Giorgia Businaro di Legambiente Rovigo invita i cittadini a votare "sì" al quesito sul nucleare, al referendum del 12 e 13 giugno. La direttrice dell'associazione spiga i motivi per cui un sito in Polesine sarebbe pericoloso, tra cui subsidenza, vulnerabilità del territorio e risalita del cuneo salino nei periodi di siccità
Rovigo - Secondo
Legambiente Veneto la moratoria di un anno, il fasullo stop alle centrali con il decreto Omnibus, il ricorso alla Cassazione per i referendum ed una efficacissima censura mediatica sono le azioni che il governo ha messo in atto per boicottare la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno.
“Ma i cittadini non si sono lasciati condizionare – afferma
Giorgia Businaro, direttrice di Legambiente Rovigo -. Grazie alla campagna informativa itinerante “Autostopnucleare”, i nostri attivisti hanno raggiunto un centinaio di località, nelle sette provincie della nostra regione, informando i cittadini veneti che domenica e lunedì andranno a votare e voteranno sì”.
La Regione Veneto, come si sa, è una tra le possibili candidate ad ospitare un
impianto nucleare, in particolare nella zona compresa tra Adige e Po. Tale territorio, di origine alluvionale, presenta caratteristiche idonee all’istallazione di un impianto nucleare, per la sua totale assenza di rilievi o asperità, stabilità sismica, grande disponibilità di acqua data dalla presenza dei due maggiori fiumi italiani oltre ad una capillare rete di canali di scolo anche di notevoli dimensioni.
Secondo Giorgia Businaro allo stesso tempo, però, la zona in questione presenta diverse caratteristiche di vulnerabilità. “Il basso Veneto – spiega la direttrice – soffre per il notevole inquinamento delle acque, per le alterazioni dei corsi d’acqua, per il consistente fenomeno della subsidenza che, in Polesine, ha determinato conseguenze disastrose nella zona deltizia che soffre anche dell’impatto causato dalla centrale termoelettrica di Polesine Camerini e di molte altre criticità”.
Secondo Businaro però la zona compresa tra i due fiumi è da considerarsi ad
alta vulnerabilità. “Le centrali che il Governo prevede - precisa - hanno bisogno di 100 mc/secondo di acqua, una quantità che il Po sarebbe in grado di fornire, teoricamente, perché queste sono zone a rischio idraulico, soggette ad inondazioni periodiche, a deflusso difficoltoso, aree di ristagno idrico a causa dei terreni poco permeabili, un territorio che può aspettarsi delle inondazioni. Sostanzialmente sono “zone ad alta vulnerabilità” come dichiara il Piano territoriale provinciale di Rovigo. Date queste condizioni è realmente pensabile di installare il nucleare?”.
All’interno di questa panoramica si inserisce, secondo Businaro, l’annoso problema della
risalita del cuneo salino, che si acuirebbe nel tratto terminale del fiume, nei periodi di maggior siccità impedendo l’utilizzo di acqua per l’irrigazione in un’area che ha superato i 20 mila ettari, e che già oggi soffre del problema.
“Se oltre la centrale a carbone fosse presente tra i due fiumi
una centrale nucleare bisogna sapere che questa non potrà essere fermata. Dunque - domanda Giorgia Businaro - le popolazioni del basso veronese, del cavarzerano, del Polesine, del Delta del Po se la sentono di rischiare?”.