Barbara decide di abbandonare per una volta il suo divano e di darsi alla mondanità: la presentazione di un libro su di un pittore che non le piace neanche un po'. E qui scopre che l'accaparramento del diritto di miglior conoscenza del suddetto pittore scatena uno scontro psico-verbale da guerriglia urbana che coinvolge parecchi astanti. Uno spettacolo fuori programma che merita l'istituzione di una professione: il buttafuori di presentazione
Poi la Stefy si chiede perché io non abbia una vita sociale. A volte sono tentata di darle ragione: vivo nella mia isola divano mentre fuori c'è il mondo. Un mondo fatto di uomini aitanti, volitivi, che ti regalano notti da urlo e una vita da sogno. Peccato che per me, nella vita, ci siano solo gli incubi. Si vede che non sono fortunata. Oppure lo sono più degli altri perché non avendo aspettative non vado nemmeno a cercarmi le delusioni. Ma sto divagando.
Dicevo, ha ragione la Stefy a dirmi che dovrei avere più amici, che dovrei frequentare le amiche. Allora, per una volta ammetto e smetto la mia orsità e vado ad una appuntamento mondano: la presentazione di un libro di storia dell'arte. Lo scrive una ragazza molto simpatica che si chiama Cristina Beltrami. Oddio, simpatica lo è, certo che io faccio fatica a capire perché una ragazza bella e simpatica passi il suo tempo a studiare i dipinti di Cesare Laurenti.
Chi è? Vi chiederete voi. Appunto, anche io. E' uno di quelli che hanno fatto il ritratto a Ortensia Treves de' Bonfili o a di Erminia Dondi dell'Orologio.
Lo sapete che sono allergica a tutto questo vecchiume patinato, quindi non sto nemmeno a raccontarvi la storia di questo pittore che si divide tra Padova e Venezia.
L'unico suo quadro che mi piaceva titolava: Lutto. E chiudo qui.
Perché non è questo il punto della faccenda.
Allora, il libro di Cristina veniva presentato dalla Francesca Bottacin, quella che ha avuto il culo di andare in una soffitta e di trovare un libro inedito del De Min che vale una fortuna, ve lo ricordate? E da una storica dell'arte, molto quotata in città, Virginia Baradel.
Non è che avessi molta voglia di ascoltarmi i pipponi dotti delle tre fanciulle in fiore eppure ad un certo punto mi sono appassionata.
No, non al Laurenti.
Mi sono appassionata perché ho capito che l'animo umano è selvaggio e grida: sangue! e: vendetta! anche se stiamo parlando di un pittore che fino ad ora non se l'è filato nessuno; ma dal momento in cui qualcuno se lo fila allora si scatena la guerriglia urbana perché: io lo conosco meglio; io dovevo scrivere prima; io avrei detto altro; c'è ancora molto da dire; tu non dovevi dire; avrei detto meglio io.
Queste frasi che sembrano semplici locuzioni verbali, nella tenzone per il primato Laurentaiano si sono rivelate con una dose letale di cattiveria in grado di avvelenare un rinoceronte con una semplice alitata.
La cosa che mi ha veramente spiazzato è che dall'analisi di un pittore si sia andati a parlare di come si mangiava bene in un ristorante, che oggi non c'è più e che: se ci fosse stato oggi...; si potrebbe rifare....; non ci sono più i ristoranti di una volta...
La cosa pazzesca è che queste divagazioni da Tso venivano da un pubblico letteralmente invasato dalla prospettiva di prendere il posto di: 1) della povera scrittrice, che alla fine non si è filato nessuno; 2) della critica che avrebbe dovuto scrivere meglio; 3) del pittore che se avesse dipinto come loro, allora sì che sarebbe stato famoso invece di non essere nessuno.
In questo sconcertante blaterare la Franci era in deliquio e per fortuna pensava solo al suo Ipad e non vedeva l'ora di andare via per leggere i messaggi hot del suo nuovo amante. Quando, dopo un'ora di divagazioni allucinate che neanche l'Lsd, le hanno rivolto la parola, lei non sapeva più di cosa si stesse parlando, così ha sfoderato un sorriso, ha detto un paio di cazzate mentre cercava disperatamente di far sparire l'Ipad sotto al tavolo dei relatori.
E meno male che con questo gesto anarchico ci ha riportato alla vita, almeno ha aleggiato nell'aria un po' di umanità.
Cristina se ne era stata buona buonina per due ore secche, a sentirsi demolire il suo libro e i suoi studi, senza potersi nemmeno difendere, perché pare funzioni così: tu scrivi e di quello che hai scritto parlano solo gli altri.
Ditemi se non è una follia.
Beh, dicevo, alla fine la Cristina è stata molto simpatica perché ha detto che lei non ce l'ha mica l'ansia da prestazione.
Lì mi ha fatto molto ridere e ho cominciato a guardare con occhio benevolo sia il Laurenti che il libro stesso. Certo, c'è a chi piace il genere, a me non troppo. Però la cosa pazzesca è che studiare un pittore, analizzare le opere, ricostruirne la vita, insomma è una fatica ma è anche una cosa molto fica, no?
Peccato che poi ci siano le presentazioni. Peccato che alle presentazioni ci vada il pubblico.
Mi è venuta un'idea, proprio mentre sto scrivendo: perché non istituire il “buttafuori di presentazione”?
Mi spiego: l'autore ingaggia il buttafuori che sta fermo impalato con l'auricolare, come tutti i buttafuori. Poi, alla prima stronzata di un relatore o al primo intervento delirante del pubblico (il pubblico è pazzesco: vorrei fare una domanda, dice di solito. E comincia a delirare su come avrebbe scritto meglio lui o di come avrebbe scritto altro) il buttafuori fa il suo sporco lavoro: li prende tutti per la giacchetta e buonanotte presentatori!
Dite che mi faranno ancora presentare qualcosa dopo questa rubrica?
Me la sono giocata così, pazienza.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com

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