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Alla fine si sono ritrovati in pochi. In piazza Vittorio Emanuele II a Rovigo per esprimere il dissenso all'intervento delle forze armate dell'Onu in Libia si è esposto Roberto Tommasi, coordinatore della consulta della pace. "Guerra ipocrita - ha detto Tommasi - dove centra più il petrolio che la volontà di ripristinare ordine e pace"
“110 missili da crociera Tomahawk hanno colpito oltre 20 diversi obiettivi in Libia e i numerosi bombardamenti aerei occidentali, secondo la televisione di stato libica, avrebbero procurato più di 40 morti e 150 feriti, e questa sarebbe la “no fly zone?” domanda Tommasi ad un numero davvero esiguo di ascoltatori intervenuti. E continua definendo l’intervento militare e la mancanza di una strategia comune tra i paesi coinvolti, alla stregua di una sgangherata armata brancaleone. “L’iniziativa militare, Odissea all’alba, è stata assunta in fretta da un gruppo di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire chi bombardava per primo".
"L’articolo 11 della costituzione parla chiaro - prosegue Tommasi - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
"Perché si interviene in Libia e non si fa nulla per fermare la sanguinosa rivolta in Bharein, nello Yemen o negli altri paesi del Golfo?" domanda Tommasi. “C’è motivo di ritenere che in questa guerra entri molta ipocrisia, entri la questione degli approvvigionamenti di petrolio, dopo il disastro nucleare giapponese e c’è motivo di credere che c’entri anche la distribuzione e gestione dell’acqua”.
L’assenza o quasi di partecipazione rodigina a questo incontro sembra però segnare un chiaro allontanamento dei cittadini dal problema o degli organizzatori dai cittadini, anche se Tommasi giustifica così la scarsa partecipazione: “Da una parte l’appoggio dell’Onu determina un difficile processo di sensibilizzazione, in secondo luogo l’Italia è un paese esausto. C’è rassegnazione e stanchezza gli italiani sono un popolo depresso, a causa di un abbassamento furioso della qualità di vita. La questione libica si attorciglia ad una situazione nazionale profondamente segnata".
Ma in molte città italiane i comitati per la pace si sono fatti sentire, come a Torino, Milano e Roma. E proprio da piazza Repubblica, nella capitale, sabato prossimo, 26 marzo, partirà un corteo in difesa dei beni comuni e dei diritti organizzato dal comitato “2 Sì per l’acqua bene comune.

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