Il primato di maggior orario sul luogo di lavoro a carattere mondiale spetta al popolo italiano che supera quello giapponese da sempre considerato il primo. Negli ultimi 15anni le ore di lavoro in Italia sono calate ed è aumentata la produttività dei lavoratori introducendo maggiore flessibilità nell’orario di impiego, merito ai metodi sperimentati negli Usa
Rovigo - Non è più il caso di dire che gli italiani sono scansa fatiche, allo stesso modo bisogna rivedere il luogo comune che associa al popolo giapponese l’appellativo di grandi lavoratori. Secondo le rilevazioni statistiche dell’Istat e dell’Ocse emerge il dato che
i lavoratori italiani sono impegnati in media di più dei colleghi europei e di quelli giapponesi.
Sono circa
1778 le ore all’anno di lavoro che gli italiani svolgono, 360 ore in meno per i tedeschi e 278 per i francesi. La media europea è di poco inferiore alle 1600 ore, ed il popolo che lavora in proporzione meno è quello olandese con una media di 1377 ore.
I giapponesi, da sempre considerati un popolo di grandi lavoratori con orari di lavoro insostenibili
sono impegnati in media 1700 ore l’anno, poco meno degli italiani, gli americani e gli inglesi non superano le 1650 ore.
Ma lo studio statistico ha messo in luce che il trend di ore lavorative negli ultimi 15 anni è in leggero calo.
Nel 1993 i lavoratori italiani erano in media occupati 35,7 ore la settimana, nel 2007 la media è scesa a 34,7. Questa riduzione è stata permessa sia dalla
larga diffusione del part time, che ha inciso nel lavoro collettivo e ha permesso un sostanziale recupero di frazioni di ora alla settimana, sia dalla flessibilità di orario con
l’introduzione del metodo unsocial hours, ossia lavoro serale o lavoro nei fine settimana. Questi metodi di lavoro sono stati coniati negli States dove hanno riscontrato enorme successo tanto da essere stati considerati il motivo di maggiore produttività dei lavoratori negli anni ’90.
La flessibilità quindi è la chiave di lettura. Il concetto è chiaro,
meno ore, miglior qualità della vita permettono il massimo rendimento del lavoratore e la felicità degli imprenditori.
Lo studio statistico ha permesso anche di constatare che
il job satisfaction (indice di gradimento lavorativo)
è in aumento tra gli impiegati che, potendo scegliere il più delle volte il proprio orario di lavoro, sono incentivati a rendere il massimo delle proprie potenzialità ed essere gratificati dai datori di lavoro che vedono un sostanziale incremento di produttività.