Mi piace scrivere per parlarvi di una mostra che è insieme straordinariamente attuale, anzi contemporanea, e poeticamente antica. Titola:
e siete tutti invitati a parteciparci.
Quando dico “partecipare” non significa soltanto “venire a vedere la mostra”; intendo che siete tutti invitati a condividere con artisti e curatrice il senso profondo e meraviglioso di questa Cantica che è insieme un inno alla vita e un omaggio necessario alla madre terra.
Ricorda la curatrice
Maria Luisa Trevisan che il primo essere umano fu modellato con la terra, così infatti si legge nella
Bibbia. Dunque gli esseri umani e la terra sono fatti della stessa sostanza, come attestano le rispettive
parole ebraiche:
adam “essere umano” e adamà “terra”. In questa terra Dio soffiò l’alito di vita e creò Adamo.
In
Bereshit (Genesi) all’umanità viene affidato da Dio il compito di custodire il giardino.
Ma
Bereshit presenta due storie diverse relative alla Creazione. Nella prima, l’umanità ne è il punto più alto. Giorno dopo giorno il mondo viene preparato all’arrivo del primo essere umano.
Il compito di Adamo è “dominare” sulla terra e su tutte le sue creature. Nella seconda versione l’umanità è il fondamento della Creazione. Adamo è fatto direttamente di adamà: le piante dipendono da lui perché le coltivi. Compito di Adamo è “coltivare e custodire” il giardino.
Dunque qual è il posto dell’uomo nell’universo? Controllare e dominare? Essere parte del mondo e, allo stesso tempo, prendersene cura?
La natura nell’antichità era considerata sacra, difesa dalle divinità. L’epoca moderna ha segnato un forte distacco da questo modo di percepire la natura.
La fisica e la scienza fecero capire all’uomo che era possibile piegare la natura alle esigenze umane. Da un atteggiamento contemplativo nei suoi confronti si passa ad uno sempre più attivo. Anzi, sempre più spesso distruttivo.
L’ambiente viene visto come una risorsa da manipolare e non come aspetto del sacro. Ricordiamo poi che il 2011 è stato dichiarato dall’Assemblea generale delle Nazioni “Anno internazionale delle foreste” e anche in quest'ottica va vista questa mostra collettiva d’arte contemporanea.
Adamà. Cantica per la terra, è un inno alla natura con uno sguardo alla salvaguardia del pianeta e della biodiversità.
Saranno esposte opere di land art, installazione ambientali, dipinti, fotografie e sculture di artisti italiani e stranieri che spaziano da una visione mitica, sublime della natura ad una più artificiale ricreata dall’uomo in laboratorio e realizzata con i nuovi media.
Nell’ambito della mostra saranno realizzati incontri, presentazioni di libri, video, film, performance musicali, con scrittori, filosofi, docenti universitari, film maker.
Tra le tante opere e installazioni degne di nota vi segnalo a mio avviso una tra le più affascinanti, quella dell'artista cinese Chen Mei-Yuan dal titolo: "Via della natura".
Si tratta di un percorso che il visitatore è chiamato a fare, preferibilmente a piedi nudi, camminando sopra delle lastre di cemento, su cui sono impresse le impronte di un centinaio di specie di piante. L'artista usa appositamente il cemento, materiale di base con il quale l'uomo costruisce le città, per conservare l'immagine dei vegetali più diffusi nel nostro pianeta, accompagnati dal loro nome scientifico e dal paese di provenienza. Alla fine del percorso una struttura di bambù, pianta che per i cinesi rappresenta la virtù, dal nome "Cielo", formata dagli ideogrammi, uomo, grande e cielo ed ammirare le fronde arboree che si innalzano verso l'alto.
Ci si può distendere a braccia aperte e gambe divaricate formando con il proprio corpo l'ideogramma cinese.
Si stabilisce in tal modo una correlazione tra "grande cielo", "grande uomo", per sottolineare il rapporto simbolico tra l'essere umano, la terra ed il cielo.
Anche io vi partecipo con un'installazione che propone la pianta del labirinto della Cattedrale di Chartres dedicata a Nostra Signora di Chartres. Presso la civiltà Babilonese, la forma circolare del labirinto pare fosse una elaborazione stilizzata delle viscere degli animali che, una volta offerti in sacrificio agli dei, venivano poi usati a scopi divinatori. L'Egitto aveva il labirinto celeste, nel quale venivano spinte le anime dei dipartiti. Nella Grecia classica il labirinto diventa prova iniziatica traducibile come viaggio che conduce al centro, ovvero al luogo sacro per eccellenza e che esprime la speranza di una rinascita. La parola deriva da Labrys: la doppia ascia che a Creta era l'emblema del potere regale e aveva la forma di due quarti di luna opposti, a simboleggiare il potere di vita e di morte della divinità lunare matriarcale. E' a questa potenza del femminile che l'installazione è dedicata.
ARTISTI
Rudy Barborini, Alessandro Cadamuro, Elena Candeo, Roberto Cannata, Alessandro Cardinale, Andrea Carpita, Wanda Casaril, Bruno Ceccobelli, Juan Carlos Ceci, Chen Mei-Yuan, Miguel Chevalier, Barbara Codogno, Fulvio Di Piazza, Christiane Draffehn, Alex Dragulescu, Serge D’Urach, Dorit Feldman, Amedeo Fontana, Roberto Fontanella, Jernej Forbici, Alessia Francescato, Loredana Galante, Antonio Giancaterino, Nicola Giol, Cristina Gori, Bobo Ivancich De La Torriente, Jonathon Keats, Anna Kennel, Abdallah Khaled, Yayoi Kusama, Roberto Marconato, Gianna Moise, Pain Azyme, Barbara Pelizzon, Aldo Pallaro, Tobia Ravà, Santina Ricupero, Raffaele Rossi, Mauro Sambo, Yogacharini Sangeeta (Laura Biagi), Santorossi, Sevn, Hana Silberstein, Sandy Skoglund, Annamaria Targher, Cristina Treppo, Cesare Vignato, Luigi Viola, Carla Viparelli, Paola Volpato, Stefano Zaratin, Mores, Sara Raquel Mason, Giulia Polo, Rosanna Spanò.
Visite e meditazioni su prenotazione da mercoledì a domenica dalle 15 alle 19 tel. +39 0415728366 cell. 3491240891 cartec@alice.it
Pardes - Laboratorio di ricerca d’arte contemporanea, Concerto d’arte contemporanea - Via Miranese 42, a Mirano, Venezia (per info: 0415728366 cell. 3491240891) mltrevisan@libero.it www.artepardes.org; www.concertodartecontemporanea.org, si veda anche Pardes su facebook e su my space.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com