella totale libertà, si esprimono e si lasciano andare, finalmente liberi".
Per tutto il tempo le casse sono fronteggiate da una folla di persone, quella sera in mille forse più, la musica è irresistibile, ballando passano le ore.
Albeggia e così "cominciano ad intravedersi nei dettagli i volti dei fratelli che per tutta la notte hanno condiviso con te la festa" spiega Daweed.
C'è chi ha bevuto troppo e riposa steso per terra, chi ancora sorridente continua a ballare, gruppi di ragazzi seduti in cerchio a parlare, coppie che esplorano gli uffici della fabbrica "devastati da qualche imbecille che non aveva di meglio da fare che rompere gli armadietti e le finestre - racconta Daweed - queste sono le persone che ai free party non dovrebbero nemmeno metterci piede".
Ma la festa prosegue, sono sempre di più quelli che con la luce del sole vanno a riposare in macchina o smettono di ballare, i più "carichi" continuano, imperterriti, la techno va avanti.
“Non ci parli della droga - diciamo a Daweed - che circola allegramente durante i free party”. "Parliamo di droghe? - risponde - Noi siamo i primi a non volerne parlare, perchè associare il free party alla droga? Nessuno è obbligato a farne uso!”. Daweed parte all’attacco (è sempre la miglior difesa) osservando che le droghe non sono solo ai free party, ma che politici, personaggi famosi, sportivi o persone comuni vengono quotidianamente colte sul fatto.
Poi arriva un’ammissione. ”Ammettiamo comunque che l'uso di sostanze psicotrope può essere favorito da un party, l'atmosfera di generale delirio lo può enfatizzare tra luci psichedeliche, colori e musica alta...”. Riparte in difesa, questa volta. Spiega che l’uso di piante allucinogene durante la danza tribale è una pratica antichissima, che la ricerca di "stati alterati di coscienza" esiste da sempre. Afferma inoltre che all'interno del free party sono stati più volte visti volantini contro l'abuso di sostanze e l'uso dell'eroina, “in quanto droga davvero micidiale. Alle feste vogliamo vedere gente felice, che balla! Non zombie!"
In ogni caso, Daweed conclude che l’argomento "sostanze stupefacenti" perchè non ha nulla di direttamente collegato ad un free party, “non c'entra", ripete.
"Purtroppo - considera amaramente Daweed - il fatto che quella sera in mille stessimo assieme, ballando e ascoltando musica in armonia, non va bene. Non possiamo stare in una fabbrica abbandonata, mentre invece si possono fare le guerre, si possono ancora produrre armi, si può fare politica con la mafia. Ma va bene". Si spegne la musica, si mettono via i sound sui furgoni...
La gente sale sulle macchine e torna a casa. “Troppo presto questa volta perchè il free party può durare giorni e giorni senza essere fermato”.
Daweed è arrabbiato. “Chi si è impegnato per organizzare tutto ciò gratis, chi ha speso soldi per la benzina dei generatori, chi quella sera ha semplicemente suonato musica viene fermato, multato, arrestato, perseguitato".
Si ricorda a Daweed che per ballare in quelle condizioni vengono commessi diversi reati. "Ma noi andiamo a ballare in posti abbandonati dalla società convenzionale", luoghi che sono "morti", "ma noi, per una sera, li facciamo "rinascere" - spiega. Chi "occupa" per giorni una zona verde, o una fabbrica sa bene che deve lasciare tutto come ha trovato perchè nel Tekalogue (10 regole su come comportarsi ad un free party) c'è appunto la voce che dice: rispetta il luogo che ti ospita. Chi organizza un free party “oltre che le casse, porta sempre anche i sacchi neri”.
Alle 10 del mattino, "all'arrivo di due pattuglie andiamo via, purtroppo". E ora? "Aspettiamo quel sabato, dove ancora una volta, saremo tutti uniti sotto le casse a danzare ancora una volta in empatia col sorriso".
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