Il credito agevolato alle aziende italiane è insufficiente per uscire dall’anonimato e porsi sul mercato con il giusto approccio. Secondo gli esperti l’unico strumento utile per ridurre i tempi di ripresa e potenziare l’azienda è lo strumento del Private equity. In Polesine la Bellelli Engineering lo sta sfruttando (leggi l'articolo) e secondo il presidente Monesi l’azienda nei prossimi 5 anni triplicherà il volume di affari
Rovigo - Non è una novità che l’economia italiana, come quella europea, è in difficoltà. Secondo gli esperti del settore si potrà sperare in un pareggio non prima del 2014, ma fino ad all’ora bisognerà rimboccarsi le maniche per non essere inghiottiti dal vortice della crisi. Gli strumenti messi a disposizioni dal governo sembrano ormai insufficienti, la politica nazionale pone come rimedio il taglio dei costi superflui, soluzione valida sia in campo pubblico che in quello privato, a testimoniarlo è stato il presiedente di Unioncamere regionale Giuseppe Fedalto: in Veneto nel 2010, 15mila persone non hanno trovato lavoro perchè le aziende e le imprese hanno preferito investire sulle risorse già in loro possesso (
leggi l'articolo), in poche parole quasi tutti non hanno voluto fare il passo più lungo della gamba. Ma l'eccezione che che conferma la regola c’è, e si chiama
Private equity: il soggetto pubblico sposa la causa di quello privato diventandone socio attivo.
In Veneto, nel 2010, ci sono state quattro operazioni di investimento da parte della Regione, uno di questi in Polesine.
La
Bellelli Engineering di Antonio Monesi ha avuto i requisiti necessari per poter sfruttare il canale ‘istituzionale’ per potenziare le proprie risorse e rimanere competivi in campo nazionale ma soprattutto internazionale (
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Il credito agevolato non basta più alle aziende per superare la crisi, servono azioni più significative.
Antonio Rigon, vice presidente di Veneto Sviluppo, è uno dei grandi sostenitori del Private equity, sfruttandolo in tutte le sue potenzialità diventare lo strumento più efficace per le industre italiana. “Prima bisogna far capire agli imprenditori cambiare forme finanziare - spiega Antonio Rigon - uscire dagli schemi standard, può aumentare le potenzialità dell’azienda”.
A testimoniarlo infatti è la Bellelli Eng. Monesi sostiene che "con il Private equity triplicheremo il volume d’affari in cinque anni". Uscire dall’anonimato, puntare al vertice del proprio settore è il miglior modo per interpretare lo strumento finanziario. “La Bellelli Engineering ha dovuto intraprendere un
percorso di valutazione di tre anni - racconta Antonio Monesi - successivamente a fine 2010 abbiamo concretizzato l’
accordo con Veneto Sviluppo per aumentare il nostro capitale sociale. Per essere maggiormente competitivi abbiamo aperto il capitale anche ai nostri collaboratori, i dipendenti dell’azienda, che hanno acquistato quote della società per un valore pari al 6% - conclude Monesi -. Il Private Equity ci permette di crescere in tempi relativamente ridotti, il tutto in un’ottica di rapporto che non ci impone vincoli particolari, in quanto l’ingresso di questi nuovi soci non influenza l’operatività degli amministratori. Cosa ben diversa da un eventuale ingresso in società di partner industriali che puntavano a rilevare la maggioranza dell’azienda".