CULTURA ROVIGO Il cantautore Carlo Muratori in concerto il 9 settembre per il festival "Ande, bali e cante" con lo spettacolo "Povera patria" dedicato al 150° dell'Unità d'Italia

Dalla Sicilia la musica che racconta le nuove illusioni

Carlo Muratori
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Carlo Muratori, cantautore siciliano e studioso di tradizioni popolari, si esibirà al Censer di viale Porta Adige venerdì 9 settembre alle 21, nell'ambito del festival di musica e tradizioni popolari Ande, bali e cante. Muratori sostiene che durante il Risorgimento e con l'Unità d'Italia "qualcosa è andato storto. Perché noi siciliani eravamo unitari e l’anno dopo l’Unità è cambiato tutto?". Con il suo spettacolo "Povera patria" cercherà di dare una risposta alla domanda


Rovigo - Centocinquant’anni di Italia unita, cos’è andato storto? Ruota tutto intorno a questa domanda, "Povera patria", lo spettacolo che Carlo Muratori, cantautore siciliano, studioso di tradizioni popolari, impegnato nella ri-esecuzione di musica popolare e nella composizione di nuova musica d’autore in lingua e dialetto, porterà sul palco per il concerto d’apertura della decima edizione di "Ande, bali e cante – Un magnifico decennale", venerdì 9 settembre al Censer, alle 21. E’ un ritorno molto gradito, quello di Muratori in città, che aveva già conquistato il pubblico del festival di musica e cultura popolare organizzato dall’associazione Minelliana già nel 2007, quando è stato dedicato alle "Isole di terra e di mare".

Carlo Muratori, come nasce "Povera patria"?
“Dall’esigenza di confrontarsi con il 150° compleanno della nostra nazione, per ricordare che un popolo come il mio, oggi rassegnato e filosofeggiante, nell’Ottocento scendeva in piazza con il forcone in mano ed ha acceso così la prima fiamma del Risorgimento italiano, nell’attesa che arrivasse "Anibardo" (Garibaldi), a fare l’Italia e liberarci dai Borboni”.
E poi cos’è successo?
“Il problema è che non ci si capiva. E’ arrivato l’esercito sabaudo e ha sparato contro gli stessi ragazzi che hanno combattuto per l’unità. Non rispondevano alle domande ed erano considerati dei briganti: ma, allora, chi lo capiva il piemontese? Noi non lo capiamo nemmeno ora. Il fatto è che qualcosa non ha funzionato in questa unione fatta troppo in fretta”.
Nel suo spettacolo cosa ci spiegherà?
“Nel concerto, che sto portando in giro per l’Italia e che proprio in questi giorni ho proposto anche al festival "Lithos, transiti a sud-est" di Ferla (provincia di Siracusa), una manifestazione che ho inventato 11 anni fa ed è ormai divenuto una consuetudine, mi chiedo: perché noi siciliani eravamo unitari e l’anno dopo l’Unità è cambiato tutto? Perché ancora non ci sentiamo parte di questo Stato? La natura ci ha creato mafiosi e "terroni" o c’è dell’altro? Poi lascerò alla musica fare la sua parte”.
Che significato ha, per lei, portare questo spettacolo al nord?
“A Rovigo ho trovato un ambiente dove queste cose si possono dire e in quell’auditorium, dove la gente viene ad ascoltare ed è curiosa di conoscere, si crea un’atmosfera favorevole. Certo, le parole che userò non saranno le stesse che ho usato a Palermo, però non presenterò il problema del sud, ma un problema dell’Italia: quello che ci serve è un nuovo Risorgimento. Più che fratelli d’Italia, dovremmo sentirci fratelli in Italia e lo dirò un po’ con parole mie e un po’ con le parole della mia gente. Sarà divertente”.

Ad accompagnare Carlo Muratori saranno Massimo Genovese (alla chitarra), Matteo Blundo (viola) e Christian Bianca (violino).
8 settembre 2011

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