Pubblico letteralmente in visibilio ieri sera al Censer per il concerto di Ambrogio Sparagna e i musicanti di Riva presso Chieri per la rassegna Ande Bali e Cante
Rovigo - Si abbassano le luci e una voce fende l’aria, la canzone è
“Polesine”, terra e acqua, acqua e tera, un piccolo omaggio dell’artista ai suoi ospiti.
“Paradossalmente – introduce il cantante – il senso e i temi trattati dalla canzone popolare sono sempre gli stessi, dal Veneto alla Sicilia,
i dialetti non dividono, bensì uniscono”; e si spande il suono unico nel suo genere di un organetto, indiavolato, saltellante, con una sottile e continuativa linea di amaro. L’abilità allo strumento di questo musicista ricercatore, mette in risalto tutte le caratteristiche peculiari e intime di una tradizione musicale che per armonie e melodie ricorda, sempre, le dinamiche faticose e tortuose della vita, al termine di una giornata di duro lavoro.
“Sono storie di uomini”, dice Sparagna che confonde abilmente la fiaba fantastica, un po’ alla Rodari, con la difficoltà più che reale di affrontare la solitudine in una città che non ci appartiene.
E’ l’esempio della fantastica storia di Roccano, il suonatore di organetto che, grazie alla sua musica, riesce a trasportare con se, in alto, tutti gli ascoltatori incantati dal suono e dal magico strumento che poco a poco diventa gigante. Altra vicenda invece quella di un uomo che desiderava partirsene dal suo paese per stare in città, e una volta realizzato il sogno, si accorge che la strada forse era un'altra. A questo brano Sparagna fa seguire un momento strumentale struggente, la cui forza è rappresentata dal profondo respiro e da una
poesia tutta interiore che riesce ad illuminare la sala gremita.
La
ninna nanna e la conta delle stelle, sempre sull’onda magica della poesia popolare, prendono forma nella voce di
Annarita Colaianni, cantante che a sorpresa sale sul palco dando un accento di grande poesia all’intero concerto.
Siedono poi ad un tavolo d’osteria quattro musicanti con le camice e le bretelle rosse, quattro fiati, che poco per volta diventano cinque, sei e poi sette. I musicanti di Riva presso Chieri sanno cosa sia il teatro, conoscono la
sperimentazione sia musicale che teatrale, affrontano il monologo e lo spazio scenico con abilità. Sono sette omoni, grandi e grossi, abili musicisti, non solo di strumenti a fiato ma anche di attrezzi da lavoro, un setaccio si trasforma facilmente in un ocean, il rastrello diventa un magnifico “guiro”.
Un gruppo che rivive e costruisce in scena paesaggi sonori evocativi e poetici.
Un lavoro capace di divertire per la commistione intelligente tra testo, musica e movimento. Una poetica mai scontata, che, con
trovate di sapore semplice e comico teatrale, incantano facendo riaffiorare quella voglia un po’ dimenticata di riscoprire non solo le radici, ma soprattutto quelle antiche e lontane emozioni.
Camilla Ferrari