ULSS 18 ROVIGO Critiche del consigliere provinciale Angelo Sivier al sistema sanitario locale che non risponde alle esigenze dei cittadini

Sanità grottesca

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Il medico e consigliere povinciale Angelo Sivier (foto a lato nell'articolo) sostiene che l'azienda sanitaria rodigina e i suoi vertici abbiano perso il conttto con la realtà e le problematiche che la affliggono, tanto più dopo aver letto su RovigoOggi.it quanto il direttore generale Marcolongo ha replicato all'assessore Brusco, ovvero che l'Uss rodigina non soffre la carenza né di perosnale né di materiale igienico-sanitario


Dopo il “famoso” congresso provinciale monotematico sulla situazione sanitaria del Polesine, in cui vi è stato un confronto con i direttori delle due Asl, che si è risolto in un nulla di fatto, in particolare quello con il direttore generale dell’Asl 18, non ho più voluto intervenire su questo tema né in consiglio né sulla stampa, avendo toccato con mano che tutto era inutile. Dal confronto erano emerse molte criticità del sistema, ma di fronte all’affermazione secondo cui agli ospedali, nell’ambito di una visione più “moderna” della medicina, venivano riservati solo interventi per malati acuti o interventi diagnostico-terapeutici di alta specialità e veniva assicurato ai consiglieri che gli ulteriori investimenti sarebbero stati utilizzati per il personale e per la “medicina sul territorio”, ho preso atto di questa affermazione, accettandone la filosofia e i contenuti, e... sperando nel tempo.

A distanza di quasi un anno invece le cose sono ancora ferme, se non ulteriormente peggiorate. La continua lotta del vicepresidente della Provincia Brusco, che non comprendo più contro chi venga fatta e con quali speranze concrete, anche se il suoi proiettili hanno preso di mira in questi mesi gli Assessori Regionali che hanno governato  la sanità, mi sembra quella di un pugile che tira pugni non su un avversario, ma, se non a vuoto, contro un sacco da allenamento.

Il sistema amministrativo, e mi riferisco in questo caso all’amministrazione sanitaria, è talmente deteriorato che è diventata un’impresa impossibile individuare una reale e personale responsabilità di chi gestisce un nostro bene fondamentale per la facilità di un continuo scaricabarile tra le parti, determinando solo una grande confusione.

Chi risponde veramente di quanto è stato fatto o non fatto fino ad ora nella sanità polesana?
E’ scoraggiante prendere atto di quanto attualmente siano inermi le amministrazioni locali, Comuni e Province, per fornire una buona risposta sanitaria ai propri cittadini.
Per questo mi sono rassegnato al silenzio, registrando però nella mia mente tutte le contraddizioni che sono nel frattempo emerse. Ora non posso però rimanere in silenzio di fronte al ridicolo e al patetico che sta emergendo proprio in questi ultimi mesi.

Caro Brusco sei proprio sicuro che le risorse dirottate in strutture private, parlo di quelle serie e oneste, tolgano utili risorse al pubblico, che saprebbe meglio utilizzarle? Hai visto che imponente ingresso è stato edificato nell’ospedale di Rovigo? Ritieni che questo fosse stata la vera priorità per chi è ammalato o il simbolo di trionfo di un regime?
Ma la goccia, che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha spinto a tornare per un attimo in campo, è l’affermazione che la nostra Asl non ha bisogno di ulteriore personale medico e infermieristico.
Non affermava qualche mese fa il nostro direttore che con i soldi “sprecati” dalle strutture private avrebbe potuto assumere  personale sanitario e che questa era una priorità sia per l’ospedale che per garantire una rete assistenziale territoriale?
Come ci si può allora confrontare con coloro che invece che calarsi nella realtà quotidiana e con essa confrontarsi, chiusi in torri d’avorio, ragionano e decidono in base ad una sapienza “astratta”, basata su calcoli ed equazioni, che neppure in fisica si utilizzano, assenti di alcuna verificazione sperimentale, e su “linee guida e protocolli, che limitano i margini di discrezionalità soggettiva della professione (arte) sanitaria? La realtà è sotto l’esperienza di tutti, del personale sanitario e soprattutto dei cittadini, che se ne fregano di elaborazioni teoriche (calcoli sul “carico di lavoro per esempio”), quando provano sulle proprie spalle cosa significa avere bisogno di  sottoporsi ad accertamenti e curarsi.
Ci sono eccezioni dovute alla dedizione con cui  il personale sanitario cerca di far fronte alle enormi lacune del sistema, ma non sempre si è così fortunati.

Ma allora io chiedo perché di fronte ad una tale mistificazione della realtà, che spero non avvenga in mala fede, ma solo per un atteggiamento difensivo di fronte all’ovvio, e in presenza di una notevole limitazione della democrazia, invece che continuare a gridare come “vox in deserto” e a combattere contro i mulini a vento, non ci si fa promotori di una “class action” tra i cittadini, cioè tra coloro che sono veramente a conoscenza di come è ridotta  la situazione sanitaria e che, più che brontolare, non riescono a reagire attivamente?

Pensi, caro Brusco, che con future elezioni regionali tutto cambi? E mi chiedo ancora dov'è che sono l'Ordine dei medici e il Collegio Ipasvi?
Trascurino per un momento cerimoniosi eventi autoreferenziali e contrastino duramente il reale svilimento di quella professione che essi stessi definiscono "arte".
Ma porsi contro il "potere" è troppo difficile: si rischia di perdere posizioni di prestigio sociale, in una società che vive di immagini più che di sostanza.

E i sindacati?
Al di là di tutto lasciatemi almeno esprimere un unico deisderio: vorrei che chi amministra la nostra sanità  ci risparmiasse certe affermazioni ridicole e smettesse di comportarsi come un materasso morbido e avvolgente, che tutto assorbe e respinge, anche negando l’evidenza.
Si dica veramente quali sono i limiti delle risorse. Si parli con chiarezza, cercando la collaborazione delle istituzioni locali, dei professionisti e dei cittadini, per attenuare le difficoltà esistenti.
Non si esprimano affermazioni che contraddicono affermazioni precedenti. Non si diffondano tra i cittadini questionari con lo scopo di scaricare sugli operatori sanitari il malcontento e le colpe di un sistema inadeguato a rispondere ai bisogni di salute della gente.
Non sono queste le risposte che ci attendiamo!
In caso contrario non può esserci alcun dialogo e reciproca  fiducia.

Angelo Sivier
Consigliere della Provincia di Rovigo
25 gennaio 2011

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