Donne leggere ma irreprensibili, una borghesia incantevole nelle proprie debolezze. Le nove sezioni della mostra di palazzo Roverella "L'Ottocento elegante" rappresentano un viaggio tra i vizi e le virtù della borghesia italiana che fa dell'ammicco il proprio alibi. L'esposizione, inaugurata sabato 29 gennaio a Rovigo, si potrà visitare fino al 12 giugno 2011
Rovigo - L'Ottocento Elegante, la mostra inaugurata oggi a palazzo Roverella si concentra sul
trentennio dorato che va dal 1860 al 1890. Anni fatui e felici in cui la borghesia dell'Italia riunificata celebra se stessa scoprendo i pregi dei quadri di genere.
Il modello pittorico celebrato è intriso di retorica e sentimentalismo. E se da un lato si osanna la vita quotidiana con moniti moraleggianti (l'educazione, la lettura, la maternità) dall'altro si celebra la vita frivola dei salotti, la vanità e quel belletto che, per funzione e definizione, serve a velare, a coprire.
Prendiamo dei punti di riferimento letterari per avvicinarci alla mostra.
E' il 1847 quando Charles Baudelaire scrive la Fanfarlo. Raccontino facile ma emblematico in cui si narra di come un uomo borghese e savant perda per la testa per un'attricetta. L'uomo è attratto dal belletto, dal trucco, dall'inganno, dalla facilità dei costumi.
E' nel segno di Fanfarlo che si potrebbero leggere gran parte dei quadri esposti.
Ma Baudelaire è presente anche con il suo “
Il pittore della vita moderna” dove il poeta riserva gran attenzione al costume, agli abiti, alla moda.
E la prima sezione della mostra si apre proprio con il titolo:
l'art à la mode, un ventaglio in cornice. Ma dicevamo di Fanfarlo, questo inciampo vizioso nella vita di un borghese. Un lusso che la borghesia tende a prendersi è proprio quello di precipitare nei bassifondi e lo sapeva bene il nostro Baudelaire, poeta ma anche cantore degli anni che in questa mostra sono così ben narrati.
Anni di pappagalli, come li dipinge De Nittis, di gossip come dipinge Boldini, di vanità per Migliaro.
Donne leggere ma allo stesso tempo irreprensibili, come le vuole la borghesia che fa dell'ammicco il suo alibi: precipito ma non mi sporco. Donne leggere ma integerrime come traduce meravigliosamente Tofano con la donna semi nascosta dal suo ventaglio. E visto che di ventaglio si parla come non citare di Wilde proprio il
Ventaglio di Lady Windermere da cui sono tratti i più celebri aforismi dello scrittore che nel 1892 inscenò la comica vicenda di una signora borghese in lotta contro il suo desiderio adulterino.
E anche all'insegna di Lady Windermere che potremo senz'altro leggere la mostra.
Due piccole citazioni di Wilde tratte dalla commedia: Un uomo che fa della morale è solitamente un ipocrita, una donna che fa della morale è invariabilmente brutta. È sciocco dividere la gente in buona e cattiva. La gente è o incantevole o noiosa. E visto che si parla di incanto,
la seconda sezione è delicata a “La borghesia in posa” che è assolutamente incantevole anche nelle debolezze, quando si guarda e si riguarda allo specchio, prova vestiti su vestiti o si contempla fino allo sfinimento.
Si procede con “Gli ornamenti della voluttà” giacché il desiderio e l'erotismo si spingono negli harem, tra le odalische che hanno il seno scoperto e sono senza ventaglio. Beati i paesi arabi. Nasce così l'
amore per l'esotismo. Tra mummie e piramidi troviamo i fumatori d'oppio di Fortuny e De Gregori che anche Baudelaire conosceva bene. La masturbazione solipsistica di Busciolano che in Povera Saffo dipinge una donna vittima del piacere.
Ma anche
l'attesa, i batticuori, il ritorno dal ballo di De Nittis e il dopo ballo di Simonetti.
Brevemente le sezioni:
la quarta è dedicata a “La festa degli occhi: dipingendo per amor di dipingere” dove Mariano Fortuny spicca coi suoi colori ispanico - napoletani. Si prosegue con
“ll pittore antiquario” dove i pittori negli atelier cercano ispirazione oscillando tra modelle nude e mummie antiche. Con la
sesta sezione abbiamo “Divagazioni d'Oriente dall'Islam al Giappone”. Seguono
l'Ottocento in costume, il gusto impero per la coquette (quello per la cocotte è un'altra cosa) e
l'antico nel segno di Goupil.
Una mostra ben articolata e congegnata. Un periodo storico che affascina e ammalia ma di cui inevitabilmente avvertiamo tutta la debolezza e il futuro incerto e buio, proprio dietro l'angolo. Del ventaglio.
Barbara Codogno