ARS ATTACK La segnalazione di una esposizione fuori dal comune al Museo Revoltella di Triste: artisti locali contemporanei dialogano con gli spazi ottocenteschi del palazzo

Corrispondenze d'amorosa arte

Cassiopea
Lacrime
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A Trieste la casa ottocentesca del Barone Revoltella, diventata museo grazie anche all'apporto di Carlo Scarpa, ospita fino al 4 dicembre delle creazioni ad hoc pensate per gli spazi del museo stesso. Le opere e le installazioni degli artisti locali accompagnano la visita dei 6 piani, alla ricerca di una relazione tra il museo e il linguaggio contemporaneo. Due i curatori Lorenzo Michelli e il direttore Maria Masau Dan

Ho sempre avuto un debole per la città di Trieste. Sarà che c'è il mare, sarà che è una terra di confine... ci ho sempre respirato una certa aria d'antan e ci ho pure trovato alcune tra le cose più belle che abbia mai visto. Come ad esempio la mostra dedicata ad Eleonor Fini del 2009: credo di essermi commossa come non mai in quell'occasione. Insomma, il museo Revoltella di Trieste è, a mio avviso, un luogo da tener d'occhio; tanto più che in questo periodo torna a far interagire con la propria struttura, il museo stesso, l'arte contemporanea declinata in installazioni ed eventi performance. Si chiama Corrispondenze d'arte, interventi d'arte contemporanea a colloquio con il museo Revoltella l'iniziativa che aprirà i battenti il 30 settembre alle ore 21. Una inaugurazione – evento, come vuole il contemporaneo, con performance di danza, arte e musica. Avremo tempo fino al 4 dicembre per vedere una ventina tra opere, interventi e progetti speciali: installazioni, giochi di luce e colore, fotografia, musica, dislocati dal piano terra alle sale del sesto piano del museo.

Curata da Lorenzo Michelli e dal direttore del museo Maria Masau Dan, l'iniziativa ha intessuto una relazione tra il museo e la ricerca del linguaggio contemporaneo coinvolgendo Carlo Andreasi, Ludovico Bomben, Chris Gilmour, Stefano Graziani, Ondinea Pamici, Anna Pontel, Paolo Ravalico Scerri, Sergio Scabar, Manuela Sedmach, Mario Sillani Djerrahian, Antonio Sofianopulo, Michele Spanghero e Elisa Vladilo per le opere e gli interventi; Cooperativa Cassiopea, Massimo Gardone, Fabrizio Giraldi, Studiocinque per i progetti speciali.
Il filo conduttore della mostra è quello di far lavorare gli artisti in loco, ovvero di creare interventi ed opere ad hoc pensati appunto per gli spazi del museo, casa ottocentesca del Barone Revoltella, ampliato nel secondo '900 dal grandissimo Carlo Scarpa.

Cominciamo allora il nostro percorso dal vasto atrio del museo con un intervento di luce di Elisa Vladilo: le pareti dell'ingresso si coloreranno di giallo, arancio e rosa. Al piano terra si incontra il cannone di Chris Gilmour, un lavoro sul cartone classico degli imballaggi. Sempre al piano terra, sul tavolo della biblioteca del Barone, si eleva la montagna di carta pesta di Anna Pontel. Il percorso prosegue salendo al primo piano, dove Sergio Scabar, propone nello studio del Barone, alcune sue opere collocate sugli arredi originali; Ludovico Bomben ci mostra invece le sue Lacrime di vetro: una boccetta in vetro che contiene le sue vere lacrime. Si sale al secondo piano e nella sala da ballo abbiamo Michele Spanghero e la sua opera trasparente Geisttanz. L’architettura del salone non viene modificata visivamente, se non con l'inserimento di alcuni elementi simbolici, ma subisce una trasformazione acustica con i rumori rielaborati elettronicamente che provengono da vari punti del pavimento della sala.

Siamo al quarto piano, uno spazio che profuma di Ottocento in contrasto con l'ironia di Antonio Sofianopulo con la sua pittura quasi fiamminga e la poesia del video di Paolo Ravalico Scerri. Il quadro di Jean Geoffroy Les affamées offre lo spunto per l'intervento di Ondinea Pamici: una super-borsa della spesa eseguita con carta di allumino riempita di generi alimentari. Si sale ancora e si arriva al quinto piano, vicino alla terrazza panoramica possiamo trovare i fiori di Sarah Revoltella. Un'atmosfera delicata, leggera e trasparente nella quale si inseriscono anche le opere di Manuela Sedmach e l'intervento di Fabrizio Giraldi che con Cornici, espone a fianco di dipinti, di un secolo fa, immagini fotografiche di oggi tratte dai suoi recenti reportage in India.
Nella zona dell'open space sono ospitati tre interventi. Il primo di Studio5 con oggetti di alto artigianato ispirati al Museo stesso, e le produzioni di due fotografi: Stefano Graziani con le sue raffinate giustapposizioni di elementi naturali ed artificiali ad inscenare una narrazione fantastica e Carlo Andreasi, che affronta il tema del viaggio come stratificazione di esperienze e di immagini. Inserita, tra le opere della collezione, vi è l'opera di Sillani Djerrahian che cita, in una grande installazione, esplicitamente Rotko, il grande maestro di pittura del 900 e sempre all'ultimo piano troviamo Skylight, l'opera di Massimo Gardone.

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com

La rubrica ARS ATTACK di Barbara Codogno affronta argomenti d'arte contro corrente, proponendo una riflessione originale. Da sempre la Codogno insiste sul concetto di arte partecipata, di cultura accessibile e, come artista, si inserisce di fatto nella poetica della Social Art. Tutto il suo lavoro va inteso come il recupero antropologico della dimensione dell’arte e del sapere in seno alla partecipazione collettiva
27 settembre 2011

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