SEX AND THE COUNTRY Barbara dimentica. I vecchi compagni di classe, le conoscenze da bambina, i vecchi amori riaffiorano da facebook ma non li ricorda. E' una malattia?

Il bello e il brutto dell'essere smemorati

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Facebook è stato come un boomerang nella vita di Barbara. Il passato riaffiora e lei non lo ricorda, né facce né nomi le fanno ritornare la memoria. La lista delle persone che non riconosce è lunghissima. Pensa che tutto ciò sia a causa del suo perenne vivere nel mondo dell'immaginazione, ma teme non sia la vera motivazione. Per cui chiede a tutti i lettori di RovigoOggi.it se qualcuno sa come si chiama questa patologia


Lo so che è patologica questa mia totale perdita di memoria. Lo so, eppure non riesco a guarirne. E ci faccio anche delle figuracce clamorose. Un po' è colpa anche di facebook. Prima, tutto sommato, riuscivo ad occultare questa mia malattia... ora è evidente, schiacciante, incontrovertibile. Non ricordo. Non ricordo le persone che hanno fatto parte della mia vita. A scuola, ad esempio. Ho frequentato l'asilo, la scuola elementare, le medie, le superiori e l'Università. Eppure le persone, i nomi che ricordo mi stanno appena sulle dita delle mani. Ricordo anche dei volti e dei nomi, ma non so dare loro una storia, non so dare loro un nome e un cognome. Tutte le persone che hanno fatto parte della mia vita si sono perdute. A volte mi capita di incontrare uno di questi volti per strada. E allora tremo: riconosco la faccia ma non so di chi sia. Che fare? Di solito abbasso lo sguardo e tiro dritto. A volte invece mi sforzo, mi costringo ad alzare la mano e a sorridere. Il più delle volte la persona mi rivolge uno sguardo interrogativo perché mi sono sbagliata, io quella persona in realtà non la conosco. Forse mi ricordava qualcuno, sì, ma chi?

Una volta su facebook sono stata anche cattiva. Una cara ragazza che con me ha condiviso alcuni anni delle superiori mi ha contattata e poi mi ha chiesto di organizzare la fatidica cena di classe, quella in cui ci si trova tutti già grandi e si mettono sul piatto le rispettive esperienze da adulti. A me è venuto il pelo dritto neanche fossi un gatto che si trova davanti il cane più brutto e cattivo del mondo. E ho risposto con spocchia che io facebook lo uso solo per le cose “checurochescrivocheorganizzo” e che non ci metto nulla di personale, anzi, rifuggo da quest'uso ignobile del mezzo. Fondamentalmente me la sono fatta sotto, ma l'ho capito solo adesso.

Mi spiego. Il passato poteva tornare sotto le spoglie della compagna di classe. Sì, ma quale? E così è cominciata la mia ricerca - nebulosa e annebbiata - delle persone che avevo conosciuto nella vita e che avevo poi dimenticato. La lista è lunghissima, tanto più che io queste persone non le ricordo nemmeno. Capita che qualcuna mi scriva. Di solito non rispondo. Mi limito a guardare le foto che pubblica sul profilo e mi si riempie il cuore di un malessere indefinibile. Come dicevo, mi capita di ricordarmi un volto, un nome. E di provare a rintracciare quel volto e quel nome tra le foto degli amici degli amici. Mi capita di vedere le persone come sono ora, quelle che hanno fatto parte di un periodo della mia vita che forse è definitivamente chiuso e che io non ho più voluto né saputo guarire. Quando vedo una certa faccia e ci scorgo un velo di tristezza oppure i segni del tempo che è trascorso allora mi sento triste, come di fronte ad una promessa disattesa oppure distante, come se io fossi stata in qualche modo graziata e per una sorta di rituale scaramantico volessi addirittura evitare il contagio con un passato di uomini e donne che sono rimasti solo quelli che erano.

Io sono cambiata. Ma il mio cambiamento è stato così radicale da permettere che si perdesse tutto di me di allora? Non credo sia questa la risposta giusta. Onesta, per meglio dire. Io lo so che ho tagliato i ponti con il passato, con le mie radici, con i miei vecchi amori. Con la mia vecchia storia. Ricordo meglio le vie di un paesino sperduto in India del Nord che le strade del paese che mi ha visto bambina. C'è stato del risentimento, è vero. Per una infanzia difficile, per una adolescenza durissima in cui era arduo farsi amare, capire e accettare. La mia diversità era vista di cattivo occhio persino da me stessa, perché non riuscivo ad integrarmi nemmeno fingendo, sforzandomi. Non ho mai saputo giocare con i bambini della mia età, allo stesso tempo ero fuori dal tempo anche da adolescente: le ragazze si vestivano, si truccavano, amoreggiavano, io ero impedita, fuori luogo, sempre in anticipo e sempre in ritardo.

E così sono passati gli anni e si sono avvicendate storie e persone. Si potrebbe pensare che oggi io possa aver ricostruito una rete di affetti, amicizie, contatti. Un po' è vero, ma non del tutto. Ho pochissime selezionatissime fidatissime amiche, poi varie conoscenze, molti contatti sì ma in ambito artistico o professionale. Il mio mondo è rimasto privato e ancora oggi mi capitano conversazioni vuote e oziose in cui le persone ti chiedono solo e incessantemente: per caso conosci quella? e quell'altro? e questa l'hai mai sentita nominare? e l'amica di... e l'amico di... Situazioni nelle quali io di solito comincio a dar di matto mostrando grande disagio e sofferenza. Perché non ricordo. Posso anche aver visto, parlato, intervistato... ma poi mi dimentico. Dimentico tutto e tutti. E' patologico. Se mi chiedessero quali uomini hanno fatto parte della mia vita sinceramente non saprei rispondere.

La memoria, io credo, sia fortemente ancorata alla realtà. E forse è questo il mio problema. Cioè, io ho sempre vissuto in mondi paralleli, nei sogni, nell'immaginazione. E' stata da sempre la mia via di fuga dalla realtà, dal presente. E se mi chiedessero dei miei amori saprei però inventarne di mirabolanti, così come di solito condisco patologicamente tutte le mie avventure del magico ingrediente della fantasia. Non che dica bugie, no, è solo che apro la bocca e quella che per gli altri è la realtà si trasforma; diventa la mia realtà: ovvero una realtà ricostruita, un po' incipriata. Potremo chiamarla l'arte del maquillage esistenziale, insomma per me nella vita c'è sempre bisogno di chiudersi nel bagno per rifarsi il trucco.
Se voi sapete come si chiama questa malattia, scrivetelo.
Se siete una mia vecchia compagna di classe, perdonatemi, sono davvero nata così.

 

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com

 

30 ottobre 2011

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