ECONOMIA ROVIGO Il settore calzaturiero polesano è a rischio di estinzione, entro i prossimi tre anni il 40% delle aziende è destinato a chiudere anche se i margini per poterlo evitare ci sono

Il distretto della scarpa col fiato sul collo

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La contrazione mondiale nel settore calzaturiero metterà a dura prove le aziende nazionali ma soprattutto quelle locali. Anche se il futuro non è roseo ci sono i margini per poter superare la crisi, il professore Enrico Finzi ne è certo



Rovigo - Il settore calzaturiero nazionale è nel bel mezzo di una crisi epocale, lancia l’allarme il professor Enrico Finzi, ricercatore per Astra ricerche di Milano, alla presentazione dei diversi incontri che sosterrà nel territorio con le rispettive associazioni di categorie. 

Le tendenze del mercato mondiale nel ramo calzaturiero vedranno una contrazione mondiale media del 3%, quello euro-atlantico del 5%, mentre quello italiano del 6%, quindi per gli imprenditori e gli artigiani di questo settore i prossimi due anni saranno i più ‘tragici’. Questo fenomeno è dettato dal sostanziale calo della richiesta che va in contrapposizione con l’aumento demografico mondiale, e dall’aumento del costo delle materie prime. 

Il settore calzaturiero è inflazionato dai prodotti cinesi che sbilanciano il mercato a loro favore per il prezzo. I prodotti made in Italy avranno un crollo di profitto per i produttori del 18%, una stangata che porterà alla chiusura di circa il 40% delle aziende. Ma prima di arrivare all'irreparabile ci sono alcuni accorgimenti che le aziende, ma in particolar modo le associazioni di categoria, potrebbero adottare mettendosi in rete. 

Per Enrico Finzi il Polesine ha le caratteristiche per poter sopravvivere, ma prima deve debellare i maggiori difetti che ha. “Le aziende non si fanno promozione, non vanno alle fiere e i mercati di nicchia, a cui devono assolutamente puntare, non li conosceranno mai - afferma il professore - La mancanza di marketing nelle aziende è molto diffuso nel territorio, e ciò non agevola nuovi rapporti commerciali. Infine molte aziende abbandonano troppo presto la propria produzione avventurandosi in prodotti di più difficile gestione”. Ma il ‘modello polesano’ ha i suoi punti di forza: la flessibilità della linea di produzione, la giovane età degli imprenditori e la qualità medio alta della produzione. “Il mercato con la sua contrazione porterà a ridurre le spese per i prodotti di alta fascia - spiega Enrico Finzi - la produzione polesana si colloca tra le più favorite nel poter rispondere meglio alle richieste del mercato. Ma per arrivare a questo bisogna sviluppare una rete di imprese che si agevolino assieme, ad esempio nell’acquisto delle materie prime, o nella distribuzione o nell’export. Facendo così i costi si ridurranno e le aziende potranno sopravvivere”.

Nuovi investimenti, maggiore presenza alle fiere specializzate, massimizzare i costi di produzione creando sinergia tra le aziende, sfruttare qualsiasi via di comunicazione come il web sono azioni immediate che gli imprenditori e le associazioni di categoria devono fare, se ciò non dovesse accadere per il professore Finzi il futuro è segnato. 

26 ottobre 2011

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