Laura Corradi dirige il suo spettacolo dai danza "Butterfly" al teatro studio di Rovigo. I danzatori sono anche attori, e la Corradi svela il segreto di un buon balletto di teatro danza: tante prove e la battuta che arriva quando si è allo stremo delle forze
Rovigo - Quante Penelopi, Medee e Butterfly conosciamo nella storia della letteratura e del teatro mondiale? Moltissime. La caratteristica in comune è una condizione specifica, l’attesa. Attesa perenne che trova la sua risoluzione, in un sogno, in una idealizzazione di quello stesso sentimento che spinge l’uomo a scegliere l’attesa come sua condizione.
Su questo sottile filo così profondamente connesso all’umano si muove
Butterfly di Laura Corradi in scena al Teatro Studio di Rovigo. Laura Corradi coreografa e regista della compagnia Ersilia Danza, già
allieva di Carolyn Carson e Pina Bausch, è ormai riconosciuta come una delle più grandi coreografe italiane e a Rovigo, propone questa interessante versione di Butterlfly, ultimo spettacolo per la stagione di balletto. Cinque eccezionali danzatori, Carlotta Plebs, Midori Watanabe, Cristina Surace, Roberto Costa Augusto, e Giuseppe La Regina, narrano la vicenda del mito pucciniano, intersecando al personaggio principale Butterfly, la loro personale scelta di attesa.
Come costretti in un isola senza tempo, circondati dal mare, ogni personaggio presenta le sue ossessioni, chi aspetta un occasione, chi un treno sul quale non salirà mai, chi attende senza alcuna fretta senza l’ansia del fare. Li lega una sorta di profonda amicizia, sottolineata dalla freschezza della fantasia, che spesso costruisce scene collettive divertenti, durante le quali i danzatori giocano tra loro, creando con nulla figure e quadri immaginifici, animali che covano uova o ciniche scene di dolore. Ogni scelta drammaturgica permette allo spettatore di assimilare tutti i personaggi ad un solo corpo, una compenetrazione che confluisce in un unico protagonista Butterfly (interpretato dalla danzatrice giapponese Midori Watanabe). Butterfly lega tutto a sé, attraverso una dolce ed evocativa azione durante la quale avvolge tutti i danzatori attorno con bende lunghe e bianche.
E così continua il sogno di lasciare quella terra nel quadro dedicato all’idea del treno, il corpo segue le vibrazioni della locomotiva in una sequenza di movimenti tanto semplice quanto efficace. Un continuo scambio veloce di oggetti che vengono dall’esterno sottolinea il desiderio che non trova soluzione, piante e vestiti che profumano di lontano, e infine la lettera di Pinkerton definitiva testimonianza dell’inconsistenza del sogno e spinta determinante per la scelta finale, quella di fermarsi, di non sentire più nulla.
Lo spettacolo si muove attraverso veloci quadri d’insieme durante i quali gli attori non solo danzano, ma recitano, e lo fanno bene, in lingue diverse che lasciano intendere un origine lontana ma un presente fermo. La credibilità attoriale rende possibile il delinearsi chiaro delle giovani personalità dei protagonisti.
La scena è molto curata, piccoli elementi rimandano a quel mondo orientale, dove si appende tutto al soffitto, sedie, gabbiette per gli uccellini e pareti fatte di carta. Ma anche la leggerezza del colore predominante, il bianco, permette allo spettatore di non dimenticare mai la leggerezza che contraddistingue questo lavoro.
La regia luci di Alberta Finocchiaro è presente e molto ben architettata sull’onda della leggerezza e della narrazione, integrandosi quasi come un elemento scenografico che rappresenta e narra insieme ai danzatori. Le musiche originali di Enrico Terragnola e Fabio Basile interpretano alla perfezione il senso di tutta l’opera mescolando ad arte le note di Puccini alle infinite applicazioni dell’elettronica, realizzando cosi interessanti scenografie sonore che stimolano la fantasia dello spettatore.
Un gruppo che lavora insieme insomma, dove si respira chiaramente una alchimia perfetta di professionalità e carattere.
Lo spettacolo ha debuttato a Modena con la collaborazione del Teatro Comunale Pavarotti.
Dopo lo spettacolo c'è il tempo per porre alcune domande alla coreografa.
Laura Corradi, come è nata l’idea di questo allestimento?“Ho fatto un allestimento dell’opera di Puccini abbastanza sui generis per il “festival Pergine Spettacolo Aperto”, e mi è venuta la voglia di provare a concentrare tutto sulla danza.”
Come lavora con i danzatori per la messa in scena?"L’importante prima di cominciare è avere una direzione chiara di ciò che si vuole, poi comincio il lavoro con i danzatori. Facciamo circa otto ore di lavoro al giorno in sala, per due mesi, e attraverso l’improvvisazione, i danzatori poco per volta creano con me i quadri. Infine scelgo quello che può funzionare di più, in genere sono le cose più semplici, come la scena del treno, in questo lavoro”.
Non è facile far recitare i danzatori e ottenere verità, come ci siete riusciti?“Beh, io in genere tendo a far ripetere molto qualsiasi movimento, penso che la
stanchezza fisica abbassi totalmente le difese; infatti è allo stremo delle forze che chiedo ai danzatori di provare la battuta, e di tenere dentro di loro quella sensazione”.
Camilla Ferrari