Al policlinico Gemelli lo psichiatra Federico Tonioni se ne occupa da qualche tempo. Si chiama dipendenza da Facebook ed è molto dannosa. Fino a questo momento si pensava che a rischio dipendenza da rete fossero principalmente i ragazzi, ma non è così. Qualche dato: gli italiani in media stanno connessi alla rete circa sei ore e mezza al giorno, più dei brasiliani che vengono considerati da tutti il caso limite. La Regione Lazio e moltissime aziende impediscono oggi ai loro dipendenti di collegarsi a Facebook perché il fenomeno di dipendenza crea gravissimi danni alla loro produttività: i dipendenti stanno ore su Facebook invece di lavorare!
Partendo da questi dati allarmanti vi voglio raccontare questa storia che vede come protagonisti Facebook, l'amore e... una truffa.
La
dipendenza da Facebook (che si cura in centri specializzati) non vede solo i ragazzi come persone a rischio ma coinvolge oggi in modo esponenziale anche un utente specifico: le donne single, professioniste con un buon lavoro, cultura medio alta, donne con un range d'età dai 50 ai 60 anni. Sono donne che soffrono di solitudine,
donne che su Facebook cercano svago, comunicazione, amicizia e perché no, anche un amore.
Una volta si frequentava la piazza per conoscere nuovi amici o per trovare dei fidanzati.
Oggi la piazza è virtuale e per incontrare un cuore solitario, che renda meno solitario il nostro, si ricorre a Facebook.
Quelle coordinate - che in piazza, ci facevano capire, incrociare e scartare le persone - dovrebbero essere rimaste le stesse eppure non è così: Facebook non permette di fiutare, non ci si può affidare all'istinto, alla sensazione di pelle o di pancia. Siamo in balia di un mondo parallelo che spesso sfugge al nostro controllo e anche al nostro buon senso.
Questa che vi racconto è una storia vera: Anna (il nome è d'invenzione, come i riferimenti geografici) è una donna solare, bella e molto simpatica. Ha quasi 50 anni e vive a Novara. E' una libera professionista. Frequenta spesso Facebook, il suo profilo è molto accattivante: dichiara le sue preferenze in fatto di cinema, letteratura; esprime vitalità e voglia di vivere.
E' una donna ed è single.
Un giorno, circa un paio di mesi fa, viene contattata da un certo Nicolas Gonzales che usa il nickname Nic Gon. Si scambiano l'amicizia e poi... "Lui comincia a raccontarmi la storia dell'orso” racconta Anna piuttosto infuriata dice che "ha un'azienda che commercia in manufatti realizzati con oro e bronzo e che per comprare le materie prime va spesso in Nigeria e in Malesia".
Il sedicente Nicolas Gonzales dice di abitare a Manchester però, afferma Anna: “Il suo inglese era poco chiaro”. Una volta che Anna vuole farlo parlare con una sua amica di madrelingua inglese, Nicolas fa ripetutamente cadere la linea, di fatto impedendo la conversazione.
“Mi ha fornito un cellulare inglese e un cellulare nigeriano e un paio di e-mail. Io gli chiedevo di raccontarmi di sé ma lo faceva con reticenza... mi ha detto di essere vedovo, di avere una figlia di 12 anni, che era stufo di star da solo e che cercava una compagna. Ha cominciato a corteggiarmi, era molto presente: una si lusinga, ci casca e non è più obiettiva! Ho ancora gli ultimi suoi 160 sms nel telefonino, mi scriveva continuamente su Facebook e poi mi ha mandato una sua foto: era un ragazzo strafigo!” racconta Anna.
Lo strafigo cuoce a puntino la nostra bella e ingenua signora e organizza una diabolica messa in scena. Le comunica: “Vado in Nigeria per un viaggio di lavoro e al ritorno, prima di rientrare in Inghilterra, vengo finalmente da te”. Finge così di recarsi in Nigeria per comprare dell'oro.
Improvvisamente la carta di credito non funziona e non ha i soldi per prendere un aereo.
A chi chiede aiuto? “Cominciano ad arrivarmi messaggi su Facebook che mi mettono in ansia, mi fa fretta: è in difficoltà, è in pericolo! Non capisco più niente e gli mando i primi
850 euro”.
Una volta preso l'aereo al nostro strafigo capita un altro gravissimo incidente: ha un problema con l'ispettorato dell'immigrazione, per colpa di una tassa interna - Bta - non ha i soldi per lasciare il Benin, è disperato, la chiama in continuazione, le scrive in continuazione.
Anna gli manda altri
500 euro sempre tramite Western Union, a suo nome ma con una parola chiave segreta che i due concordano: “Mi ha fatto diventare pazza, ho cercato di aiutarlo in ogni modo, informandomi sulla tassa Bta alle ambasciate, chiedendo a tutti gli aeroporti, coinvolgendo amici...”.
Ad Anna sale l'ansia e si trova coinvolta in qualcosa che ormai non sa più gestire: “Devo dire che è stato bravissimo, molto meglio di uno psicanalista, mi ha portato all'esasperazione, mi teneva inchiodata a lui con i suoi continui messaggi via Facebook, ero in sua totale balia”.
Poi arriva la terza richiesta di denaro e per fortuna un'amica di Anna interviene.
Quando Anna capisce di essere vittima di una truffa è già troppo tardi.
Va alla polizia investigativa ma le rispondono: “Non possiamo fare niente perché non c'è reato: i soldi non li ha estorti, è lei che glieli ha mandati!” così la liquidano, trattandola con una certa sufficienza.
Lei sa di essere stata gabbata.
La ferita è bruciante, forse più di quanto riesce ad ammettere. Però si fa coraggio e reagisce: su Facebook si mette in contatto con le altre donne che compaiono tra le amiche di Nicolas: “Sicuramente la polizia avrà cose più importanti da fare che badare a una ingenua come me, ma io non voglio che a nessun'altra donna capiti la mia disavventura”.
E fa appena in tempo: becca una signora tedesca più o meno della sua età. Costei ha appena ricevuto una mail in cui Nicolas afferma di amare solo lei.
Che ne dite? Tra poco partirà per un viaggio e poi andrà a trovarla?
Quando Nicolas vede che Anna e la signora tedesca hanno stretto amicizia scrive una mail a quest'ultima esortandola a non credere assolutamente alle altre donne: lui ama solo lei e non vuole nessun altra.
La signora tedesca, che è intelligente, invece di vedere in Anna una rivale, la ringrazia e spera di far cadere il sedicente Nicolas Gonzales in una trappola: forse la polizia investigativa di Monaco prenderà più seriamente questa faccenda.
Anna comunque non demorde e a furia di cercare da sola in rete (visto che la polizia non l'ha aiutata) scopre un Nicolas Gonzales in un agenzia di cuori solitari: “Potrebbe anche essere lui, ma a 15 anni di distanza e più grasso... oppure è solo una somiglianza”.
Nel frattempo mi contatta e mi chiede di scrivere questa storia.
Io ve l'ho raccontata sperando che sia d'aiuto a tutte quelle persone che soffrono di Facebook dipendenza: perché non solo c'è il rischio di friggersi il cervello, ma anche quello di incappare in personaggi privi scrupoli e che potrebbero rivelarsi anche molto più pericolosi del nostro Nicolas Gonzales.
Barbara Codogno
anubi31@gmail.com