
Strano Paese l'Italia. A volte fatico a capirlo, come del resto fatico a capire gli italiani. Ultimamente la mia vita ha incrociato quella di altre persone unite sotto il denominatore dell'impiego. Lavoro fatto male e malvolentieri da un lato, e dall'altro del lavoro negato. Mi spiego meglio: ho una Banca dove vado meno possibile, ma a volte ce n'è bisogno. Allo sportello un signore di una certa età, dalla lentezza esasperante. E burbero. Non solo veramente maleducato ma anche incompetente e, quel che è peggio, uno che piuttosto di fare quello per cui è pagato, credo di pagarlo io se non erro, ecco, dice anche delle cazzate mostruose. Mi sono rivolta a lui per un problema: se fosse stato gentile e mi avesse ascoltata mi avrebbe evitato una mora, piccola, ma pur sempre una mora. Non è stato così. Mi ha trattata in malo modo e non mi ha dato nessuna informazione. Lamentarsi è sempre brutto ma io credo che uno che lavora in banca oggi sia uno fortunato, no? Ci sono tanti ragazzi allo sbando e sono sicura che se potessero avere quel lavoro lo farebbero bene e con gentilezza. Ho incontrato una maestra che ha due figli adolescenti. Questa ragazza lavora come una bestia, fa anche ore in più senza essere pagata, sembra che adesso la scuola ti costringa a questo genere di ricatto. Non vi voglio parlare tanto di lei, quanto dei suoi figli. I professori che hanno sono incazzati neri, perché li pagano poco e per tutto quello che sappiamo sulla riforma. Quindi si presentano in classe e dicono: non sono tenuto a correggere i compiti a casa, non sono tenuto a fare interrogazioni... i ragazzi si sentono un po' in colpa e un po', naturalmente, sguazzano nella mancanza di una guida che li educhi. Niente compiti corretti? Niente compiti in classe? Che pacchia! Certo, tanto andranno tutti ad X factor o faranno tutte le veline, no?
Ad ogni modo, esco imbufalita dalla Banca, perché dopo due volte che ci vado e trovo sempre lo stesso individuo del paleolitico, che in pratica mi manda via invece di darmi il servizio per cui pago, ecco, esco inbufalita e con la voglia di chiudere il conto e di mandarli anche in malora, questi della banca, quando mi trovo davanti la mia amica Linda. Da un po' non la vedevo e la ritrovo piuttosto amareggiata. Perché mi racconta che lavora in un panificio adesso, vende il pane. Il lavoro è lavoro mi dice, ed io che la conosco so che è una persona affabile e che ci sa fare con le persone, sempre un sorriso, una parola buona. Ecco, lei ha un contratto a chiamata.
Detto così è una cosa brutale, vero? Il contratto viene detto anche lavoro intermittente ed è una particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato che prevede prestazioni di lavoro discontinue. Questa mia amica, che ha 40 anni, lavora quando la chiamano, e viene pagata settimanalmente o giornalmente. C'è da indignarsi seriamente. Non è che uno paghi l'affitto ad intermittenza, no? Nemmeno i beni di prima necessità, nemmeno il gas o le bollette varie.
Però in Italia si lavora così. Allora lei arrotonda con lavoretti in nero, sempre sporadici, ovviamente, e ciliegina sulla torta fa dei lavori che le piacciono in campo artistico ma quelli li fa gratis, che mica puoi pretendere che ti paghino, no?
Ecco, lo so che torno spesso sull'argomento e vi prego di scusarmi se anche stavolta lo faccio. Ma non credo sia più possibile in un Paese civile tollerare una categoria di privilegiati che vive sulle spalle della grande totalità di persone sfruttate, mal pagate, umiliate. Per lo più giovani. E non tanto giovani, perché a 40 anni, ragazzi miei, una è donna fatta e meriterebbe di avere una casa, un lavoro, una famiglia, dei contributi, una pensione, l'Inps che interviene se si ammala, delle scuole decenti per i suoi figli, una sanità che funziona bene.
E guardate che non me la prendo con il cassiere della Banca, quello là si vede che pensa solo ad andare in pensione. Avrà ragione anche lui.
Penso purtroppo a tutti quanto noi, sì, me compresa, che come giornalista lavoro a cottimo, se mi pubblicano guadagno altrimenti non becco una lira, e penso che così stiamo veramente mandando tutto a puttane.
E non è un eufemismo, purtroppo.

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