Morti bianche e lavoro nero, un binomio tanto tragico quanto reale. I settori più a rischio sono l'edilizia e l'agricoltura, dove si contano oltre sei vittime del lavoro su dieci secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre
Rovigo - “La disoccupazione aumenta e, contemporaneamente, si rimpinguano gli eserciti dell’economia sommersa, che non conosce regolarità, né obblighi contributivi e fiscali e soprattutto nulla, assolutamente nulla, di sicurezza nei luoghi di lavoro. Specialmente in edilizia e in agricoltura, i settori responsabili di oltre sei morti bianche su dieci”.
E’ così che esordisce nell’intervento di fine anno Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, che fornisce mensilmente il monitoraggio delle morti bianche in Italia.
Alla luce dei dati raccolti ed elaborati dagli esperti dell’Osservatorio della terraferma veneziana, infatti, sono proprio i campi e i cantieri edili i luoghi in cui si conta il maggior numero di vittime.
“Per la precisione – sottolinea Rossato - il 64,3% dei 484 decessi rilevati nel Paese da gennaio a fine novembre. L’edilizia con il 27,9% delle vittime e l’agricoltura il 36,4%”.
E sono proprio questi i luoghi di lavoro maggiormente “devoti” all’economia sommersa. Un binomio tragico quello che lega le morti bianche al lavoro nero e che dovrebbe diventare una priorità per il governo.
Incrociare i numeri del sommerso con quelli delle morti bianche dovrebbe essere un utile strumento di lavoro per gli amministratori del Paese. “Anche perché sia il fenomeno dell’irregolarità occupazionale che quello dell’infortunistica sono sottostimati – aggiunge l’ingegner Rossato - dato, appunto, il loro essere celati e irrintracciabili, dunque, nella loro totalità”.
“La crisi congiunturale – conclude il presidente di Vega Engineering – è stata sentita ovunque nel nostro Paese. E si sa, purtroppo, che l’economia sommersa cresce e si nutre delle crisi per sopravvivere con rapporti di lavoro irregolari e conseguenti evasioni fiscali e contributive”.
30 dicembre 2010