DEVOZIONE ROVIGO Il ritratto di papa Giovanni Paolo II tracciato dal vescovo Lucio Soravito de Franceschi

Spalancate le porte a Cristo

Lucio Soravito De Franceschi Vescovo di Adria e Rovigo
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Il vescovo Lucio Soravito de Franceschi ha incontrato papa Giovanni Paolo II più volte. Di lui sottolinea la forza e la tenacia con cui ha svolto per 27 anni il proprio apostolato. Non si è fermato davanti alle sofferenze fisiche che hanno segnato la sua vita, dall'attentato del 1981, al tumore all'intestino. Lo ricorda come un grande comunicatore al passo con i tempi


Rovigo - "E' stato un Papa che ha saputo davvero parlare al mondo. Si faceva ascoltare creando un interesse particolare soprattutto tra i giovani". E' l'autorevole voce del vescovo Lucio Soravito de Franceschi a tracciare il profilo di Giovanni Paolo II, che sarà beatificato domenica 1° maggio a Roma da papa Benedetto XVI.

Il vescovo della diocesi di Adria e Rovigo ha incontrato papa Wojtyla diverse volte, a Roma quando è stato ordinato, a Udine nel 1992 quando Giovanni Paolo II ha fatto il giro delle quattro diocesi del Friuli Venezia Giulia.
Era un uomo instancabile, che su molte cose ha saputo precedere i tempi. "Ricordo in particolare il ruolo che ha avuto nella liberazione dell'Europa dell'est dal regime comunista - spiega il vescovo Lucio Soravito -. E' sempre intervenuto per affrontare i problemi umani, dal lavoro, alla famiglia, alla lotta alla mafia".

Se da una parte è stata la forza e la capacità comunicativa ad avvicinare papa Giovanni Paolo II alla gente, l'altro aspetto che il vescovo Soravito de Franceschi sottolinea è che "ha saputo affrontare con occhi di cristiano le sofferenze fisiche, a partire dall'attentato del 1981". A tal proposito racconta un aneddoto. "Quando è venuto a Gemona, nel maggio del 1992, 16 anni dopo il terremoto in Friuli, aveva un volto tirato e sofferente. In quell'occasione ha incontrato oltre 10 mila giovani e 40 mila cittadini. Pochi giorni dopo il suo segretario, il cardinale Stanisław Dziwisz, ci ha riferito che aveva un tumore all'intestino". E dopo il tumore gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. "Quello che mi ha colpito di lui - prosegue il vescovo - è stata la sua tenacia a fare il papa con passione, dinamismo e sapendo di essere al passo con i tempi".

La sua capacità di comunicare si è vista dalla quantità di documenti che ha lasciato alla comunità: 13 encicliche, varie esortazioni apostoliche, il messaggio per il Giubileo del 2000. Ma qual è il messaggio più importante secondo il vescovo? "Senza dubbio - risponde - è la frase con cui ha aperto il suo apostolato nel 1978, ovvero il leit motiv che lo ha accompagnato per 27 anni. Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo".

Di lui tutti ricordano l'impegno a difesa della vita fin dalla fase embrionale, della dignità della persona, dell'onestà e della giustizia, della solidarietà agli immigrati, della libertà dell'uomo rispetto al comunismo dell'est europeo e al consumismo dell'ovest. "Non va dimenticato - conclude il vescovo Lucio Soravito - che ha istituito le giornate mondiali della gioventù".

L'appuntamento con la cerimonia di beatificazione di papa Giovanni Paolo II è domenica 1° maggio alle 10 in mondovisione su Rai2 in diretta da piazza San pietro. Ci saranno un milione di fedeli.

Elisa Barion
29 aprile 2011
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