In questa puntata di Sex and the country, la nostra Barbara prende spunto dalla mostra di Marisa Merlin, “Riciclarti 2011 cantiere d'arte ambientale”, per approfondire il tema dei consumi. Anche la malattia è legata a ciò che consumiamo, i farmaci in particolare. E spunta Pharmakos, il capro espiatorio della Grecia antica, un mito legato al concetto di violenza
Fino a poco tempo fa il mio contributo all'ambiente era un fatto di resistenza umana: getto le cartacce nei cestino e divido la spazzatura - con un'operazione che io chiamo “il riciclaggio”, carta con carta, vetro con vetro, plastica e umido - e soprattutto, per quanto mi è possibile, sorrido alle persone per strada, chiedo permesso, dico buongiorno. Essere ben educati trovo sia il primo atteggiamento ecologico da adottare. Ma non voglio parlarvi di questo. Vi voglio invece parlare di una bella mostra, “
Riciclarti 2011 cantiere d'arte ambientale” a cura di Marisa Merlin, che inaugura giovedì 26 maggio all'ex macello di Padova ma che vede artisti internazionali usare la loro creatività per trasformare quelli che noi liquidiamo facilmente come “rifiuti” in opere d'arte o di design. Abituati dalla società del consumo a comprare continuamente cose nuove e a sostituirle altrettanto facilmente, non in virtù del loro invecchiamento bensì a seconda della moda, indotti a inseguire sempre nuovi desideri materiali, insomma, costretti ad abbuffarci di cose nuove continuamente, noi comuni mortali siamo divisi in due: da una parte un sistema che ci chiama a compare dall'altro un eco sistema, l'ambiente, che ci implora in ginocchio di smettere di accumulare, di smettere di inquinare, di preservare le risorse, di tutelare gli eco sistemi, insomma, di non soffocare. Direzioni che sembrano l'una elidere l'altra.
Senonché un punto di raccordo c'è. Sembra paradossale la mia affermazione in questo periodo di tagli scellerati alla cultura, eppure, è l'arte il nostro salvavita. Attraverso la creatività giovani artisti e designer prendono il vecchio e lo trasformano, dandogli una nuova vita e una nuova forma. Gli esempi sono molteplici e tutti di grande suggestione perché la bellezza coincide con l'utilità, con il far del bene al prossimo. Prendiamo le
bottigliette di succo di frutta in vetro ad esempio e trasformiamole in una lampada. Ma una lampada si può fare anche con il
tamburo di una lavatrice. Così come una molla o un
ammortizzatore può diventare un portariviste. L'utilità dell'arte va intesa anche e soprattutto per le modalità di pensiero che attiva. Allora un artista usando materiali di riciclo o di scarto può creare un'opera d'arte in cui l'elemento estetico non è disgiunto da quello etico. Così un contenitore di cartone può diventare una tela e ospitare un dipinto al suo interno, così delle vecchie sedie, con l'aggiunta di vecchie cinture attaccate alle gambe possono farci riflettere sulla sedia elettrica e sulla pena di morte. Perché è inutile volerlo nascondere, il processo di squilibrio in atto sta lentamente uccidendo il nostro sistema come ci racconta un documentario girato a Moynaq nel lago Aral: laddove c'era un lago e una popolazione che viveva di pesca oggi c'è il deserto grazie agli esperimenti nucleari condotti dai Sovietici. Questo pericolo imminente ce lo fa percepire subito un'installazione in memoria del disastro ambientale avvenuto in Louisiana. Tra le tante opere esposte ce n'è poi una che mi è particolarmente cara, titola Pharmagod ed è una croce cristiana composta di scatole di medicinali. Il titolo parla chiaro,
viviamo nella società del dio farmaco ovvero tra i padroni di questo mondo senz'altro possiamo annoverare le multinazionali delle aziende farmaceutiche. L'opera d'arte però in me, che come sapete seguo da vicino i temi del sacro in antropologia e filosofia, ha innescato altre riflessioni.
Mi è tornato in mente il
Pharmakos, il capro espiatorio della Grecia antica. Questo era un giovanetto scelto per la sua bellezza. Veniva nutrito e allevato con ogni cura ma poi, quando c'era una crisi, una pestilenza, una carestia, il povero ragazzo veniva immolato. Col suo sacrificio si espelleva il male che era venuto a turbare la quiete della polis. Legare il farmaco ad un concetto di violenza è quanto mai attuale. Potrei parlare di tante cose ma ne cito solo una, penso all'accanimento terapeutico, ad esempio. Noi uomini siamo solo contenitori da riempire di oggetti di consumo, la nostra vita è funzionale al consumo, più viviamo e più consumiamo. Se ci ammaliamo è un'occasione in più per consumare, siamo pronti ad assumere cure, farmaci, terapie. Chi prova a sottrarsi a questa violenza viene messo al bando. I farmaci alternativi, naturali vengono proibiti e l'uomo non ha scampo: deve farsi curare così come la legge del mercato della salute impone. Questo accanimento terapeutico invece di farlo sulla nostra pelle, lo si facesse sul serio per la nostra salute e per quella della terra. Si applicassero i vari protocolli di Kyoto, si usassero le fonti di energia alternative, si riciclasse sul serio, si inquinasse meno, si lasciassero in pace gli eco sistemi, si producesse meno e si consumasse meno, tutti. Da parte mia, oltre ad invitarvi a riflettere su questi argomenti, anche vistando la mostra, vi posso dire che continuerò a dare il mio piccolo contributo personale facendo resistenza, per quanto possibile. Scrivendo, sorridendo, chiedendo permesso. E chiedendo scusa a questa nostra madre terra, che tradiamo convinti che no, non stiamo mica tradendo noi stessi.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com