Il consiglio Regionale non vota la modifica dell'articolo 30 della legge regionale. L'opposizione dà filo da torcere alla maggioranza presentando 30 sub emendamenti a suo dire migliorativi. La maggioranza non vota nessun emendamento per paura di nuovi problemi con il decreto Via. Tutto rinviato a martedì prossimo
Venezia - L'opposizione non cede di un millimetro e nemmeno giovedì si è arrivati al voto.
La maggioranza non vuole cambiare di una virgola il disegno di legge per la modifica all'articolo 30 della legge costitutiva del Parco del Delta del Po Veneto, che attualmente prevede la realizzazioni di impianti energetici con un impatto ambientale uguale o inferiore ad una centrale a metano, impedendo la riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine camerini, mentre
Federazione della Sinistra ed Italia dei Valori, a differenza di ieri,
hanno dato battaglia sino all'ultimo.Un secondo giorno infuocato, quindi, con la presentazione di ben trenta sub emendamenti, da parte dei due gruppi consiliari, che hanno tenuto impegnato per tutto il giorno il consiglio. La maggioranza ha paura che l'approvazione anche di un solo elemento, possa andare a
colpire di riflesso la Via nazionale e regionale, segno di come la legge sia stata cucita addosso, come l'abito di un sarto, all'azienda energetica, per scavalcare la sentenza del consiglio di stato; una legge “ad personam” come denunciato più volte dall'opposizione.
“Il nostro obiettivo non è stare in aula settimane – commenta il consigliere dell'opposizione Pietrangelo Pettenò - e qui ci sono poche cose e ben chiare. È ovvio che
la legge passerà siamo solo in quattro o cinque a votare contro, ma quando la modifica sarà approvata per noi la battaglia continuerà ed utilizzeremo il
referendum abrogativo se ci sarà possibilità”.
Nemmeno la maggioranza demorde e a sua volta non ha ceduto di un millimetro, bocciando tutti gli emendamenti, presentati: “Finito il consiglio (alle 18,17 ndr) – spiega Andrea Bassi, relatore del disegno di legge e presidente della seconda commissione – abbiamo voluto fare un
briefing con i tecnici, dove si è spiegato il perché non si voglia cambiare il disegno di legge, che ci spinge a non accettare nessun emendamento presentato”.
Ma la strada del referendum e di un eventuale ricorso a livello comunitario, sono le possibilità già prese in considerazione da Fds ed Idv: “Le modifiche all'articolo 30 e al 5bis, non aiutano a risolvere i problemi – continua Pettenò – il consiglio di stato ha detto chiaramente che si deve lavorare con le migliori tecnologie. Non vogliamo cedere al ricatto di Enel, dato che la centrale può funzionare a metano e solo la sete speculativa ed i torbidi affari che attorno al carbone si celano interessi, impediscono ai lavoratori di essere occupati in una produzione che non determina morte invece che benessere”.
Anche i lavoratori della centrale Enel non demordono, dato che hanno già annunciato che
martedì prossimo, a partire dalle 14,30 con la ripresa dei lavori del consiglio regionale, torneranno a manifestare a Venezia, ad oltranza se necessario.
Nicola Cappello