SANITA' ROVIGO Si adeguano gli utenti alle nuove tariffe del ticket, ma non riescono a spiegarsi gli sprechi che la politica fa quotidianamente

Rassegnati si paga

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La gente si adegua alle nuove tariffe sui ticket, ma non riesce proprio a digerire gli sprechi che la politica sta facendo. “Che i tagli si iniziano a fare a Roma riducendo stipendi ed indennità” è la frase detta da più utenti in fila per pagare la propria prestazione medica all’ospedale di Rovigo


Rovigo - Sono rassegnati i cittadini rodigini nel pagare il nuovo ticket maggiorato. Da sabato 6 agosto sono entrate in vigore le nuove norme di imposta dettate dalla Finanziaria 2011 approvata in Parlamento.

Il personale dell’ospedale di Rovigo, parlando con gli utenti della questione, ha riscontrato rassegnazione più che lamentele dirette per la maggiorazione del servizio pubblico.
“E’ una ingiustizia che i cittadini debbano pagare sempre le malefatte del governo - afferma Alberto, in coda per pagare del ticket agli sportelli automatici - stiamo andando sempre più alla deriva, tutti noi siamo cittadini si serie B a differenza degli onorevoli o dei senatori che pranzano al super ristorante pagando una cifra irrisoria. Se c’è bisogno di tirare ancor più la cinghia che inizino loro”. 
Dopo le affermazione fatte dal primo utente interpellato si sono aggiunti a ruota commenti simili degli altri cittadini che la pensano alla stessa maniera. “Pagare il ticket è una cosa giusta, basta che sia proporzionato - spiega Adriano in fila con la figlia Federica - Purtroppo chi fa le leggi tiene conto sempre e solo del reddito lordo mai del netto, è facile superare gli scaglioni di esenzione, ma quando si arriva ad una certa età e non si è esenti diventa difficile sostenere questi costi per la sanità”.

La gente in coda alla casse un po' si è sbottonata. Sono soprattutto i familiari di persone malate, che hanno bisogno di cure o visite continue, ad essere stanchi di questa continua tassazione. Ma se una volta questa persone chiamavano in causa la politica, affinché facesse qualcosa per aiutarli, ora i politici li vorrebbero tutti a casa e "che si accorgano di ciò che significa oggi vivere da persone comuni".
12 agosto 2011

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