SERVIZI SOCIALI ROVIGO Le famiglie bisognose raddoppiano, i fondi calano del 60%. Situazione allarmante per l'assessore Gianni Antonio Saccardin

La miseria è tra di noi

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Allarme povertà a Rovigo. In calo del 60% rispetto al 2005 le disponibilità del Comune per far fronte alle situazioni di bisogno mentre sono raddoppiate le famiglie, la maggior parte italiane, che chiedono aiuto. L'assessore Gianni Antonio Saccardin è preoccupato: "Bisogna tentare in ogni caso di attuare politiche più lungimiranti"


Rovigo - Aumenta il numero delle persone bisognose e i fondi a disposizione del sociale sono sempre più ridotti.
E' un quadro drammatico quello tracciato dall'assessore comunale Gianni Antonio Saccardin, che lancia l'allarme povertà a Rovigo.
Povertà che, stando ai numeri, va in due direzioni: da una parte la crisi pesa sui cittadini e crea situazioni di disagio sempre più gravi, dall'altra il Comune che fa i conti con una disponibilità di risorse in continuo calo.

Saccardin, già assessore ai servizi sociali durante la giunta di Paolo Avezzù, spiega infatti che nel 2005, le risorse a disposizione del settore si aggiravano intorno ai 260 mila euro. "Erano divise in 118 mila euro per il reddito di ultima istanza e 150 mila euro per l'immediata assistenza. Se a queste cifre aggiungiamo i 55 mila euro per le famiglie numerose monoreddito, si arriva a 325 mila euro circa".

Oggi, invece, ci sono 30 mila euro per il Rui (la Regione dal 2010 non lo finanzia più) e 95 mila per l'immediata assistenza, "in tutto 125 mila euro" sottolinea l'assessore, che osserva come i fondi al sociale siano diminuiti del 60%.
Tutto questo a fronte di un aumento delle situazioni di bisogno. "Nei primi tre mesi da assessore nel 2002 - prosegue - ho ricevuto nel mio ufficio 95 persone in difficoltà. Ad oggi, a tre mesi dall'insediamento della giunta Piva, ne ho viste 205".

Anche la tipologia di utente è cambiata, secondo le sue parole. "Sei anni fa si trattava per lo più di persone collocate al di fuori del mercato del lavoro, alcolisti, tossicodipendenti. Oggi ricevo molte famiglie, in particolare genitori separati con i figli a carico, disoccupati che hanno perso improvvisamente il lavoro, che hanno superato i 40-45 anni e non riescono a trovare un altro impiego".

Le famiglie che si rivolgono al Comune sono per la maggior parte di italiani: da gennaio 2011 ad oggi, su circa 300 famiglie, ben 200 erano italiane. Uno scenario che si presenta grave e che non lascia sperare in prospettive migliori per il futuro: "E' necessario tentare di attuare delle politiche più lungimiranti - afferma Saccardin - come ad esempio l'introduzione del quoziente familiare. Inoltre bisogna pensare ai giovani".

Elisa Barion
23 settembre 2011

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