
L'assessore ai Lavori pubblici di Rovigo Aniello Piscopo (foto a lato) ha annunciato che l'ex chiesa di San Michele diventerà un centro per studenti universitari, con tanto di alloggi per i fuori sede. L'amministrazione cambia quindi la destinazione d'uso del complesso situato in corso del Popolo, in pieno centro storico. Per il recupero della struttura, la precedente amministrazione aveva realizzato un progetto vincitore di un bando del Ministero dell'Interno: doveva diventare un centro di prima accoglienza per immigrati e per donne vittime di maltrattamenti
Rovigo - Nuova amministrazione, nuova destinazione per l'ex chiesa di San Michele in centro città. Il complesso diventerà un centro per studenti, secondo il progetto della giunta di Bruno Piva, annunciato dall'assessore ai Lavori pubblici Aniello Piscopo.
L'amministrazione mette così da parte il progetto di recupero presentato due anni fa da Giovanna Pineda, ex assessore di Federazione della sinistra nella giunta Merchiori, per un centro di prima accoglienza per immigrati e donne vittime di maltrattamenti. Si chiamava "Progetto migrantes" e, nel 2006, aveva vinto un bando di finanziamento del Ministero dell'Interno (leggi articolo).
"Realizzeremo un centro culturale - spiega Piscopo -, una sorta di centro studi per gli universitari, con qualche alloggio per i fuori sede vincitori di borse di studio. Cambiamo la destinazione d'uso con l'obiettivo di garantire il diritto allo studio".
Fuori gli immigrati e le donne vittime di violenze, dentro gli studenti, quindi, con il rischio di perdere i 290 mila euro del Ministero. Su questo l'assessore rassicura: "Cambiamo la destinazione d'uso ma manteniamo l'obiettivo di un centro culturale, potremmo anche non perdere nulla".
Ad onor del vero, il centrodestra non aveva mai digerito il progetto di creare una struttura per immigrati e donne maltrattate nel complesso del San Michele. Tant'è che lo scorso febbraio, La Destra aveva promosso una raccolta firme per fermarlo (leggi articolo). Alle voci contrarie dei politici, si erano aggiunte quelle dei genitori e degli insegnanti degli alunni dell'istituto Roccati, scuola adiacente la struttura in questione. Erano preoccupati per i ragazzi, trovavano inopportuno che un centro di accoglienza fosse realizzato in pieno centro storico e vicino ad una scuola. Ne avevano fatto una vera e propria questione di ordine pubblico.
L'obiettivo del progetto Migrantes era quello di creare una struttura dedicata alla prima accoglienza di persone disagiate. La riqualificazione prevedeva la realizzazione di un centro servizi per le associazioni e i cittadini, una decina di stanze per l’accoglienza delle persone in difficoltà, nonché uno sportello informaimmigrati ed altri servizi, come il centro antiviolenza che oggi si trova in un ufficio fatiscente in via Donatoni.
Pineda esprime molte perplessità sulla possibilità che il Comune, cambiando la destinazione d'uso, riesca ad ottenere ugualmente i finanziamenti ministeriali, "ma se Piscopo - commenta - ha dei santi in Paradiso, tanto di cappello per il suo operato". La sua preoccupazione, inoltre, va ai servizi per le donne. "Che fine farà la casa di accoglienza e il centro antiviolenza?" si chiede. "Ad oggi - prosegue -, l'amministrazione non ha strutture proprie in cui realizzarli. Si appoggia a strutture private con cui ha delle convenzioni".
Piscopo dirotta la questione ai servizi sociali: "I servizi restano attivi ma verranno gestiti internamente".
Elisa Barion

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