
La mozione di sfiducia a Paolo Avezzù, presidente del consiglio comunale di Rovigo, da parte dell'opposizione non va sottovalutata. L'opposizione è compatta per 13 sì, non sono interessati a far mancare il loro appoggio ad Avezzù i cinque leghisti, né i due consiglieri della lista Piva. La partita si gioca in casa Pdl, nel suo partito dove Avezzù conta vecchi e nuovi amici. E basta anche l'astensione in certi casi per far sì che le cose accadano senza sensi di colpa. Nella prossima convocazione del 27 novembre ci sarà la presentazione della mozione senza discussione, poi nel consiglio comunale successivo si terrà il voto, rigorosamente segreto
Rovigo - Potrebbe essere un panettone amaro quello che Paolo Avezzù mangerà a Natale. La mozione di sfiducia dell'opposizione nei suoi confronti è stata protocollata dagli uffici comunali giovedì 20 ottobre (leggi articolo).
Se otterrà un numero sufficiente di voti favorevoli in aula, potrebbe segnare la fine del mandato di Avezzù come presidente del consiglio di palazzo Nodari.
Si parte da 13 firme che equivalgono, salvo ripensamenti, ai tredici voti dei consiglieri dell'opposizione che l'hanno presentata, ovvero: Giovanni Nalin di Sel-Idv, Michela Furin e Barbara Businaro del Movimento 5 stelle, Matteo Masin di Sinistra e frazioni, Nello Chendi, Nadia Romeo, Franco Ruzzante, Vanni Borsetto, Angelo Montagnolo, Federico Frigato, Armido Osti, Andrea Borgato del Pd, e Silvia Menon della civica Frigato sindaco.
A questo punto la guerra si combatte in casa, anche perché 13 voti non sono sufficienti a far passare la sfiducia. Ne servono almeno 17. Nell'ultima cena chi sarà il Giuda? Il presidente del consiglio non lo saprà mai: il voto sarà segreto ma la coscienza del pidiellino franco tiratore si potrebbe salvare astenendosi. I probabili candidati a votare o ad astenersi potrebbero essere proprio i suoi più fedeli alleati di mille battaglie, basterebbe anche la semplice assenza giustificata in aula il giorno del voto.
Nel frattempo, tra i consiglieri del Pdl nessuno si sbilancia. Aspettano la chiamata del partito per decidere una linea comune a cui attenersi il giorno del voto. E’ così per Stefano Bellinazzi ed Ezio Conchi, ad esempio. Bellinazzi commenta: “Che sia la volta buona che il Pdl ci convoca per confrontarci? Io mi comporterò in base a quanto viene deciso”. E se i confronto non ci sarà? “Voterò secondo coscienza” risponde. D’altro canto Conchi ribatte: “Perché non dovrebbe esserci il confronto? Sarebbe opportuno”, e rimanda ulteriori commenti a quando il testo della mozione sarà consegnata ai consiglieri.
Di poche parole anche Nicola Settini, che si limita ad una affermazione che è tutta un programma: “La fiducia e la sfiducia si conquistano con il tempo”.
Certo che è proprio strano il destino. Ironia della sorte Paolo Avezzù è preso tra due fuochi: a questo punto non sa più se erano meglio gli "ex amici" o gli attuali compagni di partito.
Prima di Natale ne sapremo di più.

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