Si potrebbe semplicemente cominciare col parlare della deriva etica che sta portando il nostro Paese dritto al collasso.Vero è che questa deriva coinvolge tanto la parte destra quanto la parte sinistra del nostro collassato paese. Ma consegnare la responsabilità dei misfatti alla parte politica – quasi la politica non ci riguardasse! - non risolve un problema a mio avviso molto più grave: che siamo noi, gente comune, la testimonianza della vittoria del sistema Berlusconi.E non tanto perché sogniamo ancora la nostra emancipazione votandoci al capitalismo, ovvero all'acquisizione sistematizzata, compulsiva, isterica e bulimica di beni di consumo frutto di un desiderata subdolamente indotto; non tanto perché abbiamo scientemente procrastinato la nostra esistenza reale preferendole la vita spettacolarizzata della televisione; non tanto per aver demandato il nostro eros agli oggetti, per averlo sublimato in forme perverse quali il voyerismo: ore passate a guardare le vetrine! merce esposta alla contemplazione, vestiti come corpi nudi in un sexy shoop, vetrine su cui sbavano i nostri desideri necrofili, perché sono senza vita le cose a cui aneliamo; non tanto per non avvertire più alcuna differenza tra realtà e finzione e sopprimere così sdegno, commozione, indignazione, paura, il campo emotivo umano insomma, ma soprattutto perché non possiamo più metterci al riparo in quanto vittime.Siamo diventati tutti carnefici. Indifferenti, mafiosi, ricattatori. Cattivi.
Se confronto le notizie di cronaca con la mia quotidianità non mi compare un limite, non c'è un'area protetta, una zona franca dove “certe cose” non arrivano.
Il contagio è avvenuto nel profondo ed è drammatico.
Qualche sera partecipavo a una serata culturale. Due ragazzi presentavano delle loro opere e poi, come spesso accade, il discorso si è spostato sulle immagini trasmesse dalla Tv. Uno di questi, nell'indifferenza clamorosa del pubblico, anzi, grazie al pubblico che se ne faceva garante, ha affermato che nei telegiornali le riprese di morti in attentati e omicidi sono fatte tutte in bassa definizione, con strumentazione quasi non professionale, perché così danno più forte il senso di notizia verità.
Di fronte a tanto Berlusconismo io sono insorta ma credetemi, è stato arduo ricondurre questa persona sul sentiero della ragionevolezza. Non è bastato chiedere: di fronte a persone morte tu ti preoccupi che l'immagine dia un effetto realtà? Queste persone sono realmente morte. E' la tua indifferenza, il tuo sogno di spettacolarizzare tutto, la tua vanità, il tuo insulso egoismo che ti fa considerare esteticamente quell'immagine, tu non ci vuoi stare di fronte alla realtà. Per quei morti c'è una sola verità: che sono morti e che qualcuno li ha uccisi.
Il ragazzo non mi ha minimamente considerato, il pubblico nemmeno.
Anestesia del sentire. Maschilismo dello spettacolo che non può perdere tempo con una donna che parla di emozioni e non ha nemmeno una tetta o il culo di fuori.
Sono giorni difficili, c'è una crisi che non passa.
Ci dicono che si è attenuata solo perché la gente si è abituata a vivere con sempre meno mezzi a disposizione. Ma sotto questa abitudine alla rassegnazione pratica cova il risentimento. E' all'ordine del giorno assistere ad azioni inconsulte di persone da cui non ti aspetteresti nulla di simile.
Persone abituate ad essere sottomesse, ad ingoiare veleno e prepotenza altrui e che alla prima occasione si prendono la rivincita: trattano male gli altri, se possono li fregano, li ostacolano, li occultano, rubano idee, lavori: sono pronti a tutto pur di avere il loro momento di gloria.
In questo essere disposti a tutto c'è ovviamente la necessità di esercitare la revanche scegliendo come capro espiatorio il più debole. In nome dell'invidia, della corruzione morale, del male patito.
Ovunque c'è bisogno della raccomandazione, nessuno premia più qualcosa di bello in quanto bello, c'è sempre bisogno di dover dire “grazie” - e non nel meccanismo virtuoso del dono e della reciprocità - di mettersi quindi nell'ottica che se hai raggiunto un risultato non lo devi a te, ai tuoi talenti, al tuo impegno, alla tua dedizione, alla tua passione, queste sono cose che non servono! caso mai lo devi al favore ricevuto.
Questo continuo infangare, disprezzare, sottomettere, ricattare è puro esercizio di potere, quel potere che Berlusconi ha mostrato, da grande mediatore qual è, come il grande e universale desiderio degli italiani: essere come lui.
In questo processo di omologazione del pensiero in virtù della creazione di un io supremo e onnipotente incarnato dall'immagine sacra – ad altissima definizione stavolta - del Dio Berlusconi è massimamente la figura della donna ad averne fatto le spese.
La donna non solo mercificata e umiliata dal potere ma tradita dalla stessa donna a cui è stato mostrato come rinnegare se stessa.
Perché se da una parte abbiamo la velina e la puttana, dall'altro abbiamo la ministra faccendiera, ma dall'altro lato ancora abbiamo madri che suggeriscono alle loro figlie di vendersi, prostituirsi, umiliarsi. Non solo un'intera generazione dichiara quindi la propria sconfitta ma si procura il piacere di far ereditare ai figli il peggio di questa sconfitta. Laddove una madre non ha più l'età per vendere il proprio corpo – avesse potuto farlo! - allora che almeno lo faccia la figlia, che non diventi la figlia una fallita come la madre.
E in questo scivolare inesorabile verso il fondo, verso lo schifo, ogni cosa viene drammaticamente travolta.
Anche Pascal e per altri motivi ci aveva provato tanto tempo fa, a proporre una singolare scommessa. Io, che non sono di certo Pascal, vorrei solo che la mia domanda fosse accolta nel profondo, nel cuore di noi tutti: siamo veramente sicuri che ci convenga essere così? Ragionare così? comportarsi così?Liberarsi di Berlusconi significa liberarsi veramente della nostra parte peggiore: avere il coraggio di guardarla, perdonarla e di cambiarla.Solo se riusciamo a vedere il nostro sporco, il nostro buio, la nostra bassezza potremo capire che non abbiamo solo quella, che c'è ben altro di cui andare fieri.Solo se ammettiamo questo possiamo porci la domanda: ma siamo sicuri che veramente convenga esser così? E solo se ammettiamo i nostri errori potremo darci la possibilità di non sentirci più così sicuri.E ritrovare finalmente la speranza per realizzare, con bellezza ed eticità, un'esistenza migliore, per tutti.Barbara Codogno
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