19 MARZO FESTA DEL PAPA' La difficoltà di Alessandro Piva e la sua famiglia divisa

Quando l'amore non basta

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La storia di Alessandro Piva padre di quattro figli che per sfortunate vicissitudini sanitarie e giudiziali non riesce a vivere la gioia di una famiglia unita. Per riunire la famiglia deve risolvere le difficoltà economiche, per questo pubblica il libro "Sangue del mio sangue: il viaggio del dolore" (la foto della copertina qui a lato) dove racconta la sua storia


Rovigo - Sabato 19 marzo è la Festa del papà. Per l'occasione RovigoOggi.it ha deciso di raccontare la drammatica storia di Alessandro Piva, padre di tre figli che, attraverso una lettera aperta vuole raccontare il disagio della sua famiglia.
Piva, 53 anni, impiegato presso l'ospedale di Adria, ha quattro figli: una ragazza di 27 anni, nata dal primo matrimonio durato vent'anni, ed altri tre, che oggi hanno 11, 9 e 5 anni, nati dalla seconda unione con Irene (nome di fantasia), tredici anni più giovane di lui. Irene è affetta da gravi disturbi della personalità: dopo un lungo periodo reso particolarmente felice dalla nascita di Michelangelo, era caduta in uno stato di malessere e di abulia aggravata da crisi post partum.

La sua vicenda di padre a cui sono stati sottratti i propri figli inizia il giorno di Natale 2006. Rincasato, dopo essersi assentato mezz'ora, trova la compagna sul divano in preda alle convulsioni. Piva chiama il 118 e l'ambulanza arriva in dieci minuti. Il medico, dopo l'intervento di soccorso, gli fa sapere che avrebbe segnalato il suo caso ai servizi sociali del Comune. La discussione degenera e si diventa un acceso diverbio, in cui l'infermiera e l'autista della croce verde intervengono per impedire che i due vengano alle mani e una caduta accidentale provoca una frattura al gomito dell'autista.

Pochi mesi dopo, arrivò la comunicazione del tribunale di minori di Mestre che decretava l'affido dei figli ai servizi sociali aggravata dalla denuncia dell'autista. Nel 2008 anche la madre viene allontanata e i bambini continuano a vivere col padre, e solo otto mesi dopo vengono collocati dagli zii residenti in provincia di Bologna. Piva ogni venerdì, ma anche ogni inizio di vacanza scolastica, raggiunge i suoi bambini dagli zii e poi se li porta a casa ad Adria fino alla domenica. La domenica è il giorno più brutto della settimana, quello degli "arrivederci" e dei "ti voglio bene". "Il cuore si strappa ogni domenica, per rimettersi in sesto ogni venerdì" racconta papà Alessandro.

A giugno 2010 Piva viene condannato a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e ad un risarcimento di 10 mila euro. "Continuo a lottare - spiega - per riavere i miei figli che mi sono stati sottratti ingiustamente. La situazione oggi è cambiata perché la mia ex compagna si è ripresa e ha una nuova vita".
L'obiettivo di Piva è di riunire la famiglia perchè spiega: "la finalità dell'affido è quella di ricongiungere i bambini ai loro genitori, una volta che non sussistano più le condizioni sociali ed economiche che l'hanno prodotto". "Le difficoltà economiche si stanno piano piano risolvendo - continua papà Alessandro - per cui credo fermamente che riuscirò a riunirmi ai figli". 
Per trovare un ulteriore sostegno economico Alessandro Piva ha scritto la sua vicenda nel romanzo: "Sangue del mio sangue: il viaggio del dolore", edito da Garcia edizioni, basato sulla storia reale e che traccia il percorso del primo anno di affido (2008-2009). Nel seguito del romanzo, che è in gestazione e che l'autore conta di terminare per la fine del 2011, "Sangue del mio sangue: la tela di Penelope", Piva racconterà il secondo e terzo anno di affido dei suoi figli, con la certezza che questo dolore avrà presto fine.

Elisa Barion

18 marzo 2011

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