SEX AND THE COUNTRY Leggere i libri ad alta voce: una buona pratica per noi stessi e per gli altri. L'iniziativa dell'associazione San Vito

L'Odissea per chi non vede

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Leggere libri ad alta voce, magari registrando la lettura perché ne possano usufruire chi non vedere, è una buona pratica che andrebbe recuperata. A spiegarcelo è Barbara che ha partecipato, in veste di narratrice, ad un'iniziativa dell'associazione Libro parlato San Vito


Lo scorso fine settimana sono stata a rigenerarmi in Friuli. L'occasione era importante: si festeggiavano i dieci intensi anni di attività di un'associazione che si chiama "Libro parlato San Vito" ed è la sezione staccata di Feltre del comitato Libro parlato cilp. In questo momento di grave difficoltà economica e sociale laddove la politica fa poco e molto spesso fa male, esistono oasi felici in cui l'associazionismo è motore creativo per ripensare una vita migliore e per creare una rete di solidarietà che sostenga le persone in difficoltà. Il Libro parlato è una forza della natura: ci sono tantissimi volontari che donano il loro tempo, il loro amore e il loro talento per fini comunitari. L'associazione si occupa di molte cose, in primis di registrare i libri per chi non può leggerli: anziani, ipovedenti, dislessici, ciechi. I volontari si chiamano "donatori di voce" e leggono a voce alta e registrano i libri che servono ai ragazzi per studiare, agli anziani per non perdere il contatto con la bellezza del racconto, ai malati per dare conforto nelle lunghe ore di una giornata, ai dislessici e a tutti quelli che hanno problemi con la lettura tradizionale. A partire da questo però, l'associazione si è veramente insediata nel territorio ed è diventata il punto di riferimento per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. In questo fine settimana è stato anche inaugurato un museo tattile: sono state riprodotte le opere d'arte in bassorilievo di modo che chi non le vede le possa toccare. Un'esperienza formidabile anche per chi ha la vista. Un donatore di voce ti benda e ti accompagna, ti insegna a usare le mani per vedere. Il dominio della vista nel mondo occidentale ha fatto in modo che si perdesse il talento di usare gli altri sensi, come il tatto, ad esempio, o l'udito. Grazie a questa associazione, alle persone meravigliose che la compongono, mi sono avvicinata anche io a un modo nuovo di comunicare. Ho sempre saputo che la voce è importante ma tra il dirlo e lo sperimentarlo, vi assicuro che il passo è lungo. Pensare che la tua voce può aiutare qualcuno a farlo uscire dall'oscurità, ecco, questa cosa mi ha letteralmente sconvolto.

L'associazione è una onlus ma vi assicuro che è l'unica vera associazione culturale che conosco. Perché a partire dalla riscoperta della voce come dono piccolo ma importante per chi non può vedere, le persone che compongono il Libro parlato San Vito hanno comunicato a ragionare sul recupero della tradizione orale, sull'importanza sociale di raccontarsi le storie, sull'importanza dell'ascolto, quindi dello stare insieme. Per festeggiare i loro dieci anni non hanno organizzato una cena, ma hanno chiesto a me di realizzare uno spettacolo teatrale. E così mi è venuta l'idea di lavorare sull'Odissea. E' nato uno spettacolo con il maestro Marcello Mauro al pianoforte e con l'attrice Carla Manzon come voce recitante. Io, voce narrante, accompagnavo il pubblico, nel meraviglioso teatrino Arrigoni, alla riscoperta del testo.

