
La giornalista Barbara Codogno ha pubblicato il libro di racconti 'Cosa sognano le donne'. Una donna esperta di donne per raccontare storie estreme che culminano nella realizzazione del loro progetto di vita: la felicità
Padova - 'Cosa sognano le donne', l’ultimo lavoro letterario di Barbara Codogno, è stato presentato questa sera a Padova presso la sala Romanino dei Musei Civici Eremitani alle ore 18.00.
Barbara Codogno laureata in filosofia, giornalista free lance (su RovigoOggi pubblica la rubrica Sex and the country e Cucina e saggezza), artista a tutto tondo, ha già pubblicato una raccolta di poesie “Metrolieder”.
Sono undici le protagoniste del suo ultimo lavoro “Cosa sognano le donne”.
Undici racconti divisi come in una partitura musicale (Allegro ma non troppo, Intermezzo I°, Marcia Funebre, Intermezzo II°, Finale, Presto delirando) ed entrati nella collana Vicoli diretta da Saveria Chemotti, Cleup editore.
Qual è il messaggio che il libro vuole mandare alle lettrici e ai lettori?
“Sono donne diverse, le protagoniste delle mie storie – risponde Barbara - ma legate dall’irrinunciabile pulsione verso la realizzazione dei propri sogni e da un passato ingombrante, difficile da rielaborare, un passato che impedisce di approdare alla vita.
E così scatta la miccia dell’immaginazione, quel velo poetico che ricopre la realtà con la fantasia della scrittura e inventa il paradosso. Ci stanno dentro le protagoniste, artefici sempre e comunque del loro destino. Dono alle mie protagoniste l’opportunità di raggiungere la felicità attraverso l’estremizzazione dell’atto. E così diventano donne capaci di uccidere pur di affermare se stesse e il loro diritto al sogno”.
Quanto c’è di autobiografico nelle storie che narri?
“Ouverture e Sipario sono i racconti maggiormente autobiografici - racconta l’autrice - Come in una sorta di canone inverso, ho inserito l’apertura alla fine. Sipario, la cornice iniziale, narra la vicenda di una donna che sente una necessità creativa alla quale viene impedito di esprimersi, mentre Ouverture parla di me, del mio bambino, di una donna che realizza il sogno finale e costituisce l’approdo e quel presente che da inizio alla narrazione.
Tra l’uno e l’altro si muovono le vite di tutte le altre donne.
In “Avremo un bambino”, per esempio, una donna con una esperienza familiare fallimentare e squilibrata, rinuncia alla nascita di suo figlio, perché frutto di un amore inesistente, quello stesso amore finto e finito di cui lei stessa rappresenta la sintesi”.
Come nascono le tue storie?
“Sono donne nate da diversi spunti da una semplice frase sentita in autobus, o da qualsiasi altro stimolo della quotidianità.
La possibilità comunque di osservare la realtà femminile, mi ha senz’altro aiutato - dice Barbara - sono tra le osservatrici del forum di ateneo di Padova per le politiche di genere. E’ un luogo di elaborazione e di scambio tra la ricerca femminile espressa nell'ambito dell'Università e quella espressa dal tessuto culturale del territorio. Anche il tesoro di questa esperienza ha aiutato me e la creazione delle mie protagoniste e delle loro storie”.

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