"La nostra città oggi è più bella e non può essere sacrificata per qualche metro a piedi in meno". Così il cittadino Nerino Rossetto si rivolge al sindaco di Rovigo Fausto Merchiori chiedendo che il Corso del Popolo non venga aperto alle auto, dato che un gruppo di cittadini ha avviato una raccolta firme per riaprirlo al traffico. Secondo le parole di Rossetto, per aumentare le presenze in centro, altre sono le strategie da applicare, come la riqualificazione di alcune aree (distributore Agip ed ex Genio civile) e maggiore organizzazione da parte degli operatori
Leggo sulla stampa locale di questi giorni il riemergere di proposte che per un verso o per l’altro mirano alla riapertura del Corso del Popolo alle auto; dire che stiamo rasentando la schizofrenia credo sia poco.
Il clima pre elettorale certo facilità il proliferare di richieste spesso anche demagogiche, ogni categoria cerca di ottenere promesse da questa o da quella forza politica; ecco allora che alcuni consiglieri di minoranza hanno chiesto di ridurre le strisce blu, la maggioranza per non essere da meno ha rilanciato con un suo emendamento, alcuni partiti sono arrivati a dire che bisogna comunque facilitare l’accesso delle auto al centro storico e sull’altare del consenso saccheggiare la città.
Di questo passo attendiamoci che gli operatori di piazza Vittorio o di piazza Garibaldi, fra qualche giorno, ci chiedano che anche loro come i colleghi del Corso, hanno l’esigenza di far parcheggiare i clienti davanti alla loro vetrina e quindi: perché non riaprire anche questi spazzi?
Certo è una provocazione, ma di questo passo aspettiamoci di tutto.
Ma il tema della vivibilità nella nostra città, dove è andato a finire?
Le auto devono ritornare padrone della nostra città?
E’ giusto che per l’interesse particolare di una categoria, certamente legittimo, si debba sacrificare la qualità del nostro esistere.
Era pensabile che nei mesi invernali la frequenza dei cittadini fosse ridotta, non và dimenticato l’entusiasmo del periodo estivo, e siamo tutti convinti che con l’aprirsi della bella stagione la gente ritornerà ancor più numerosa a passeggiare lungo i marciapiedi alberati, a sedersi sulle nuove panchine, a visitare le tante bellezze della città, a gustare gli spazzi del Castello, a chiacchierare in compagnia sulle nostre piazze e certamente, se vi sono articoli o offerte interessanti, anche a fare acquisti.
Sono proprio convinti questi signori commercianti e politicanti che si risolva tutto con la semplice riapertura al traffico del Corso?
Non pensano che i problemi e le soluzioni siano ben altre?
Proviamo ad analizzare i singoli aspetti:
. Se le auto ritornano a fare la “vasca” avremo solo auto che attraversano ma non si fermano dato che la nuova sezione consente solo alcuni posti auto per categorie autorizzate, e quindi andranno avanti e indietro senza risolvere alcun che anzi peggiorando complessivamente tutta la situazione.
. Se si fa il senso unico ancorché ai 30 Km/h, come prima tanto per spigarci, e i parcheggi su un lato, avremmo certamente accontentato quelli che arrivano alle prime ore del mattino, ma non certo i clienti di quei negozi, al contrario avremmo arrecato danno a tutte quelle attività che hanno investito convinti delle maggiori opportunità di sviluppo: bar, ristoranti, ecc.. basti a tal proposito pensare a chi si fermerebbe più a pranzare seduto sul corso o a mangiare un gelato sulle panchine o a leggere il giornale lungo i nuovi e ombreggiati marciapiedi.
. Se facciamo che si chiude solo il sabato e la domenica, in primo luogo non si capisce perché chiudere proprio questi due giorni che sono quelle tradizionalmente destinati agli acquisti, in secondo luogo verrebbe meno la concezione di cosa ci stia a fare uno spazio pubblico a ore; come se l’aria si respirasse solo dopo le 18 o la qualità del vivere e l’uso del Corso avesse valore solo in determinati orari.
Tutte le città hanno un centro storico non accessibile alle auto, tra l’altro quello di Rovigo è anche esiguo rispetto agli altri; ha piazze centrali e vie contermini solo pedonali, ha luoghi dove i bambini possono correre e giocare senza essere investiti, ha passeggiate tranquille senza rumori e senza gas di scarico, ha spazzi destinati alla visitazione, all’animazione, agli spettacoli, agli intrattenimenti, ecc.. ; oggi Rovigo è questa !
Perché rinunciare? Bastano 120 firme (sappiamo che sono migliaia quelli che invece apprezzano) per fare retromarcia?
Chi vuol tornare al dominio dell’auto lo dica senza mezzi termini, se si vuol solo riaprire una sterile polemica, lasciamola pure a chi non ha di meglio da fare.
Bene fa il Sindaco, che non ha preoccupazioni elettorali, a dire che indietro non si torna.
Siamo tutti concordi nel dire che lo spazio del Nuovo Corso va ulteriormente valorizzato con negozi diversi anziché le vetrine delle banche, con volumi più congruenti; siamo altrettanto convinti che vanno avviati i processi di riconversione di alcune aree importanti come: il distributore dell’Agip, l’ex Genio civile, la caserma Silvestri o il comparto di via Badaloni, ma da questo a dire che bisogna cancellare una delle più importante conquiste dei cittadini ce ne passa.
Altra azione più semplice e veloce che si potrebbe attuare sta nell’inserire strutture accessorie al commercio e alle altre attività di pubblico esercizio esterne ai locali, posizionate in fregio al passeggio in grado di arredare, di accogliere gli ospiti, di animare le architetture e di vivacizzare il tutto.
L’esperienza dello spostamento di parte del mercato è positiva, perché l’amministrazione comunale non porta a compimento l’operazione? Darebbe certamente maggiore vivacità a tutto il centro storico e quindi maggiori occasioni anche a quei commercianti che oggi si lamentano; certo non possono pensare di avere il monopolio ne tanto meno avere prodotti che si trovano anche sulle bancarelle e magari a prezzi inferiori.
Non basta riempire la città di auto per aumentare i fatturati!
Perché i negozianti, come tutti gli imprenditori, non mettono in atto nuove strategie di vendita; perché non modificano i loro orari, le giornate di apertura, perché alla domenica si trova quasi tutto chiuso?
E’ proprio nei momenti di difficoltà che vanno messe in atto nuove strategie.
Si sente parlare del centro storico come un grande centro commerciale aperto, ma senza comunione d’intenti, senza una organizzazione che ne curi realmente il marketing, senza orari e regole comuni, difficilmente si potranno raggiungere risultati apprezzabili.
Al Sindaco chiedo di non cambiare direzione, di non mollare, di proseguire nell’azione intrapresa; la nostra città oggi è più bella e non può essere sacrificata per qualche metro a piedi in meno.
Il cittadino
Nerino Rossetto