Torniamo al Medioevo, altro che tempi bui, è l'ironico, ma neanche tanto, invito di Barbara Codogno al termine di un breve viaggio nella Patavium medievale. Incuriosisce l'interessante presenza del podestà. Un uomo nominato quale garante del buon governo al di sopra delle parti obbligato a non avere beni nel territorio patavino e men che meno accettare o elargire favori! L'immagine di una figura sorpassata che oggi accende il sorriso
“Siamo in propaganda elettorale” così ho sentito dire da alcune persone che forse invece intendevano le prossime elezioni amministrative. Questo piccolo, ma non innocuo cortocircuito del linguaggio comune, fa pensare a come i programmi politici siano demandati alla propaganda. Pensandoci mi è venuto un altro dubbio: che per propaganda si intendesse pubblicità? Se così fosse, la
programmazione politica e la sua propaganda sarebbero ormai unicamente recepiti in virtù del marketing. La società dello spettacolo, la società dell'immagine ha ormai sistematizzato la politica inserendola di fatto in una logica di brand, come si fa per un paio di jeans o di occhiali griffati? Stavo seguendo queste mie riflessioni piuttosto cupe quando mi sono imbattuta in un libro di storia dell'arte dal titolo: Palazzo della Ragione di Padova, scritto da
Maria Beatrice Rigobello e Francesco Autizi, edito da Il Poligrafo. Che c'entra, direte voi. Ebbene, in questo bellissimo e pregiatissimo libro, i due autori parlano di come si intendesse
la politica a partire dall'epoca trecentesca, analizzando appunto il Palazzo della Ragione: esito di un certo modo di intendere l'esercizio del potere pubblico e l'espressione di una precisa religione civile, strettamente connessa a modalità e abiti propri dell'età comunale. Per questo Padova è solo un pretesto, in realtà gli studi politici degli autori si applicano alla concezione generale di amministrazione delle città che appare in sintonia con l'ideologia politica degli altri comuni italiani dell'epoca.
E siccome di elezioni amministrative si tratta, permettermi di raccontarvi quali fossero le modalità di governo all'epoca.
Se è vero che la storia deve essere maestra di vita, credo che questo libro, sotto elezioni appunto, possa essere consigliato non solo ai cittadini che andranno al voto ma soprattutto a quanti si propongono di governarli.
Torniamo al Medioevo: la concezione e la gestione della giustizia era vista quale cardine dell'intero sistema politico.
Date le lotte tra le continue fazioni capeggiate dalle famiglie nobili, era stato istituito un podestà forestiero in modo che questi fosse al di sorpa delle parti e difendesse gli interessi di tutta la comunità. Il Podestà era rigorosamente obbligato a non ricevere doni da nessuno e non poteva nemmeno acquistare a credito né possedere case o terreni all'interno di Padova e del suo territorio. Al tempo le emittenti televisive non esistevano, ma facciamo uno sforzo di immaginazione!
Al Podestà era persino vietato accettare un invito a pranzo da persona che potesse ricevere benefici o favori da lui, questo per tutelarne l'immagine di autorità imparziale verso tutti i ceti sociali, consolidando la sua posizione di uomo capace di mantenersi sopra le parti e perciò in gradi di garantire un'amministrazione equa alla città.
Queste norme rispecchiavano l'ideologia di tutti i Comuni italiani. Il fine del Podestà era il bene pubblico, il bene comune, il Podestà era la personificazione della città e doveva essere in possesso di virtù politiche, indispensabili al suo incarico: prudenza, magnanimità, temperanza, giustizia. Le sue origini non importavano. Gli statuti comunali nel 1215 istituirono una legislazione che difendeva il popolo contro le ingerenze e i soprusi delle famiglie nobili e potenti. Per coinvolgere più democraticamente la città era stato instaurato un Maggior consiglio e un Minor consiglio eletto dai quartieri: in tal modo il popolo poteva accedere alle magistrature che sovrintendevano all'amministrazione pubblica e garantire così decisioni e iniziative che fossero effettivamente di pubblico interesse. Vennero poi istituiti i tribunali dei Cataveri (trova il vero) incaricati di identificare e punire ingiustizie non denunciate. Tra il 1256 e il 1328, momento di massima affermazione, il libero Comune ribadì con forza i propri diritti di supremazia in campo politico e civile contrapponendosi anche drasticamente al potere ecclesiastico e a quello dei magnati. Si vietò ai dipendenti dei signori locali di accedere agli uffici pubblici nei villaggi attorno alla città.
Molte sono ancora le cose straordinarie che emergono dagli studi storici condotti e documentati dai due autori e chi consiglio di approfondire.
Se pensiamo a com'è ridotta la nostra politica, verrebbe voglia di tornare al Medioevo.
O forse, al Medioevo della ragione, siamo purtroppo già tornati da un pezzo.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com