
Rovigo - Nonostante le solite e note polemiche, anche quest’anno il teatro Sociale ce la fa e riapre le porte del foyer, per una "Madama Butterfly" che si preannuncia davvero interessante.
Prima di iniziare la rappresentazione del dramma per una folla di giovani studenti, il regista Fabio Ceresa concede a Rovigooggi.it una breve intervista.
Questo giovane è un intraprendente che brilla nel firmamento dei talenti italiani, opera in particolare alla Scala di Milano, per la quale firma regie d’opera e non solo.
Come avete lavorato per realizzare questo allestimento?
"Il lavoro – risponde Ceresa – è ormai piuttosto rodato e agile. Le scarse risorse ci hanno costretto a realizzare tutto scarnificando il più possibile per ottenere l’essenza. La formula è risultata subito vincente perché l’allestimento si adatta a qualsiasi spazio e a qualsiasi condizione. L’ottimo risultato è funzionale e semplice, scaturito da menti giovani e fresche quali quelle di Giada Biendi, scenografa, e Massimo Carlotto, costumista, una netta riscossa dei giovani contro la crisi".
Come hai lavorato con i cantanti dal punto di vista attoriale?
"Ecco, io insisto molto con i cantanti su questo punto, di certo i tempi stretti non mi permettono di lavorare come vorrei, ma è comunque emerso un risultato interessante.
L’idea è innanzitutto quella di differenziare, nella gestualità e nella postura del corpo, l’occidente dall’oriente continuamente. Per esempio ad un certo punto Butterfly invita uno dei personaggi a sedersi, ma questo però, non vedendo sedie intorno a lui, non sa dove accomodarsi, poi capisce che il pavimento è l’ovvia conclusione.
Un altro esempio lampante ed estremamente simbolico anche a livello drammaturgico è la scena nella quale Kate Pinkerton rompe, con goffaggine e leggerezza, la tazza di Butterfly, un oggetto ricco di senso e sacro.
Infine nel primo atto l’intenzione è naturalistica, mentre dal terzo, l’espressione si fa immobile, gelida come le Katane del destino".
E la scenografia?
"C’è in scena un portone ed una pedana legata ad una piccola casetta circondata da bamboo, tantissimi sono gli accessi alla casa e alla pedana. Ma, mano a mano che il dramma vola verso l’epilogo, la scenografia lentamente si sfalda. E’ nell’attesa l’essenza della lotta interiore di Madama Butterfly, una attesa che marcisce lentamente qualsiasi cosa e qualsiasi emozione".
Questo allestimento è il frutto di una coproduzione che ha visto impegnati il teatro Sociale di Rovigo, Teatri e Umanesimo latino spa e la partecipazione di Bellussi Valdobbiadene.
Allora non resta altro da fare che accomodarsi e gustare nel senso più profondo possibile questo lavoro senza tempo del maestro Puccini.
Camilla Ferrari

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