Toccante, emotivo, istintivo e armonico, sono gli aggettivi adatti all'ultimo lavoro della compagnia di danza Fabula Saltica che al teatro Sociale di Rovigo ha danzato, sulle musiche di Pergolesi e Stravinsky, lo spettacolo Pulcinella, con le coreografie di Claudio Ronda
Rovigo - Attraverso
Pulcinella, in scena domenica 6 febbraio al teatro Sociale di Rovigo,
Claudio Ronda con la sua compagnia di danza Fabula saltica, affronta il cardine, dinamiche universali per esseri unici, le umane vicende. La scelta è quella di muoversi in due direzioni nettamente diverse ma legate da una sottile e poetica, in cui moltissimi elementi condividono lo stesso spazio e lo stesso tempo.
Scena e musiche si legano ai riferimenti chiari del presente per fondersi poi con la danza tra corpo nudo e maschera, forme narrative tanto diverse quanto profondamente emozionanti se fuse insieme, come dimostra questo lavoro.
I danzatori entrano in scena e cominciano a danzare, la musica è quella di Pergolesi e Stravinsky, l’euforia e la ricerca che pervade queste due epoche il ‘700 e il ‘900 si rompe inaspettatamente, incursioni di musica elettronica si fondono ad arte tra le note dei due grandi maestri. E’ la nuova frontiera musicale del presente che si intreccia, con la giusta intenzione e forza, a quelle del passato, grazie al lavoro del maestro Paolo Zambelli. Il corpo nudo dei danzatori entra in scena c’è tensione ed emotività, si danza anche sul silenzio, così caro ad alcuni momenti della vita.
Tutto si svolge tra le mura decadenti di Venezia, soffocate dall’edera. Sono speciali i momenti di insieme dove i passi di danza sono uguali per tutti, ma ogni danzatore mostra la propria personale consapevolezza, il prorio approccio all’espressione. Nei passi a due la coppia uomo uomo esprime tutta la dolcezza dell’umano, capace di conoscere l’altro e di sostenerlo. La direzione di questo lavoro sembra non essere il movimento coordinato e perfetto, ma piuttosto la ricerca di un impasto armonico e poetico.
Un momento emotivo, caotico e forte, insomma, nel quale il corpo è solo corpo, natura, memoria, istinto e personalità.
La musica ci conduce poi verso la seconda parte del lavoro, i danzatori indossano la maschera, cambia il mezzo narrativo ma non l’essenza, e sempre dell’uomo si parla, attraverso il
canovaccio napoletano dei Quattro pulcinella simili.
La maschera impone una caratterizzazione dei personaggi, e tutto diventa macchiettistico. Le precise e personali caratteristiche del movimento definiscono la personalità dei personaggi. Infatti, quando tutti diventano Pulcinella, pur cambiando d’abito non perdono il movimento che li caratterizza, permettendo così alle fidanzate di riconoscere tra tutti il loro innamorato, si va così oltre la maschera. Perché la maschera esalta, non nasconde.
I costumi di Giulia Zuolo sono efficaci, e le scene di Giulio Magnetto semplici e interessanti, si articolano su due piani e ambientano la vicenda al porto della Serenissima, un luogo significativo vista la trasposizione della vicenda da Napoli a Venezia, un luogo di arrivi e di partenze per quegli uomini, reali o fantastici che, come Pulcinella all’epoca di Tiepolo, non sono ospiti, ma parte integrante della vita e dell’ironia di un popolo.
Camilla Ferrari