Perché ho scelto di lavorare sull'Odissea? Perché Omero è uno spartiacque. Il mondo greco, e necessariamente tutto il mondo occidentale, potrebbe essere diviso in prima e dopo Omero. Perché dopo la scrittura dell'Iliade e dell'Odissea cambiò radicalmente il modo di raccontare e tramandare la storia. Perché l'uomo cambiò. Chi era l'uomo prima di Omero? Per parlarvene devo prima raccontarvi di come fosse inteso il cosmo perché l'uomo, prima di Omero, era legato ad un fato antico. Le stelle, gli astri, i pianeti in cielo e le stagioni, il freddo, il caldo, l'acqua e il fuoco in terra concorrevano tutti nel determinare il destino dell'uomo. Un uomo che viveva senza esercizio della sua volontà, volontà come fu intesa successivamente, un uomo per cui l'agire era sempre assoggettato alla fatalità, a un destino a cui non ci si poteva sottrarre. Per questo si veneravano gli dei e si compivano i riti, per rendere più dolce il destino o per chiedergli aiuto o per porvi rimedio. Al tempo non v'era ancora la scrittura e gli uomini raccontavano le storie, le tramandavano grazie alla parola, grazie alla voce. Per questo le storie non avevano mai una fine e mai un inizio, ognuno poteva arricchirle con la propria fantasia o con la propria esperienza. Al tempo poi, il linguaggio si stava appena formando, le parole non erano definite e definitive così come si intendono oggi. Per questo l'Odissea, prima di essere scritta, era una storia nata per essere ascoltata e veniva tramandata oralmente. Solo dopo Omero è stata fissata nella scrittura.
Soltanto quando l'uomo ha inventato la parola volontà, che prima, per i greci prima di Omero, non esisteva affatto! La volontà dell'uomo ha di fatto cambiato la dimensione del Fato. L'uomo ha creduto di prendere in mano il suo destino e quindi si è sostituito non solo agli dei, ma ha abbandonato gli antichi saperi, le antiche conoscenze. Una vita non più regolata dall'armonia dei cieli, ma dalla volontà dell'uomo. Anche Ulisse è uno spartiacque: da una parte è soggetto e patisce il destino degli dei, dall'altra con astuzia, con intelligenza, con volontà, delinea quello che sarà l'uomo moderno. Potremo proprio dire che linguaggio, volontà e scrittura scindono il mondo antico da quello moderno. Eppure, non è andato tutto perduto anche se oggi è difficile rintracciare i segni del fato antico e del suo procedere fabulatorio. Eppure... vi farò un esempio semplice: se io ora vi dico Polifemo, Circe, Lotofagi voi a cosa pensate? All'Odissea, appunto. E se io vi dico: John Ewing, Sue Ellen, Bobby, Jr? Voi pensate a Dallas.

Ecco, l'Odissea proprio come la soap opera che vi ho appena citato è un'opera che tutti conoscono pur senza conoscerla. Chi ha letto tutta l'Odissea? E quanti di voi hanno visto tutte le puntate di Dallas? Eppure i personaggi ci sono noti, fanno parte del nostro sapere collettivo.
Mentre oggi la soap opera la guardiamo spaparanzati sul divano, un tempo per ascoltare l'Odissea bisognava aver compiuto rituali ben precisi. Chi cantava l’Odissea? E chi la ascoltava? Dove si raccontava? Quando? E come la si doveva ascoltare? Per rispondere a queste domande non occorre andar troppo lontano. Si apra l’Odissea al primo canto e si legga quanto racconta Omero. Il protagonista è l’aedo. L’aedo è un cantore, colui che canta, colui che racconta. Molto spesso è cieco, non può leggere, è scelto proprio per questo, perché vede oltre e quindi può avvicinare gli dei. Anche chi ascolta fa parte di questo rituale religioso ed infatti bisogna predisporsi all’ascolto. Per i greci c’è una parola specifica, per noi intraducibile, che è terpéin. Questo è lo stato d’animo giusto. Immaginate adesso di essere in Grecia. Prima di ascoltare dobbiamo aver fatto il bagno, esserci purificati con oli profumati, indossare abiti puliti, devono essere stati sacrificati degli animali agli dei, deve essere stata imbandito un banchetto, alla nostra tavola devono esserci degli ospiti - Zeus è il dio dell’ospitalità – deve esserci del vino da bere e da offrire agli dei.
Oggi ascoltare le storie ha perduto gran parte del fascino antico, ma anche grazie a questa associazione di San Vito, è possibile dare alla lettura non solo quella dignità perduta ma grazie a un dono semplice, possiamo fare del bene a chi è meno fortunato di noi. E così facendo, rendere migliori anche noi stessi.

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com
23 aprile 2011

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