CULTURA ROVIGO La scuola di teatro del Sociale al laboratorio finale. Rappresentato il Re Cervo di Carlo Gozzi

Primi passi per diventare attore

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I ragazzi della scuola di teatro della compagnia Minimiteatri, al termine della prima fase laboratoriale, si sono esibiti nel Teatro dei 30 posti del Chiostro degli Olivetani di Rovigo. In scena uno studio sul Re Cervo, di Cesare Gozzi, autore veneto del '700. Soddisfatti i docenti del corso Letizia Piva e Gabbris Ferrari


Rovigo - Poetica del gesto e della parola, è il titolo del laboratorio teatrale a cura dei maestri della compagnia Minimiteatri di Rovigo, che durante due mesi, gennaio e febbraio, hanno coinvolto e impegnato una ventina di giovani interessati.
Sabato 26 marzo presso il bellissimo teatrino dei trenta posti “al granaio” (Chiostro degli Olivetani), dove opera la compagnia, è terminata la prima fase laboratoriale, con la presentazione di uno studio sul “re cervo” dell’autore settecentesco Carlo Gozzi (1720 -1806).
Subito una breve nota introduttiva di Letizia Piva, presidente della compagnia, illustra il lavoro svolto durante questi due mesi, e i programmi futuri che vedranno diverse compagnie del territorio, e non solo, esibirsi davanti agli allievi del corso nei prossimi mesi, dando poi la possibilità ai ragazzi di confrontarsi con altre realtà. Il lavoro formativo sul corpo e la ricerca creativa del movimento per la conoscenza della propria fisicità, si sono legati allo studio della lettura espressiva con particolare attenzione a dizione e pronuncia. Prima di spegnere le luci Gabbris Ferrari, regista di questo breve studio, ringrazia gli attori, e in qualche modo mette le mani avanti, “Questo breve lavoro di circa venti minuti - dice il regista - è stato realizzato in tre giorni di prova effettiva, ma l’aspetto fondamentale, il più importante, e riuscito, è il coinvolgimento di tutti i partecipanti, e la possibilità data ad agni uno di mettersi in gioco”. Poi una nota sulla scelta del testo. “Gozzi fu un grande autore, dimenticato in seguito. Questa sua esclusione ci ha interessato e ha determinato la scelta”.
Sulle assi nere del piccolo teatro sono risposti gli unici oggetti necessari, alcune sedie di legno colorate. Questa proposta di studio sembra rivolta a individuare gli elementi essenziali che il significato della parola Potere custodisce in se. Il Potere come caratteristica peculiare dell’uomo e per tanto slegato da forme convenzionali e sociali quali il tempo e lo spazio. Dunque un testo quello di Gozzi e una messa in scena che propongono gli spunti per una riflessione fondamentale ed estremamente attuale.
Questa prima parte del lavoro laboratoriale punta sulla figura di un giovane re che solo ed esclusivamente per il ruolo che ricopre ha la possibilità di avere magie e aspiranti mogli, ma la realtà sembra ben diversa. La lettura che ne danno questi ragazzi sottolinea l’aspetto più forte del potere, l’avidità di chi lo desidera e la disperazione di chi lo subisce.
Abiti neri, un lieve tocco di trucco, una statua umana che casca da tutte le parti, sono piccoli e semplici espedienti efficaci e che funzionano bene.
Il lavoro sulla coralità è interessante, l’intervento del popolo, osservatore, pettegolo, sottolinea uno sforzo non solo attoriale, ma di ascolto e contatto tra i ragazzi. Anche il lavoro sulla voce evidentemente non è mancato, il mago Gigolotti, e alcune voci del coro sono alterate ad arte dai giovani attori, dando così allo spettatore una percezione di varietà sonora. L’aspetto formativo più circoscritto alla sfera dell’attore, invece, sembra puntare molto al declamato, con ritmo lento e cadenzato. Si intravede oltre ad una estetica molto poetica e un interessante risultato finale, un lavoro attoriale più rivolto allo specchio che alla ricerca di una seppur iniziale verità.
Soddisfazione per tutti i partecipanti che hanno dimostrato grande fermezza, determinazione, e talento, per il regista Gabbris Ferrari e Letizia E.M. Piva.

Camilla Ferrari

29 marzo 2011

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