SICUREZZA IDRAULICA POLESINE Allarme dei Consorzi di bonifica per la riduzione del 90% delle spese previste dal bilancio della Regione Veneto

Più che un taglio un saccheggio

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L'alluvione di novembre sembra non aver insegnato molto ai poltronati di Palazzo Balbi. La finanziaria lacrime e sangue della Regione del 2011 non risparmia la voci di spesa di tutela del territorio. Nel 2010 furono quasi 45 milioni di euro i soldi stanziati, per il 2011 ne sono previsti poco più di 4,5 per la gestione, manutenzione degli impianti di bonifica e per gli interventi strutturali. L'assessore polesano Isi Coppola promette di incatenarsi a palazzo Ferro Fini se non verrà accolto un emendamento che accolga la spesa di almeno una parte di quella necessaria perchè il Polesine non finisca sotto acqua


Rovigo - Dopo l'alluvione del novembre scorso in Veneto, la Regione sembra non aver imparato la lezione.
Sembra incredibile infatti che dopo i disastri verificatisi tre mesi fa nelle province di Padova, Vicenza, Verona e Treviso, con danni stimati per 3,5 miliardi di euro, e tutto il clamore mediatico sorto attorno all'alluvione il cui primo testimonial era Luca Zaia, il presidente del Veneto, sia la Regione stessa a tagliare il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica del territorio.

L’allarme lanciato da consorzi di bonifica è stato raccolto dall’assessore regionale Maria Luisa Coppola al punto tale che ha minacciato di incatenarsi a palazzo Ferro Fini se non verrà accolto un emendamento a firma dei quattro consiglieri regionali polesani (Coppola, Mauro Mainardi, Graziano Azzalin e Cristiano Corazzari) per cercare di recuperare almeno in parte le risorse indispensabili per la sicurezza idarulica del Polesine, anche se "il bilancio lacrime e sangue della regione deve fare i conti con 400 milioni di euro in meno di trasferimenti dallo Stato".

Infatti la proposta di bilancio, in discussione martedì 1° febbraio in giunta a Venezia, prevede che i finanziamenti destinati ai consorzi, enti ai quali spetta il compito di gestire gli impianti di bonifica, ammontino a 4,5 milioni di euro per il 2011, ovvero ben 40,3 milioni di euro in meno rispetto al 2009.

La drastica riduzione di risorse preoccupa anche il mondo agricolo polesano tanto che Confagricoltura, Coldiretti e Cia hanno convocato una conferenza stampa, lunedì 1° febbraio, al palazzo della Regione di Rovigo a cui hanno partecipato, oltre a Coppola, anche il consigliere regionale Mauro Mainardi, i presidenti dei consorzi di bonifica Adige Po e Delta del Po, rispettivamente Giuliano Ganzerla e Fabrizio Ferro, il sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, l’assessore provinciale Claudio Bellan e il presidente della camera di commercio Lorenzo Belloni.

"Il territorio polesano ha una dimensione di 179 mila ettari, tutto interessato a scolo meccanico e soggiacente al livello del mare e dei fiumi: in alcuni punti si arriva fino ad un dislivello di 6 metri” hanno spiegato i presidenti degli agricoltori, per questo i consorzi di bonifica del Polesine ricevono ogni anno circa 2 milioni di euro per il sollevamento dell’acqua e 3,5 milioni di euro per contrastare il fenomeno della subsidenza attraverso investimenti mirati come, ad esempio il problema del cuneo salino. “Queste sono spese vitali per il Polesine - ha proseguito Valentino Bosco, presidente Coldiretti -, senza le quali il territorio polesano si troverebbe invaso dall’acqua e dal cuneo salino”.

Perciò il settore primario e i consorzi chiedono alla Regione di stralciare dai tagli previsti le voci che servono alla stretta sicurezza idraulica del territorio polesano; indirizzando specificatamente per la bonifica del Polesine 2 milioni di euro per il sollevamento dell’acqua e 3,5 milioni per la subsidenza.
“Sottolineo - ha concluso Ferro del Consorzio Delta del Po -, che seppure la Regione Veneto abbia deciso di non far pagare i contribuenti della bonifica fino a 16,53 euro, sostituendosi al loro pagamento, nella relativa proposta di bilancio il capitolo interessato non copre tutto l’importo necessario, che sarebbe pari a 6 milioni di euro, bensì solo un milione. E’ chiaro che detti costi non si possono far pagare agli altri contribuenti”.

Elisa Barion
31 gennaio 2011

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