AGRICOLTURA ROVIGO Multifunzionalità dell’impresa agricola e democrazia economica i temi del convegno Coldiretti dedicato al Clero polesano

Pensare in grande, volare alto e guardare lontano

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Il vescovo della diocesi di Adria e Rovigo Lucio Soravito de Franceschi è intervenuto al convegno annuale Coldiretti di giovedì 4 novembre a Badia Polesine. Nel suo intervento ha affrontato anche i temi della qualità dei prodotti agricoli, il rapporto diretto col consumatore, i prodotti tipici, l’integrazione sociale dei braccianti stranieri e la valorizzazione dei giovani

Badia Polesine (Ro) – Tutto il progetto economico elaborato da Coldiretti per lo sviluppo dell’agricoltura e del territorio, concentrato in una mattinata. Di spunti di riflessione ne hanno avuti parecchi i sacerdoti polesani convenuti all’annuale convegno di formazione che Coldiretti Rovigo dedica al clero diocesano e che si è svolto all’abbazia della Vangadizza, a Badia Polesine, giovedì 4 novembre.
Dopo una visita al sito benedettino medioevale, guidata dall’assessore alla Cultura Cristian Sartori ed i saluti di del sindaco Gastone Fantato, il clero polesano, con in testa il vescovo Lucio Soravito De Franceschi, si è immerso nei concetti di multifunzionalità dell’impresa agricola e democrazia economica, ossia sulla diversificazione delle attività economiche delle aziende rurali e sulla loro capacità di essere propositive verso la scelta di valori di qualità ed eco-compatibilità.

Il presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza ha dato il via alle riflessioni affermando: “Il lavoro agricolo è per antonomasia un lavoro etico perché ha i tempi della natura ed ha la responsabilità di conservare il creato, la terra, l’acqua, la qualità dei cibi. Il nostro progetto economico – ha affermato – vuole arrivare al riconoscimento del giusto reddito e di questo ruolo dell’imprenditore agricolo. I valori etici per noi sono fondanti e dietro il nostro progetto c’è la dottrina sociale della Chiesa”.
“Coldiretti sta difendendo un modello di sviluppo economico basato su una rete di imprese sul territorio, che lo conservano e lo valorizzano con la propria attività – ha dichiarato il direttore di Coldiretti Rovigo Adriano Toffoli – e non su imprese che lo rapinano o de localizzano; un modello di sviluppo dove le attività economiche sono trasparenti ed il mercato sia ispirato a valori etici, dove la sostenibilità sia diffusa lungo tutta la filiera”. “Siamo per lasciare libero il mercato – ha detto – ma sia possibile la scelta del consumatore attraverso la trasparenza e l’etichettatura dei prodotti. Il transgenico – ha concluso Toffoli – è l’antitesi di questo modello perché non è un prodotto tipico, ma standardizzato, con il seme in mano a poche multinazionali. In più il prodotto Ogm, con l’impollinazione fa perdere i prodotti dop e igp, che sono invece forti strumenti di valorizzazione del territorio che l’Europa ci riconosce”.
Padre Renato Gaglianone, consigliere ecclesiastico di Coldiretti nazionale, ha posto l’accento sulla necessità per i sacerdoti di studiare economia e le regole del mondo del lavoro “per non parlare da ignoranti”. “Proprio perché si ispira alla dottrina sociale – ha detto – Coldiretti ha la capacità di essere propositiva e, quindi, significativa, nonostante l’agricoltura italiana rappresenti il 3 per cento del Pil”.

Il vescovo di Adria e Rovigo Rovigo Lucio Soravito ha richiamato il tema annuale della Giornata del ringraziamento citando il documento della Commissione episcopale. “In tempi di globalizzazione – ha detto – l’agricoltura può affrontare le nuove sfide proprio attraverso la multifunzionalità, la qualità, il rapporto diretto col consumatore, i prodotti tipici, l’integrazione sociale dei braccianti stranieri, la valorizzazione dei giovani”.

Gli esempi di multifunzionalità in Polesine sono stati portati da Lorenza Bellettato e Romeo Boaretto, rispettivamente responsabile di Campagna amica e vicedirettore di Coldiretti, che hanno evidenziato un panorama vivace, fatto di agriturismi, fattorie didattiche e sociali, vendita diretta in azienda e nei mercati di Campagna amica, forniture per scuole e l’ospedale di Adria all’insegna del “km zero” e della filiera corta, fattorie energetiche con impianti di biogas e fotovoltaici o caldaie alimentate a cippato di legno.

Il tema delle bio-energie ha interessato i sacerdoti e alimentato diverse domande cui non si è sottratto il presidente provinciale di Coldiretti, Valentino Bosco, a chiusura della giornata. “Le scelte di Coldiretti sono fatte spesso in solitudine – ha detto – e con parecchi nemici, ma le facciamo perché abbiamo davanti quell’idea di sviluppo economico basato sulle imprese agricole riconosciute come imprese, sulle famiglie e sui rapporti di rispetto col territorio. Per questo abbiamo sempre sostenuto i piccoli impianti integrati sul territorio a misura di impresa agricola. Un impianto fotovoltaico di 170 ettari, pagati a 175 mila euro l’ettaro, ossia il doppio del valore, è una sottrazione di terreno coltivabile che va ad innalzare il valore di tutti i terreni della zona, a scapito degli agricoltori. Quella terra sparisce e con essa l’indotto. Chi gestisce l’impianto sceglie la zona agricola per sfruttare la fiscalità agricola e così sottrarre risorse alla comunità, ma senza portare niente sul territorio in termini di sviluppo. Nel contempo ci sono delle vaste aree industriali che sono abbandonate e su cui il fotovoltaico non avrebbe questo impatto negativo. E’ questione di scelte politiche, ma la politica è ferma”.
6 novembre 2010

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