Un errore di valutazione. Barbara, in termini di uomini, non ha tenuto conto delle potenzialità che l'agricoltura offre. Durante una delle sue gite di raccolta erbette, in mezzo ai monti che sprigionano i loro migliori colori e odori, la nostra donzella sente il rumore di un trattore. Si gira e zaccaté: batticuore. Ma è male in arnese, se ne vergogna e fugge via. Morale: l'uomo giusto è dove meno ce lo si aspetta, conviene sempre uscire in tiro
Se scrivo che le erbette fan bene alla salute, perché le mie amiche del cuore devono chiamarmi per chiedermi se sono diventata deficiente?
La Stefy in prima linea.
Mi suona il campanello e mi guarda tra il compassionevole e lo schifato, come farebbe un'addetta all'assistenza con un malato incontinente e rompicoglioni.
Alla fine la scema sono io, che non riesco a non dire la verità. Poi, quando mi confesso, divento automaticamente lo zimbello del condominio virtuale e reale.
Insomma, sono al muro, sia che io dica i miei turbamenti sia che non li dica. Perché le amiche mi sgamano, perché di turbamenti erotici si tratta.
Sarà la primavera, saranno i primi raggi di sole, sarà che l'inverno è stato duro, sarà che invecchio e sono cambiati i gusti, ho scoperto il naturale, la tradizione, il geolocal...
Sarà anche che, metti che ne individuo uno appena appena un po' più scopabile della media, le galline malefiche delle mie amiche vengono a mortificarmi, dicendomi che loro se lo sono già succhiato prima e per bene, neanche mi parlassero di un chupa chupa.
Cosa faccio io, dopo? Mi consolo con lo stecchino?
E poi, scusate, mettetevi nei miei panni: che speranze ho io se le mie amiche non appena dico, indico, esprimo un moto dell'animo (eufemismo!) queste me lo stroncano sul nascere?
Non sono amiche, sono dei varani, con più di 60.000 microbi nelle loro linguacce biforcute!
Capite che sono incazzata vero?
E vi chiedete perché.
Ve lo dico, sì.. svuoto il sacco. Appunto.
Con tanto di sacchetto e coltellino me ne sono andata a erbette sui monti.
Un sabato ventoso. Io indossavo un paio di pantaloni viola della tuta, rammendati, lisi e di infima fattura, che mi fanno un culo da provincia... quando se devo dire una cosa di cui posso ancor andare fiera è... no, non il culo, il buon gusto ragazzi!
Siamo tutti obiettivi, please!
Ecco, oltre al viola delle braghe indosso anche un maglione che la deliziosa inarrivabile Franci chiama: la pezza della cuccia del cane. Completo il tutto con capelli spaventosamente in disordine.
Ma tanto, penso, se devo andar per campi a raccogliere erbette...
Parcheggio davanti a un bar da cui esce una musica anni '60 che non è in grado di mettermi di buon umore. Infilo i miei rayban aviatore e sollevo il cappuccio del mio giubbetto martirizzato dai lavaggi sbagliati. Colpevole il timer della mia lavatrice - nevrotico e compulsivo - che si è bloccato sui 90 gradi e non retrocede, con ripercussioni piuttosto inquietanti sul mio guardaroba.
Questo l'allegro quadretto, il biglietto da visita, insomma.
I campi verdi mi appaiono meravigliosi, comincio a respirare e poi come un segugio, culo all'aria, mi chino per raccogliere proprio quelle piantine benefiche di cui vi parlavo.
A un tratto un rumore, un boato, un suono antico riempie le mie orecchie, io giro il viso verso il trattore antidiluviano che arranca obliquo in salita, e vedo il mio principe azzurro.
Cioè vedo un ragazzo, biondo, barba incolta, cappello da nonno sulle ventitré, fisico possente.
Lo vedo e il muggito del trattore si trasforma in melodia, i campi diventano prati di rose, in cielo splende un sole meraviglioso. Una magia trasforma tutto in favola.
Solo io rimango vestita di merda e col culo all'aria e i guanti gialli dei piatti e una sporta piena di bruscandoli in parte.
Dei bruscandoli vi parlo alla prossima rubrica, non temete.
Ecco, io in quel momento, vi giuro, ho avvertito una vertigine.
Solo un'altra volta nella vita l'ho provata. So cos'è. Anche in quell'occaisone lui era un po' primitivo, selvaggio, rustico, un po' troglo...
E' proprio il richiamo del country, è proprio il meglio del sex, ragazzi!
Perché questi uomini colti, raffinati, intelligenti... quali? che ne so, dico per dire, se ne conoscete voi qualcuno presentatemelo: io mi prendo certi di quei pacchi ragazze mie, colossali!
Ecco che il trattore e il giovane biondo mi appaiono in tutta la loro ammaliante sensualità e io sono stravolta da un pizzicorino strano che giuro non provavo più... almeno dall'ultima visita col cardiologo.
Ma che fare?
C'è stato uno scambio intenso di sguardi.
Poi io mi sono sentita un verme, ho raccolto i miei bruscandoli e sono fuggita.
Lui nel frattempo aveva un padre o uno zio al seguito che gli bestemmiava di tenere la destra e di non avventurarsi verso la salita.
E' logico, sì, mi sono persa in fantasticherie... il cuore in tumulto... immaginavo corpi avvinghiati tra tarassaco, ortiche e bruscandoli. E salite.
Confessare a se stessi questi moti di passione è quasi gratificante, uno pensa all'Unità d'Italia, al Risorgimento, per Dio!
Confessare questi turbamenti campestri alle amiche è darsi... la zappa sui piedi.
Ma ormai la frittata è fatta... i bruscandoli erano buoni, forse un po' amari.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com