
Il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin (foto a lato) ricorda lo sciopero della fame dei detenuti in via Verdi a Rovigo (leggi articolo) e chiede alla giunta veneta di intervenire al ministero della Giustizia, ad adempiere alle proprie funzioni e competenze in materia sociale, sanitaria e di interventi per la sicurezza, a ripristinare i fondi necessari all’attività delle associazioni di volontariato e quelli per la sicurezza
Venezia - Occhi puntati sulla situazione dei detenuti nel carcere di Rovigo. Il consigliere regionale Graziano Azzalin ha rivolto un'interpellanza al consiglio regionale veneto allo scopo di far intervenire la Regione al ministero della Giustizia per risolvere i problemi della casa circondariale di via Verdi.
Condizioni di sovraffollamento e carenza di personale della polizia penitenziaria: sono queste le problematiche più urgenti su cui il consigliere chiede alla giunta di intervenire. "Il carcere rodigino - si legge nell'interpellanza - dovrebbe ospitare un massimo di 66 detenuti, invece registra una media giornaliera di oltre il doppio di presenze".
Il sovraffollamento può avere conseguenze anche gravi sul piano sanitario, secondo Azzalin, perché può comportare l’espandersi di epidemie e malattie, quali scabbia e tubercolosi. A queste condizioni, si aggiunge l'azzeramento dei finanziamenti regionali che ha comportato la drastica riduzione delle attività svolte dalle associazioni di volontariato, la carenza di attrezzature idonee a garantire la sicurezza nella struttura, come per esempio le telecamere diffuse, e l'ordinaria manutenzione.
Da lunedì 13 a venerdì 17 giugno scorsi, sottolinea ancora l’esponente del Pd “i detenuti della casa circondariale di Rovigo hanno attuato uno sciopero della fame La polizia penitenziaria, dal canto suo, denuncia la cronica carenza di fondi e di personale e il sovraffollamento del carcere che li costringe a turni di lavoro massacranti e insostenibili”.
La popolazione detenuta attuale ammonta mediamente a 110/130 persone, delle quali 90-100 uomini e 20-30 donne, suddivisi nella maniera seguente: in attesa di giudizio 38%; condannati in attesa di appello 16%; definitivi condannati: 46%. Il 62% della popolazione detenuta maschile e l’80% di quella femminile, è costituita da persone straniere in maggioranza extracomunitari, spesso privi di titolo di soggiorno e di punti di riferimento nell’area rodigina, per i quali formalmente è possibile l’accesso alle misure alternative, ma che comunque a fine pena sono soggetti all’espulsione.

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