Le prossime edizioni del concorso Voci per la libertà legato ad Amnesty International si terranno in una nuova sede. Il divorzio da Villadose (Rovigo) è avvenuto in seguito alle polemiche per il premio attribuito alla canzone "Genova brucia" di Simone Cristicchi. L'assessore alla Cultura Ilaria Paparella (foto a lato) spiega che non c'è mai stata la volontàdi censurare la manifestazione visto che l'amministrazione ha contribuito a realizzarla
Rovigo - Il concorso Voci per la libertà continua a far discutere. A distanza di oltre un mese dal termine della manifestazione di Villadose, a bocce ferme, l'amministrazione comunale interviene sulla polemica che ha portato gli organizzatori a cambiare la sede delle prossime edizioni (
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A parlarne è
Ilaria Paparella, assessore comunale alla Cultura, che chiarisce: "Abbiamo dato un notevole contributo al concorso, ovvero 5 mila euro, oltre al supporto logistico e volevamo continuare a farlo".
La polemica è esplosa dopo che un cittadino di Villadose, si è lamentato sulla stampa per il
premio assegnato alla canzone "Genova brucia" di Simone Cristicchi, tacciando il concorso di essere "di sinistra".
Anche l'amministrazione aveva preso le distanze dalla canzone premiata, perché riflette un solo punto di vista sui fatti del G8 di Genova e non contempla il fatto che i manifestanti, in quella occasione, brandirono più volte estintori e san pietrini per devastare una città.
"Michele Lionello - afferma Paparella - direttore artistico di Voci per la libertà ha immediatamente preso posizione contro l'amministrazione e
il dibattito è diventato una questione politica".
Una strumentalizzazione fuori luogo, che non si addice ai principi ispiratori del concorso e di chi lo supporta, ovvero Amnesty International, che della difesa della libertà e dei diritti umani ha fatto la propria bandiera.
La polemica non trova giustificazioni neanche sotto il profilo culturale dal momento che la cultura non è né "di destra" né "di sinistra".
"L'amministrazione comunale - conclude l'assessore - ha espresso la propria opinione" ma, assicura,
non c'è mai stata la volontà di "censurare" il concorso. "Se non ne avessimo riconosciuto il valore, non avremmo fatto lo sforzo di finanziarla con 5 mila euro, che per il Comune sono una grossa cifra".
Elisa Barion