
Ripiegati i vessilli si strizza l’occhio al passato denso di immagini e ricordi. È un ovale ricco di fotografie anche inedite. Vi troneggia il mito, Maci Battaglini che da lassù osserva i visitatori della mostra all’Archivio di Stato dove sono custodite le tradizioni, i costumi, dal 1935 in avanti, catalogati con pazienza certosina. Una mostra da non perdere…
Rovigo - È un rugby non giocato, ma tramandato ai posteri. Ognuno vi troverà qualcosa di personale, frammenti di un incontro vissuto e partecipato. E nei ricordi del tempo potrà riscoprire i momenti di gioia, di tristezza , di trionfi e di sconfitte che fanno parte del gioco.
Indiscusso protagonista, tra storia e leggenda, Maci Battaglini è raccontato, da chi magari non l’ha conosciuto personalmente, in un pot pourri di giornali, manifesti e cimeli che rimangono scolpiti negli occhi dei visitatori. Tentativo riuscito di mostrare lo spaccato della vita di uno di San Bortolo che seppe trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Questo era Maci tra storia, mito, leggenda ripercorribili nella mostra aperta sino prossimo 17 giugno (Archivio di Stato dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19). Le due ali della sala tappezzate di cimeli e grandi manifesti mettono a loro agio il visitatore che troverà i “murales” per invitano il pubblico al Tre Martiri, la culla del rugby in città.
Il campo del vecchio Ippodromo, arido d’estate e quasi impraticabile per il fango in inverno, ospita le grandi di un tempo Milano, Napoli e Parma, Padova rivali del tempo. e lui è lì ad accoglierle come testimoniano i giornali locali prima e della Francia poi. Un mito che i più giovani dovrebbero custodire nel loro patrimonio ovale. Osservare la sua maglia da gioco, ritrovarsi idealmente stretti a lui nel primo scudetto vinto dai rossoblu è un antidoto che serve a lenire le ultime sofferenze vissute nel campo a lui dedicato. Ma cos’era il rugby secondo Maci? Me lo spiegò un giorno un altro grande, il giornalista Beppe Tognetti: “Non solo un gioco, una maniera di essere, di amare e di vivere. E fra ogni possibile interpretazione, un’unica certezza, il credo”. Una libera traduzione dal dialetto di cui Maci, per necessità, era un cultore.
E se il rugby ebbe a diventare lo sport per antonomasia, lo si deve innanzitutto a Maci, l’emblema della Rovigo ovale divisa tra destra e sinistra, ma sempre unita in mischia.
Piergiorgio Callegari

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