ENTE PARCO DELTA DEL PO Proseguono le discussioni sul futuro dell'ente. Mainardi favorevole alla chiusura. Crivellari pronto a rilanciarlo

Il futuro sta nelle mani della politica

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Si continua a discutere del futuro dell'Ente Parco Delta del Po. Il consigliere regionale Mainardi ribadisce la sua posizione di rivedere molti enti del Polesine compreso il Parco. Per Diego Crivellari tutto l'opposto, il rilancio del parco è l'unica soluzione



Ariano nel Polesine (Ro) – Chiudere il parco o rilanciarlo? È il quesito della politica, o meglio, i due punti di vista diametralmente opposti del centrodestra e del centrosinistra.
Una cosa è certa, se il parco fosse stato una grande Pro loco, in quattordici anni di vita avrebbe fatto molto di più. La politica è divisa, ma non è altro che la logica conseguenza di quanto è accaduto da oltre un decennio a questa parte, sino ad arrivare a considerarlo, da parte del centrodestra, un “ente inutile”.
Da una parte il consigliere regionale del Pdl Mauro Mainardi, tra l'altro coordinatore provinciale, parla di semplificazione, portando ad Adria, venerdì 7 ottobre alle ore 19 presso l'autodromo, il dibattito iniziato a Cortina D'Ampezzo.
“Sono convinto che la macchina amministrativa polesana debba essere snellita e resa più efficiente – spiega il consigliere regionale -. Mi riferisco di nuovo all’ente Provincia, all’Ente Parco del Delta e al consorzio per lo sviluppo del Polesine, tutti soggetti che devono essere profondamente riformati anche se prima di tutto è necessario un cambio di mentalità”.
L'ente parco, attualmente, è gestito da un presidente del Pdl, Geremia Gennari, con vicepresidenza alla Lega, il che dovrebbe dare forma agli obiettivi dello stesso Mainardi di riassettare l'ente, facendo adeguate proposte alla Regione Veneto.
Un Ente importante per proteggere un territorio delicato e unico, come sottolineato, invece, dal segretario del Pd provinciale Diego Crivellari.
“Un motivo in più per richiamare il parco alle sue ovvie responsabilità – spiega il segretario del Pd -, ma anche per riconfermarne il suo ruolo strategico per il futuro del territorio bassopolesano. Le scorciatoie demagogiche o le proposte di abolizione lanciate a mezzo stampa, come quelle di questi giorni, lasciano, in questo senso, il tempo che trovano”.
Il primo propone di riformare, snellire o forse abolire, il secondo di rilanciare. Sta di fatto che l'ente parco è essenziale ma fatica a decollare e i passi in avanti fatti sono stati pochi, basti pensare che l'anno scorso la priorità era il piano ambientale del Parco, mentre ora è un termine che si sente vagamente echeggiare dal passato.
Riformare o rilanciare, alla fine si dicono le stesse cose, ma senza una voluta comprensione reciproca e per questo, anche in caso di uno snellimento della macchina amministrativa, il vero problema del territorio rimane una politica che non sa pianificare il futuro di questa zona.
Lo dimostra la storia recente, lo dimostra un ente che ha passato oltre un decennio di vita senza avere ancora un'identità forte. Chi è stato chiamato a gestire in questi anni non ha saputo trovare il punto di accordo, arrivando oggi a considerarlo un ente inutile e visti i presupposti i problemi rimarranno sempre gli stessi, come coloro che pagano le conseguenze di questa inefficienza: la cittadinanza.
Forse nella riforma dell'ente si dovrebbe guardare meglio al parco emiliano romagnolo, magari renderlo un consorzio e dare maggior voce e potere decisionale a chi opera nel Delta del Po ogni giorno: gli operatori turistici.
Nicola Cappello
2 ottobre 2011

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