DETENZIONE ROVIGO L'aspetto sociale della vita in carcere. Idee e proposte di Livio Ferrari, garante dei detenuti

La giustizia non è uguale per tutti

La copertina de: "Di giustizia e non di vendetta"
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Livio Ferrari, garante dei detenuti di Rovigo, fondatore e primo presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, racconta le tematiche affrontate nel proprio libro “Di giustizia e non di vendetta”, dal quale emerge che il sistema giudiziario garantisce i ricchi e non i poveri. Ancora più penalizzati risultano gli immigrati


Rovigo - Non ci sarà mai vera giustizia finché alcune persone saranno più tutelate, specialmente in fase di condanna. Livio Ferrari, garante dei detenuti di Rovigo nonché fondatore e primo presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, ne parla nel proprio libro “Di giustizia e non di vendetta” (ed. Gruppo Abele), partendo dal presupposto che “le tutele creano disparità”.
La disparità di sentenze per lo stesso reato tra italiani abbienti e poveri è solo uno dei tanti aspetti che Ferrari affronta nell’opera, forte dell’esperienza ultra ventennale di volontario sul campo.
E’ lo stesso autore a spiegare come il libro sia diviso in tre parti. La prima racconta alcune brevi biografie e riporta alcune lettere di detenuti, la seconda presenta alcune riflessioni che vanno dall’analisi della società che alimenta l’esclusione sociale al futuro delle carceri italiane passando per il ruolo del volontariato nelle case circondariali. Infine nella terza parte Ferrari presenta alcune proposte relative all’esecuzione penale e alla mediazione per i giovani adulti nonché per i sex offender e i clandestini.

Secondo le parole di Ferrari, il carcere è un fallimento, “lo dicono i dati forniti dal Ministero - spiega - secondo i quali oltre il 70% di chi sconta una pena in cella, risulta recidivo”. Al contrario, il 70% di chi la esegue almeno in parte secondo misure alternative, non ricade nello stesso reato. Da qui la proposta: “Usiamo i finanziamenti alle carceri per far restare i detenuti sul territorio, in modo conciliatorio rispetto al danno arrecato ed eventualmente restituire quanto sottratto, se possibile”. Secondo questa logica le attuali 206 strutture per adulti presenti sul nostro territorio nazionale potrebbero essere dismesse per tre quarti: “Si direbbe addio ai problemi di sovraffollamento - sottolinea Ferrari -, considerando che i detenuti sono 69 mila in Italia, su 42 mila posti previsti”. Riprende: “La carcerazione produce tanti di quei guasti, fisici e psicologici, che solo la minoranza di coloro che la subiscono riescono a resistere alle usure e a ritornare da liberi ad una “normalità” di vita”.

In quali casi, quindi, è previsto il carcere? “Nei casi di reati legati alla criminalità organizzata, il 16% dei detenuti - afferma il Garante - per loro è difficile pensare a soluzioni diverse. Per i cosiddetti “sex offender” invece si può pensare a luoghi di esecuzione penale diversificati ma garanti dei diritti umani”.
Tuttavia, i detenuti oggi ci sono e sono in gran numero. Di questi il 35% sono tossicodipendenti, il 38% extracomunitari. Quali sono i problemi in cui incorrono durante la detenzione? “Il problema più grave riguarda la loro salute. L’80% di chi entra sano esce malato e risulta difficile garantire le cure adeguate, da quando sono stati affidati al sistema sanitario nazionale. In secondo luogo non ci sono gli spazi adeguati per vivere: oggi una cella predisposta per una persona è occupata in media da sei. Capita spesso che alcuni cadano dai letti a castello e si rompano una gamba o un braccio”.

“Il carcere è un’esperienza che distrugge - rimarca Ferrari - tanto che il fenomeno dei suicidi ha numeri spaventosi: da inizio 2010 quelli accertati sono 46 e 150 le persone morte in totale. Si tratta spesso di ragazzi giovani, a pochi mesi dal termine della condanna”. Vietato perciò parlare di “certezza della pena”: “E’ l’ottica vendicativa dell’uomo che riporta a questi ragionamenti. Ogni giorno le persone cambiano, perché non si può pensare che anche i criminali possano cambiare in positivo?”.
In una sistema giudiziario che garantisce i ricchi e non i poveri e asseconda chi si può permettere un buon avvocato, il carcere dovrebbe essere un luogo in cui si assicurano i criminali alla giustizia, invece le cose sembrano non stare così.
Viene spontaneo chiedersi dove stia, a questo punto, la giustizia.

Elisa Barion
16 novembre 2010

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