
Un cargo pieno di carbone è arrivato davanti a palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale a Venezia, mentre dentro il palazzo si discuteva della modifica della legge dell'Ente parco Delta del Po per poter avviare la riconversione della centrale Enel di Porto Tolle, collocata in mezzo all'area protetta, a carbone. Gli attivisti di Greenpeace di sono contrapposti ai sit in dei lavoratori della centrale supportati dalle sigle sindacali di Cgil e Cisl. In consiglio sono stati bocciati tutti e trenta gli emendamenti, domani 21 luglio si potrebbe arrivare già ai voti
Venezia – La modifica all'articolo 30 della legge costitutiva del Parco regionale delta del Po, potrebbe essere messa ai voti già domani 21 luglio, dopo una prima giornata di discussione in consiglio regionale abbastanza tranquilla e conclusa oltre le 19, dopo una decina di emendamenti bocciati dalla maggioranza, tra cui quello migliorativo proposto dal Partito Democratico. L'approvazione è necessaria per superare di fatto, insieme alle novità apportate dalla legge finanziaria in fatto di riconversione delle centrali, lo stop al carbone decretato dal Consiglio di Stato (leggi articolo).
Il braccio di ferro non si è tenuto solo a palazzo Ferro Fini, ma anche tra le calle veneziane, se da una parte sventolavano le bandiere di Cgil e Cisl, assieme agli striscioni di Enel, dei dipendenti della centrale di Polesine Camerini, dall'altra parte Greenpeace è arrivata con i manifestanti davanti alla sede consiliare su un cargo da trasporto veneziano riempito di carbone.
“L'idea nostra era quella di portare direttamente come testimonianza quanto questa fonte fossile fosse sporca – commenta Andrea Boraschi responsabile della campagna clima energia di Greenpeace -, il nostro è stato un gesto simbolico, quello di consegnarlo alle istituzioni che oggi cominciavano a discutere sul futuro ambientale Delta Po e sull'inquinamento atmosferico del nord est”.
Anche Greenpeace ha avviato una raccolta firme on line contro il carbone, già arrivata a quota 13mila (http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/Salviamo-il-clima/pericolo-carbone/).
Dall'altra parte i lavoratori hanno protestato contro la manifestazione "verde" definendola "capolavoro della commedia italiana" finita a denunce. “Quanto è stato contestato oggi dalla polizia – commentano i lavoratori – ai militanti dell'associazione dimostra che il carbone di Greenpeace è quello delle denunce, mentre il carbone dell'Enel è quello di Fusina, dove sono i Verdi e i sindaci del territorio a chiedere il carbone e la co-combustione con il Cdr, perché le tecnologie in uso fanno coesistere il carbone e la tutela di siti "patrimonio mondiale Unesco" come Venezia e la sua laguna”. I militanti di Greenpeace sono stati poi accolti dal presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato.
Più posata la discussione in aula: “In alcuni tratti il confronto è stato acceso – spiega il presidente della seconda commissione, Andrea Bassi, che ha relazionato il disegno di legge – ma sempre nei limiti dei ruoli e correttezza. Chi sta facendo opposizione non sta usando sotterfugi”.
Una trentina gli emendamenti sottoposti in consiglio per cercare di migliorare la proposta, una dei quali della maggioranza (solo tecnica, dove è stato aggiunto un termine): “Siamo molto cauti nell'accettare gli emendamenti, poiché non vorremmo che vadano a mettere in difficoltà le Via regionale e nazionale” specifica Bassi.
Critico, invece, il consigliere del Pd Graziano Azzalin: “La maggioranza ha messo in luce tutta la sua paura e subalternità, quando il consiglio regionale doveva mettere qualche paletto in più per la tutela dell'ambiente”.
L'emendamento presentato dal partito democratico cercava di ancorare la modifica di legge alle norme europee: “Per l'utilizzo delle migliori tecniche possibili, che sono procedure che se ti discosti devi motivarle”.
Nicola Cappello

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