STAGIONE BALLETTO ROVIGO Canzona a Bacco, sul palco i giovanissimi danzatori della Junior Balletto di Toscana

Chi vuol esser lieto, sia

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Il canto carnascialesco più famoso di Lorenzo il Magnifico è diventato la prova del fuoco della Jbt, la compagnia dei giovanissimi del Balletto di Toscana. Bellezza, disciplina, studio, giovinezza, il balletto sciorina tutte queste qualità che lo fanno grande, e che il pubblico di Rovigo ha apprezzato con calore



Rovigo - Grande successo per il junior balletto di Toscana guidato da Cristina Bozzolini, in scena domenica 13 marzo al teatro Sociale di Rovigo. Cristina Bozzolini, ormai entrata nei libri di storia della danza, dirige la compagnia figlia del più storico Balletto di Toscana sempre legato alla direzione della Bozzolini.
La forza di questa realtà artistica è legata alla ricerca coreografica e alla freschezza trascinante dei suoi giovani danzatori, tutti ottimi artisti tra i 16 e i 20 anni.
Intorno al 1490 Lorenzo il Magnifico scrisse la sua famosa Canzona a Bacco, che dà il titolo allo spettacolo. Canzona a Bacco è il canto più famoso tra i canti Carnascialeschi, una raccolta di "canzoni a ballo" destinate ad accompagnare le mascherate e i cortei allegorici del carnevale.
Lo spettacolo si concentra sulla prima stanza della canzona, i primi 4 versi, scompone la struttura e in una ricerca drammaturgica, curiosa e coraggiosa, sventra ogni verso alla ricerca del senso più attuale. Lo spettacolo si compone di tre parti affidate a due coreografi: Arianna Benedetti per i primi due versi ed Eugenio Scigliano per l’ultimo, mentre il verso centrale è affidato a tutti e due.

Il sipario si apre e due giovani danzatori, circondati da un palco completamente sgombro, introducono lo spettatore al tema. Il loro dolce passo a due intimo e intenso, ruota su un gesto assai significativo. I due danzatori spostano il corpo sul proscenio e, quasi a voler cadere nella buca dell’orchestra, dichiarano una loro condizione di incertezza, come su un dirupo, forse il futuro o forse l’incoscienza, o meglio ancora, i due artisti, sembrano muoversi sul limes che divide l’onirico dal reale.  “Quant’è bella giovinezza che si fugge tutta via” è la linea di questa prima parte del lavoro, diretto da Arianna Benedetti, che prosegue con tre coppie di danzatori, che attraverso lo stile neoclassico rimandano all’origine del testo.
“Chi vuol essere lieto sia” invece, dice bene Silvia Poletti “Con la musica di Antonio De Capezzon, accentua il senso di languidezza e armonia con la presenza di un ottetto femminile pieno di grazia, cui i due coreografi collaborano per dare ascolto ad una antica saggezza troppo spesso dimenticata”.
Infine i 17 giovanissimi danzatori sono quasi tutti in scena, per la trasposizione all’oggi dell’ultimo verso “del doman non v’è certezza”. E’ davvero interessante lo studio sulle dinamiche giovanili, reinterpretate nella danza. E’ evidente che nella realizzazione scenica di questo verso si è giocato sull’equilibrio e la rottura delle linee armoniche del movimento e delle posizioni. Infatti tutta la scena si gioca su una certa difficoltà di equilibrio sugli arti inferiori, mille movimenti scattosi,  quasi incontrollati ma decisamente puliti, sembrano letteralmente esplosi  da un corpo e un anima che si stanno formando. Anche alcuni momenti di relazione collettiva vedono il singolo come solo, emarginato dai coetanei che insieme corrono verso qualche cosa. Il ritmo è costantemente e volontariamente frenetico, senza respiro, ma l’emozione e la bellezza non lasciano il palco nemmeno per un istante.

Le musiche sono composizioni originali di Antonio De Capezzon e Federico Bigonzetti, in una sorta di armonia tra rumori, musica classica ed elettronica si ritrova la colonna sonora più giusta e intensa atta a narrare questa antica Canzona nella sua straordinaria attualità.
Nell’ultima scena si dirama sulle assi del palco una luce che ricorda quella del sole quando attraversa i rami di una intricata foresta. In fondo alla scena sta una fila di lucine allineate nel buio, osservatori indiscreti che, senza permesso, invadono i momenti più intimi e amorosi dei danzatori protagonisti. Fino a quando, all’estremo della tensione, l’uomo sembra tornare ad uno stato primitivo. Anche la musica qui si rifà ad un canto di tipo ancestrale, come un ritorno all’inizio della storia, della storia dell’uomo, come rappresentazione di una necessità di completa cancellazione o totale rinascita.

Oltre alla bellezza si premia in questo lavoro, la dedizione, la disciplina e lo studio, che stanno alla base di qualsiasi prodotto artistico di qualità, e di questa nuova generazione di lavoratori dello spettacolo che in Italia probabilmente non avranno mai futuro”. Comincia così, prima dello spettacolo, il breve discorso sul proscenio di Claudio Ronda, organizzatore della Stagione di balletto del teatro Sociale che prende la parola per ricordare l’appuntamento del 23 marzo a Roma. In quella data sfileranno, da piazza Montecitorio a partire dalle ore 14.30, tutti gli operatori dello spettacolo. In particolare lo sguardo della protesta sarà rivolto alla danza. Questo settore è il più vessato da sempre e il meno finanziato, ad essa infatti viene destinato circa il 2% dei fondi ministeriali. E’ penultima la danza nella lista della distribuzione Fus, appena sopra le attività circensi.
Dunque un invito da parte di Ronda a tutti i presenti e agli abbonati “Perché divulghino la notizia relativa a questa manifestazione e che discutano e parlino il più possibile della condizione in cui versa l’attività artistica di questo paese, al fine di sensibilizzare tutti al problema.  Perché - e conclude Ronda - anche chi opera in questo settore deve poter mangiare, allevare figli, curarsi e vivere dignitosamente”.

Camilla Ferrari
15 marzo 2011

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