COMMERCIO ROVIGO I negozianti spegono le luci per protesta contro la chiusura del Corso del Popolo. Gli affari soffrono, saldi al di sotto delle aspettative

Il deserto nella cattedrale

Cotton Club Piazza Vittorio Emanuele
Antonella Brigante - Annamaria Boutique - Corso del Popolo
Antonello Serio - Corso del Popolo
Simone Zampieri - Wagon City - via Sacro Cuore
Il Posto delle Fragole - via Grimani
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I commercianti del centro città stanno soffrendo il calo dei visitatori. Per protesta, una parte di loro spegne le luci delle vetrine tutte le sere dopo le 20 e minaccia iniziative più eclatanti se l'amministrazione comunale non pone rimedio alla crisi che imputano alla chiusura al traffico del Corso del Popolo. Ma non tutti la pensano come loro. Per qualche titolare gli affari vanno bene, anche se i saldi non hanno portato l'affluenza che ci si aspettava


Rovigo - Il periodo di saldi doveva dare ossigeno alle casse dei commercianti del centro. Invece non si sono visti assalti né corse alle occasioni di fine stagione.
Certo un po’ di movimento lo ha creato ma le aspettative erano diverse.
Così i malumori e le proteste tra i commercianti del centro storico sono inevitabili. Da una parte si lamentano del Corso del Popolo chiuso al traffico e della mancanza di una viabilità alternativa che scoraggia i visitatori, dall’altra accusano l’amministrazione comunale di scelte che li ha penalizzati. Infatti, passeggiando per il Corso è impossibile non notare lo spazio ampio ma vuoto.
Allora si dà un'occhiata ai negozi e ciò che salta agli occhi più di tutto sono le vetrine oscurate dai cartelloni che annunciano il cambio di gestione in alcuni esercizi, il trasferimento di altri. Altri ancora spiegano che il negozio è chiuso per rinnovo locali e presto verrà riaperto, ma non sarà una scusa per prendere tempo cercando il modo di ripartire?

Facendo quattro chiacchiere con i titolari e le commesse di alcuni punti vendita, si scopre però che il mondo del commercio del centro è diviso tra due anime.
Da una parte ci sono più di cento negozianti che sostengono la protesta contro la chiusura del Corso del popolo.
Uno di loro, Paolo Poggi, titolare del Cotton club, Cotton donna e Cotton kids, rispettivamente sul Corso del Popolo, in piazza Vittorio Emanuele II e in piazza Repubblica fa sapere che questa settimana tutto il gruppo ha deciso di spegnere le luci delle vetrine dalle 20 in poi e la prossima settimana le terranno spente tutto il giorno. Nel frattempo stanno studiando altre azioni eclatanti pur di essere ascoltati, come ad esempio alcuni gazebo per raccogliere le firme di chi, come loro, vorrebbe che le auto tornassero a transitare lungo il Corso.
Malumori anche nei confronti delle associazioni di categoria, alle quali Poggi imputa di non difendere adeguatamente gli interessi del commercio.
Chiara, titolare da 16 anni del negozio Iana abbigliamento per bambini, tra piazza Vittorio Emanuele II e piazza Garibaldi non aderisce alla protesta anche se soffre i problemi legati alla mancanza di parcheggi e aggiunge: “I saldi sono partiti bene ma in pochi giorni è tornato il deserto”.
“Potrebbe andare meglio - esordisce Dafne del negozio Antonello Serio - se il Corso fosse ravvivato con iniziative a cadenza regolare. Per questo spengo le luci in segno di protesta come i miei colleghi”. Dal resto, secondo le sue parole “lo spazio c’è, potrebbe ospitare qualsiasi manifestazione”.

Dall’altra parte ci sono negozianti che, pur trovandosi in centro, non si lamentano per le decisioni dell’amministrazione comunale e anzi si propongono come esempio da seguire. Tra questi ci sono Alessandra e Simone Zampieri, titolari di Wagon city, negozio di via Sacro Cuore aperto dallo scorso 2 marzo. Il loro giro d’affari sta andando bene, secondo le loro parole, e non risentono del calo di presenze. “Le iniziative del Comune - sottolinea Alessandra - sono sufficienti e utili per ravvivare la zona. Certo è che, per uscire dalla situazione di crisi, oltre a protestare, bisognerebbe impegnarsi”. Per questo motivo Alessandra e Simone da ottobre ad oggi hanno aperto tutte le domeniche, al contrario di altri: “Forse manca un po’ la voglia di lavorare” concludono.
Altro esempio di negozio che funziona è Il posto delle fragole di via Grimani, la cui titolare Luciana Babetto non solo afferma di non aver risentito della chiusura del Corso, ma addirittura non ha subito le conseguenze della crisi, grazie al valore aggiunto del campionario proposto dopo anni di esperienza. “I miei capi sono unici - spiega - e non si trovano nessun altro negozio. Per questo ho una clientela fidelizzata che non è mai calata”.
Dello stesso avviso anche Antonella Briganti di Annamaria boutique che vende articoli di nicchia e spiega: “A salvare gli affari oggi sono i clienti fissi, mentre ho registrato un calo nei clienti di passaggio”.

Vero però che entrambe le ultime attività intervistate si trovano in una zona aperta al transito delle auto e dotata di aree parcheggio, al contrario del Corso del popolo che non si può considerare un’arteria commerciale, dato che, per fare alcuni esempi, non esiste alcuna gelateria con plateatico che consenta di mangiare un gelato seduti all’aperto, ci sono tre banche che occupano circa 8 mila metri quadrati (spazio che invece potrebbe ospitare dei negozi).
Comunque si può ancora sperare nella bella stagione, quando i cittadini sono più propensi ad uscire: il Corso del Popolo potrebbe diventare il centro della movida rodigina, sullo stile della Rambla di Barcellona. Un centro affollato equivale a più clienti nei negozi, certo che alcune cose potrebbero migliorare.

