CULTURA ROVIGO Gabbris Ferrari allestisce una mostra personale, che in città manca da quarant'anni. Il Comune gli nega palazzo Roverella

Porta in faccia all'artista polesano

Palazzo Roverella
BANCA ADIGE PO 730X90

Dopo il mancato interesse per trattenere la Fiera delle parole, trasferita a Padova con tutti gli onori, il comune di Rovigo sbatte la porta in faccia anche al nostro artista Gabbris Ferrari (foto a lato) negandogli la sede espositiva di palazzo Roverella per la mostra personale che sta preparando da mesi. Eppure nel programma elettorale di Bruno Piva si riteneva fondamentale per la cultura a Rovigo "allineare il contemporaneo con il passato per storicizzare il '900". La mostra di Ferrari si focalizza sul patrimonio culturale polesano sulla seconda metà del '900. Qualcosa non torna


Rovigo - Nemo propheta in patria. Sembra stia per accadere proprio questo a Rovigo, perché la giunta comunale non promuove i propri artisti. E' ciò che sta accadendo con Gabbris Ferrari, artista rodigino di fama nazionale.
Da mesi sta lavorando ad una propria mostra. Si tratta di una personale di proprie opere sia teatrali che pittoriche, alcune anche di grandi dimensioni tra cui qualcuna inedita, che avrebbe voluto collocare a palazzo Roverella, dato che in città non esiste uno spazio espositivo tanto capiente quanto il palazzo storico di piazza Vittorio Emanuele II.
Invece il Comune gliel'ha negato. Eppure si sta parlando di Gabbris Ferrari, un maestro che ha firmato importanti allestimenti teatrali sia in Italia che all'estero. Oltre ad essere riconosciuto come pittore, è regista e scenografo, nonché docente all'Accademia di belle arti di Urbino, Venezia e Spoleto.
A Rovigo una sua mostra manca da 40 anni. Quest'anno si è presentata l'occasione di interrompere la sua "assenza espositiva" e il Comune cosa fa? Gli nega lo spazio richiesto.

Eppure il programma elettorale di Piva parlava chiaro: "La grande questione aperta sulla cultura a Rovigo e in Polesine è il superamento della "Sindrome alluvionale".  L’alluvione e l’esodo successivo verso il Nord-Ovest, soprattutto, ha creato una frattura con la cultura precedente, ponendosi nell’immaginario collettivo, come evento generatore della cultura polesana tout court. Proiezione pubblica di questa sindrome alluvionale è che la redenzione viene sempre da fuori. Ma non è così. Il Polesine e Rovigo come capoluogo possono avere un futuro riallineandosi con il proprio passato. Detto in altri termini il tema fondante della cultura a Rovigo è rimettere in asse la cultura contemporanea con quella pre-1951 in modo da ripensare se stessi come paritetici con altri territori e non come "sottosviluppati" quindi di “serie B”. Allineare il contemporaneo con il passato significa concretamente storicizzare il '900".
La personale di Gabbris Ferrari si inserisce in un contesto di valorizzazione del patrimonio culturale polesano della seconda metà del '900. Sembra quasi che un Piva pre-elettorale gliel'abbia commissionata.

Alle spalle del Comune, il "niet" è arrivato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in odore di convenzione con l'amministrazione comunale per gestire palazzo Roverella nei prossimi 15 anni.
Lo statuto della Fondazione Cariparo, infatti, prevede che al Roverella vengano realizzate mostre solo di artisti non viventi. Un fatto più unico che raro in Italia che fa di Rovigo un caso. Tutto questo avviene senza che la Fondazione Cariparo abbia ancora sottoscritto la convenzione che le consente la gestione del Roverella (la bozza del documento è all'esame della fondazione bancaria in questi giorni e dovrebbe partire dal 1° gennaio 2012).

L'artista, nel frattempo, ha avviato la richiesta di altri spazi espositivi in città: la mostra verrà divisa e dislocata in più luoghi (si parla della Pescheria Nuova e del Museo dei Grandi Fiumi). A tal proposito, Adriano Buoso, presidente della fondazione Banca del Monte, promotrice dell'esposizione, commenta: "A Rovigo manca un coordinamento delle iniziative culturali in grado di fare programmazione".

Il programma di Piva aggiungeva: "Bisogna togliersi di dosso "il fango dell’alluvione" che è stato rinnovato quotidianamente per essere esibito come alibi dell'incapacità di una classe dirigente obsoleta".
Una domanda sorge spontanea: chi, se non il Comune guidato dallo stesso Piva, ha il compito di "sfangare" la città dalla "Sindrome alluvionale"?
4 ottobre 2011

Correlati:

Caaf Cigl mordest 730x90