
Conoscere le origini e il territorio in cui viviamo è il messaggio che RovigoOggi propone ai suoi lettori. Si è parlato del Delta del Po con tre itinerari di una giornata (itinerario 1, 2, 3). Mentre nel Delta prevale l'aspetto naturalistico, nell'Alto e Medio Polesine prevalgono la storia e l'arte. Esistono testimonianze del passato sconosciute al grande pubblico che meritano di essere recuperate e valorizzate. Come le piccole città, a volte dimenticate, che se si trovassero in Austria o Francia sarebbero meta di significativa visitazione turistica. Tra queste spicca la città di Lendinara (Ro)
I Cattaneo, con alterne vicende governarono la città fino al 1284, quando arrivano gli Estensi, che erano Badia Polesine e Rovigo. Duecento anni dopo, nel 1484 Lendinara viene conquistata dalla Serenissima. I Veneziani, vinta la guerra con gli Estensi di Ferrara, dominarono il Polesine fino al 1797 quando arrivarono i Francesi. Caduto l'impero di Napoleone, nel 1814 arriva il ferreo dominio dell'Austria a cui si oppongono i primi patrioti italiani del Polesine: i fratelli Marchiori e Alberto Mario, scrittore e amico di Mazzini e Garibaldi. La terza guerra d'indipendenza del 1866 ricongiunge Lendinara e il Polesine all'Italia.
Molti i palazzi che adornano le vie e le piazze del centro; i più prestigiosi palazzo Malmignati, palazzo Boldrin-Marchiori della seconda metà del '500, il palazzo del Municipio con il colonnato trecentesco (al piano terreno c'è lo storico Caffè Grande) e, nella stessa piazza, si trovano i resti del castello medioevale. Bella l'architettura del Teatro Ballarin del 1814.
Le chiese sono la testimonianza più forte della cultura e dell'arte, che a Lendinara si sono manifestate per il forte sentimento religioso che ancora oggi resiste. La chiesa di S. Biagio, che esisteva già nel XIII secolo, la chiesa di S. Rocco del '400. Poco oltre, c'è il Duomo. Gli storici polesani affermano che questa grande chiesa, dedicata a S. Sofia, fu edificata nel secolo XIII per volontà dei Cattaneo, sui resti di un tempio pagano dedicato a Giunone. Nel secolo XVIII fu restaurata e la fu ricostruita con uno stile neoclassico. Due lapidi romane, trovate sull'area della chiesa, sono state murate su una parete esterna della chiesa. Il campanile settecentesco è uno dei più alti d'Italia e si erge per cento metri. L'interno neoclassico è arricchito di affreschi e tele: opere d'arte di pittori del '500, '600 e'700 tra i quali Giorgio Anselmi, Antonio Zanchi, Antonio Mancini e Carlo Bonone.
Vicino alla piazza dedicata al patriota Alberto Mario, si trova la chiesa per la quale Lendinara è conosciuta nel mondo cattolico: il Santuario della Madonna del Pilastrello. Le origini del Santuario risalgono al '500 e fu affidata alle cure dei Monaci Olivetani, che ancora oggi lo custodiscono. All'interno opere pittoriche della scuola del Tintoretto, di Paolo Veronese, di Giambattista Piazzetta e altri artisti minori. Sopra l'altare maggiore, con una breve scalinata, si sale a venerare la Madonna col Bambino la “Madonna Nera”, raffigurata con una bella terracotta quattrocentesca. Tutto attorno i trovano le testimonianze “per grazia ricevuta” dei miracoli attribuiti alla Santa Vergine, che hanno reso famoso il Santuario.
Giovanni Boschetti

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