Elisa Barion
26 gennaio 2011
mych
27 gennaio 2011 - 15:47
problema di corso??
Non penso sia una questione di vicinanza o no a strade aperte: Cotton Club ha due dei tre negozi che sono in strade aperte al traffico (Corso del Popolo il negozio uomo e in zona Favorita il negozio kids), mentre i negozi Il posto delle fragole e Wagon City sono sì vicini a strade, ma sicuramente non nelle classiche zone "da passeggiata", eppure non hanno problemi di mancanza di clienti. Il problema forse va oltre a un pezzo di strada aperto o no, può darsi sia ben più ampio e riguarda il modo di fare commercio che è cambiato negli ultimi anni. Quante iniziative sono state prese dai commercianti negli ultimi anni per incentivare la popolazione a comprare nei negozi del centro? Adria è da anni e anni che ogni venerdì in estate tiene aperto la sera. Perchè dove non arriva il Comune non possono arrivare i commercianti, organizzandosi e proponendo iniziative innovative?Perché in molte città limitrofe (Padova e Ferrara) tante domeniche i negozi sono aperti e a Rovigo invece no? Perchè a Rovigo nessun negozio fa orario continuato, e anzi, chi ha provato a farlo è stato invitato a rispettare gli stessi orari degli altri e quindi a chiudere in pausa pranzo? Chi lavora non può durante la settimana andare a comprare perchè finisce di lavorare tardi, quando i negozi stanno quasi per chiudere. Spesso ci si può dedicare solo nel weekend allo shopping, e come si può comprare, ad esempio alla domenica, se i negozi sono chiusi? Semplice, si va a comprare dove i negozi sono aperti, e cioè in altre città, o nei centri commerciali, e il problema allora non è di Corso aperto o chiuso, è molto più ampio, e l'impressione che ho è che quello del Corso sia solo un pretesto per non imputare a sè stessi le colpe per la perdita della clientela che molti esercizi hanno registrato negli ultimi anni.
luca
27 gennaio 2011 - 16:37
problema da amministratori
Condivido alcune delle critiche, ma a mio avviso bisognerebbe fare un distinguo di responsabilità. E' vero che spetta ai commercianti l'onere di rendere le proprie attività il più appetibili possibile per l'acquirente, soprattutto in termini di competenza, correttezza, scelta, giusto rapporto prezzo qualità... ma è anche vero che spetta agli amministratori fare scelte che vadano nel senso del commercio del centro (c'è un assessorato a tal proposito). Non essere ancora una città d'arte o turistica, non aver definito una zona chiara per il centro storico, non essere considerati una città murata, sono solo alcuni esempi di cosa non si è fatto finora. Basterebbe una sola delle condizioni per andare in deroga agli obblighi di chiusura domenicali. Ma poi... dove sono andati a finire i soldi del cosiddetto Marketing urbano che avrebbe dovuto dare rilancio al commercio in centro dopo la chiusura forzata di 2 anni per lavori in Corso? Che beneficio ne hanno tratto i commercianti (che ne erano i destinatari) dalla dilapidazione dei fondi? Vogliamo parlare delle migliaia di metri quadrati occupati dalle banche a discapito di attività commerciali? Vogliamo ricordare che a Rovigo non ci sono parcheggi gratuiti in misura minima garantita in rapporto con quelli a pagamento? Io tutte queste colpe ai commercianti non le vedo, anzi alcuni di loro hanno avuto coraggio ed hanno investito, le responsabilità maggiori le confinerei agli amministratori
mych
28 gennaio 2011 - 17:08
mah...
Sicuramente quando ci sono dei problemi come questi la colpa non è mai di una parte sola ma è di tutti in misura più o meno rilevante. Detto ciò ti faccio presente che Rovigo è città murata (http://it.wikipedia.org/wiki/Città_murate_italiane), però il discorso che hai fatto tu va un po' troppo oltre all'argomento principale che sarebbe il calo di visitatori nel centro. Per quale attrattiva andresti in centro tu? Quante iniziative collettive sono state fatte negli ultimi dodici mesi dai commercianti per ravvivare il centro? Saprai benissimo anche tu che i commercianti stessi hanno difficoltà a coordinarsi fra di loro nel proporre e organizzare iniziative di incentivazione e promozione. Quest'estate durante i giovedì sera con i negozi aperti quanti effettivamente erano aperti? Quante notti rosa sono state fatte? In periodo di saldi perchè in tantissime città sono partiti da subito o quasi con ribassi del 50% mentre qua in molti esercizi dopo quasi un mese c'è ancora un misero -20%/-30%? Chi può essere invogliato a comprare a queste condizioni? Tra l'altro invito chiunque non abbia ancora avuto il dispiacere di farlo di andare in centro a Ferrara o Padova e di cronometrare in primis quanto impiega a trovare un parcheggio, e in secondo luogo di calcolare quanto distante dal centro è riuscito a posteggiare; tuttavia in queste città al sabato pomeriggio il centro è sempre pieno, sarà forse perché le attività commerciali di queste città offrono qualcosa per cui valga veramente la pena di cercare parcheggio e fare dei km a piedi per arrivarci? Sarebbe bello se ci fossero iniziative da parte dei commercianti veramente propositive ed innovative, partendo da questo il centro potrebbe prendere vita, e vedrai che magari il Corso si potrà riempire di persone a passeggio anzichè di auto tirate a puntino che fanno la passerella al sabato e alla domenica!!!

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