
Dai contrasti all'interno del Pdl all'asso pigliatutto Antonello Contiero, Gianmario Scaramuzza del Psi richiama l'attenzione sulla democrazia come ricchezza del confronto politico
Dall’inizio di questa giunta a Rovigo, il neoeletto sindaco è alle prese con le beghe interne dei partiti della coalizione in un crescendo preoccupante. Dapprima, in casa del Pdl, ora nella Lega. La tensione all’interno della maggioranza è palpabile e il nervosismo del Sindaco, per chi lo conosce, traspare visibilmente sia nel suo volto sia nelle sue azioni. Verrebbe da chiedersi “ma chi glielo ha fatto fare?” anche se la risposta è ormai arcinota. In queste condizioni governare la città diventa per lui un’odissea, considerando che si devono ancora affrontare problemi di un certo rilievo, ma la maggiore incertezza è per chi deve essere governato. Dalla parte del Pdl è chiaro che i problemi fondamentali rimangono irrisolti per un conflitto interno che parte da lontano, per cui siamo ormai alla guerra fredda. Il governo del Consiglio Comunale, da parte dell’attuale presidente, lascia molti dubbi sulla gestione democratica, da parte di una persona troppo navigata perché capitino errori, forse più dettati da una sua supponenza di parte. Dalla parte dell’altro alleato, la democrazia teorizzata da Contiero della Lega, sia all’interno del suo partito che nel governo della cosa pubblica, molto spesso non coincide con quell’effettiva conosciuta e consolidata negli anni. Infatti, nel suo partito non è ammessa una normale dialettica o qualche divergenza di linea politica, perché inesorabilmente si viene sospesi o radiati. Chi non è in linea con il segretario provinciale della Lega è out. Nel governo della cosa pubblica e nel caso della presidenza dell’Interporto le sue dichiarazioni all’atto dell’insediamento lasciano trasparire un’idea distorta di ciò che si dovrà fare in futuro. A suo dire, egli dovrà “elaborare un progetto strategico che sia in linea con le idee del suo partito”, (in cui è lui a decidere), invece che la ricerca e il confronto politico e progettuale per il bene della cosa pubblica. Dimentica forse, che le scelte necessarie non sono quelle della propria parte politica, ma di tutta la sua alleanza in particolare del consiglio di amministrazione dell'Ente. Da qualche tempo i socialisti reclamano la democrazia all’interno dei partiti poiché ultimamente si sono visti nascere partiti personalistici, dai predellini, dai movimenti che non sono partiti, e il finanziamento dello Stato è riservato a tutti in maniera proporzionale e distorta che pesa sensibilmente sulla finanza pubblica. Tali distorsioni dovrebbero essere corrette perché i partiti, conformemente alla costituzione, rispondano ai più elementari requisiti di democrazia a cominciare dal loro statuto, dalle elezioni dal basso degli organi dirigenti, non imposti dall’alto. Con la stessa arroganza si è arrivati alla modifica della legge elettorale per proporre il (porcellum) e nominare chi dovrà rappresentare i cittadini in parlamento. Mai come in questi anni si sono viste stravolgere regole ormai consolidate ed efficaci, forse perché la democrazia è diventataun optional.
Gianmario Scaramuzza
del Partito Socialista Italiano

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