
E' iniziato il mese della prevenzione alcologica. Poche le persone che cercano aiuto presso la struttura pubblica del Sert dell'Ulss18 di Rovigo. I responsabili del servizio avvertono che il problema è spesso sottovaluto soprattutto perchè non si conoscono i rischi che produce l'alcol. Reso noto anche l'identikit dell'alcolista polesano
Rovigo - Adulto maschio tra i 30 e i 40 anni con una vita difficile alle spalle. È questo il profilo dell’alcolista medio polesano che emerge dai dati raccolti dal Sert di Rovigo. Secondo le statistiche relative all’anno 2009, gli adulti con problemi alcolcorrelati che hanno avuto accesso ai servizi del Sert sono stati il 18% in più rispetto all’anno precedente, mentre per la fascia di età 14-25 l’affluenza è stata scarsa. Un dato che non riflette la mole reale di alcolisti presenti sul territorio polesano, visto che esclude coloro che non si sono mai rivolti al centro. C’è quindi una discrepanza tra il numero di consumatori di alcol e le persone che sfruttano i servizi del Sert che permette di avere solo una visione parziale sull’andamento delle cose.
Il dott. Marcello Mazzo, responsabile per la sezione tossicodipendenze del Sert di Rovigo ha specificato la differenza tra la dipendenza e l’abuso di alcol. “La dipendenza è un problema molto più grave dell’abuso, ed è per quello che i nostri servizi mirano ad avvicinare i ragazzi con iniziali problemi di alcol, per non rischiare di intervenire troppo tardi”, sottolinea Mazzo mentre descrive i tipi di servizi che il Sert mette a disposizione. Vengono distinti in due settori ben precisi: i servizi di prevenzione e i servizi terapeutici. I primi sono rivolti alla fascia dei giovanissimi, compresa tra gli 11 e i 25 anni, che fanno un uso sempre più elevato di alcolici e che sono coinvolti nel cosiddetto binge drinking, ovvero l’assunzione di sei o più bevande alcoliche in un’unica occasione. La struttura messa a disposizione per i più giovani si chiama “Terra di mezzo” e prevede due tipi di interventi: uno basato sull’azione di educatori di strada che avvicinano i ragazzi direttamente nelle compagnie, con lo scopo di indirizzarli verso uno stile di vita analcolico; l’altro prevede il supporto da parte dei consulenti dell’ambulatorio situato dipartimento di salute mentale, che svolgono un’attività di consulenza e attività psico-sociale.
I servizi terapeutici invece riguardano gli adulti alle prese con problemi ben più gravi strettamente legati alla dipendenza. In questi casi l’approccio sanitario avviene in maniera multidisciplinare, che coinvolge non solo l’aspetto sanitario ma anche quello psico-sociale. La squadra delle figure professionali che seguono l’alcolista è composta da medici, psicologi, educatori sociali ed assistenti sociali. Ad avvicinare l’alcolista alle strutture del centro sono spesso le famiglie o i medici di base, ma non mancano persone consapevoli della propria dipendenza che raggiungono il centro spontaneamente con lo scopo di guarire. I riscontri ottenuti dai diversi interventi è spesso positivo, con risultati importanti come l’abbandono dell’alcol o il riavvicinamento alle famiglie, con le quali il rapporto risulta in molti casi complicato.
Secondo dati Istat a livello nazionale le cose non sarebbero poi così diverse. Il prospetto del cambiamento di abitudini tra l’anno 2000 e l’anno 2010 evidenzia un aumento della percentuale di adolescenti che consumano alcolici fuori pasto, mentre la percentuale di donne fino a 44 anni che consumano bevande alcoliche lontano dei pasti ha subito un incremento del 25,1%. Il consumo giornaliero cresce con l’aumentare dell’età, con intervalli che vanno dall’1,6% per i maschi minorenni al 59% per gli uomini.
Nel mese della prevenzione alcologica promosso dal Ministero della Salute, l’azienda Ulss 19 di Adria ha organizzato un fitto calendario di iniziative, prima tra tutte la proiezione del cineforum “Cinedipendenze” sui problemi alcolcorrelati. A Rovigo domenica 10 aprile si ètenuta la prima festa nazionale dei club alcologici territoriali, durante la quale gli animatori del Dottor clown hanno distribuito coktail analcolici ai giovani che passavano in Vicolo Maddalena. “Credo che il significato di ciò che si sta facendo stia nel fermare il problema nel momento del consumo e non della dipendenza”, afferma Mazzo sulle iniziative del mese.

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