SOS CITTADINO Il Parlamento europeo estende il congedo di paternità alle due settimane successive alla nascita del bambino

Bruxelles sostiene i papà col bebè

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Una normativa votata dal Parlamento europeo di Strasburgo prevede che il conedo di maternità dal lavoro sia allungato sino a venti settimane a stipendio pieno, e che i neo papà possano astenersi dal lavoro dopo la nascita del loro bambino a stipendio pieno. Ora sta agli Stati menbri dare attuazione al provvedimento


Arriva la cicogna? Anche il papà resta a casa a condividere le gioie del lieto evento. Questo è il contenuto della risoluzione deliberata dal Parlamento europeo di Strasburgo appena qualche giorno fa.
In realtà, la suddetta normativa precisa un diritto che è già riconosciuto da tempo nei singoli Stati membri: ossia il congedo di maternità ed il congedo di paternità.
In particolare in Italia il primo spetta alla madre durante la gravidanza (normalmente nei due mesi antecedenti il parto) e nei primi tre mesi immediatamente successivi alla nascita del bambino, o dell’ingresso in famiglia di un bambino in adozione o in affidamento, e garantisce la percezione da parte della lavoratrice dell’80% della retribuzione. Il secondo spetta necessariamente al padre ed è ammesso solo in particolari condizioni.
Infatti, il congedo di paternità può essere chiesto solo al posto di quello di maternità – consentendo in ogni caso la percezione dell’80% dello stipendio – qualora la madre sia morta o versi in uno stato di grave infermità ovvero abbia abbandonato il bambino ovvero ancora quest’ultimo sia stato affidato al padre.

La risoluzione votata a Strasburgo vuole dare una “rinfrescatina” alla normativa vigente. Prevede, infatti, che il congedo di maternità sia allungato sino a venti settimane a stipendio pieno.
E soprattutto - questa è la vera novità voluta dagli europarlamentari - prevede che anche i neopapà possano astenersi dal lavoro dopo la nascita del loro bambino, nelle due settimane immediatamente successive alla nascita, e a stipendio pieno.

Ora spetta agli Stati membri dare attuazione a questo nuovo filone normativo: la risoluzione, infatti, è un atto non vincolante. Serve ad orientare i lavori futuri del Consiglio europeo e, solo eventualmente ed in ultima battuta, può tradursi in una normativa che può vincolare gli stati membri.
In ogni caso, la pronuncia del Parlamento europeo è importante perché ribadisce la centralità del valore della famiglia e della genitorialità.
Certo, su questi temi l’Italia rispetto ad altri paesi europei è un po’ il fanalino di coda. Può approfittare delle more di questa nuova normativa per accelerare sulla strada di interventi sociali tesi ad aumentare il numero di asili e, in generale, di tutti quei servizi finalizzati ad affiancare la famiglia nell’attività di cura e di assistenza dei suoi componenti, in ogni fase della loro esistenza.

Angela Trombini
angela.trombini@libero.it

25 ottobre 2010

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